Come la Finlandia si sta addestrando ad usare mine antiuomo al confine con la Russia

Per rimuovere i piccoli ordigni saranno necessari tra i 300 e 1000 dollari per miniera, avverte la Nato. Che spiega come anche sul piano militare nella guerra in Ucraina non sempre abbiamo giocato a favore di chi le ha disseminate
February 6, 2026
Anche l’Europa torna non solo ad armarsi, ma ad addestrarsi lungo i confini con la Russia, facendo riemergere lo spettro delle mine antiuomo. Ordigni che dalla Seconda guerra mondiale ad oggi non hanno smesso di mietere vittime (per lo più civili e per lo più donne e bambini), anche a distanza di tempo dal loro posizionamento sui campi di battaglia. Per questo e vista la difficoltà di bonifica delle aree interessate, i grandi della Terra si erano riuniti in un impegno comune, dal quale però da subito si sono tirati fuori Cina, Rusia, India, Pakistan, Repubblica di Corea e Stati Uniti, per la distruzione degli stock detenuti negli arsenali, bonifica dei territori e assistenza alle vittime. Ma anche per vietarne la produzione, la vendita e la distribuzione. Un impegno da cui la Finlandia si tira indietro, non solo chiamandosi fuori dalla Convezione internazionale contro le mine antiuomo, ma iniziando ad addestrare i propri soldati lungo la linea di confine con i vicini russi. Cosa che, ancora, non era accaduta negli altri Paesi baltici – Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia – che dopo la guerra in Ucraina avevano avviato una procedura di recesso dalla Convenzione. E non solo. Dopo quasi un mese dal momento in cui il Paese si è svincolato dagli obblighi in materia, non sembra indugiare davanti alla possibilità di riprendere la produzione delle mine, in un continente in cui, almeno su questo fronte, sembrano essere poche le fonti di approvvigionamento.
«Stiamo valutando il modo più efficace di utilizzarle – spiega il tenente Joona Ratto, che addestra i coscritti del servizio militare obbligatorio, in servizio nella brigata della regione di Kainuu, responsabile della difesa di 700 dei 1.340 chilometri di confine con la Russia –. Possiamo usarle per fermare il nemico oppure per allertare le nostre truppe nelle posizioni difensive». Un ruolo, quello degli ordigni, di cui si riacquista consapevolezza anche a seguito dei combattimenti in Ucraina: «Ci hanno mostrato che le mine, pur essendo armi antiche, restano efficaci e svolgono un ruolo importante sul campo di battaglia», afferma il colonnello Riku Mikkonen, ispettore del genio finlandese. Per ora nelle zone di confine sono quelle anticarro da addestramento ad essere posizionate di nuovo nel terreno ghiacciato, dato che al momento sembra che l'esercito finlandese non disponga di mine antiuomo operative e faccia fatica a reperirne: «I potenziali venditori nel mondo sono pochi», afferma Mikkonen, facendo riferimento ai 162 Stati che aderiscono ancora alla Convenzione di Ottawa. «Produrle in Finlandia», quindi, garantirebbe «la disponibilità in tempo di guerra», continua, sottolineando la volontà di farsi trovare pronti, almeno sei mesi prima dell’inizio delle ostilità con la creazione di campi minati lungo il confine. Quanti ordigni saranno necessari? «Prima del trattato avevamo un milione di mine antiuomo in stock: è una buona quantità, ma vedremo», risponde Mikkonen.
D’altro canto, persino la Nato avverte che rimuovere questi ordigni in sicurezza «è un processo pericoloso, dispendioso in termini di tempo e costoso (stimato tra 300 e 1000 dollari per miniera)», si legge in una nota. Un problema che già in Ucraina non sempre ha giocato a favore di chi l’ha resa uno dei Paesi più carichi di mine al mondo, con undici delle sue ventisette regioni disseminate di ordigni. I piccoli armenti, infatti, si legge ancora, «hanno gravemente ostacolato i tentativi delle truppe ucraine di riconquistare i territori conquistati, causando perdite, ritardando le offensive di terra e danneggiando veicoli corazzati. Di conseguenza, l'esercito ucraino è stato costretto a intraprendere sforzi complessi e dispendiosi in termini di tempo per bonificare mine e creare percorsi sicuri sia per civili che per le operazioni militari». Senza contare quanto in tempo di pace questo rallenti il riappropriarsi dei territori da parte della popolazione per costruire di nuovo abitazioni, scuole, ospedali e infrastrutture civili.

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