Non solo Olimpiadi: gli italiani hanno sempre più voglia di eventi dal vivo

I numeri degli spettacoli live crescono esponenzialmente da anni. A Milano i palazzetti per la musica saranno almeno tre, ma al Sud mancano strutture ovunque
February 6, 2026
Non solo Olimpiadi: gli italiani hanno sempre più voglia di eventi dal vivo
Un concerto all'interno del Forum di Assago, Milano / ANSA
Le Olimpiadi sono al nastro di partenza ma, a Milano, c’è chi pensa già al dopo-Giochi e al futuro delle strutture fresche di inaugurazione. L’Arena Santa Giulia, che al momento ospita le partite di hockey su ghiaccio, sarà convertita in un palazzetto per la musica in grado di ospitare fino a 16mila persone: Ligabue, il prossimo 6 maggio, aprirà ufficialmente la stagione dei concerti in quello che prenderà il nome di “Unipol Dome”. E lo stesso destino avrà in sorte lo Speed skating stadium nel vicino comune di Rho che, al termine delle Olimpiadi, sarà riconvertito nel “Live Dome”, la più grande struttura coperta europea per ospitare eventi sportivi e musicali, con una capienza massima di 45mila posti. La sola Milano, dunque, dal 2027 avrà a disposizione tre palazzetti per la musica dal vivo. Ai due ora impiegati nelle Olimpiadi si aggiunge l’Unipol Forum di Assago, che negli scorsi giorni è stato acquistato da Live Nation, la più grande società al mondo nel settore degli spettacoli dal vivo che, per la prima volta, ha deciso di comprare una struttura italiana. Il motivo? Il mercato degli eventi live è in costante crescita da anni e i soldi, nella musica, si fanno sempre più con i concerti.

Solo il futuro Live Dome, operativo dal 2027, dalle prime stime pare in grado di generare un indotto pari a quasi 900 milioni di euro all’anno, a fronte di un investimento iniziale da 25 milioni e una spesa di riconversione da 12 milioni. Anche Live Nation, che assieme al Forum ha acquistato lo spazio per concerti “Carroponte” di Sesto San Giovanni (Milano), prevede nuove entrate dal suo ingresso nel mercato degli eventi live. «È chiaro che la musica dal vivo è ormai la migliore fonte di introiti per ogni artista – commenta ad Avvenire Roberto De Luca, presidente di Live Nation Italia –. Ma i concerti dal vivo permettono anche di promuovere l’intero progetto dell’artista. La crescita è grandissima da anni, ma dal post-Covid è esponenziale. La gente ha voglia di cantare e ballare». Live Nation ha sede negli Stati Uniti e controlla la più grande piattaforma di vendita di biglietti online al mondo (Ticketmaster), ma da molti anni lavora in Italia, dove ha ottenuto la gestione trentennale dell’Inalpi arena di Torino e di alcuni dei principali festival musicali. Di fatto, è una delle due società che controlla la maggior parte del mercato degli spettacoli dal vivo nel nostro Paese. Dal loro punto di vista, un futuro in cui tutte le città italiane avranno a disposizione tre o quattro palazzetti è auspicabile, oltre che prevedibile: «Le più importanti città europee hanno più di un palazzetto per la musica dal vivo – spiega De Luca –. Penso a Parigi, Monaco, Berlino, Rotterdam, Barcellona e Londra. In Italia abbiamo diversi artisti locali in grado di “riempirli” e il pubblico è sempre più interessato».
I numeri confermano la tendenza. Secondo l’ultimo annuario statistico dello spettacolo di Siae, nel 2024 la musica dal vivo ha confermato una crescita ormai costante da anni: gli spettacoli sono in aumento (65.515, il 6% in più rispetto al 2023) e lo stesso vale per gli spettatori (circa 29milioni, +3% sul 2023). Non solo. Ad aumentare è anche la spesa generata: quasi un miliardo di euro nel 2024, con un incremento dell’1,4% sull’anno precedente. Insomma, gli italiani hanno voglia di concerti. Ma, per il momento, riescono a soddisfarla a due velocità diverse: quella, ricca di offerta, del Nord e quella, in ritardo e senza strutture, del Sud.

«Nel mercato sappiamo che la quota discografica è marginale – ribadisce Carlo Parodi, presidente di Assomusica –. Il vero business si fa nei concerti». Eppure in Italia, secondo l’associazione di categoria, la crescita di pubblico non farà fiorire palazzetti ovunque. «Abbiamo ancora pochissimi luoghi dedicati alla musica – continua Parodi –. Nell’Italia che va da Roma in giù queste strutture sono ovunque carenti. Se escludiamo la Capitale, poi, nasce anche un problema di numeri: i palazzetti del Meridione si contano sulle dita di una mano». Il motivo ha a che fare anche con gli investitori, pochi e privati. «Di fatto sono due multinazionali, con sede negli Stati Uniti e in Germania, a permettersi investimenti così grandi in Italia – spiega Parodi –. Sarebbe interessante un intervento di tipo pubblico per creare in ogni zona del Paese strutture in grado di ospitare concerti». Una soluzione, secondo Assomusica, passa anche dalla promozione dei piccoli eventi: sale da ballo e live club, con capienze fino a mille persone, che sfruttino l’entusiasmo del pubblico «per formare nuovi artisti e maestranze che seguano i gruppi come un ecosistema». «Gli italiani hanno tutti voglia di eventi dal vivo – conclude il presidente di Assomusica – ma se parliamo di strutture, dal piccolo concerto in piazza al grande tour nei palazzetti, siamo ancora molto indietro rispetto all’Europa».
 

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