La poetessa Yakimchuk: «Così gli ucraini resistono nel mio Donbass occupato»

di Daniele Zappalà, Parigi
«La gente ostacola gli occupanti come può. C'è chi core grossi rischi per distruggere i nuovi simboli sovietico come la stella rossa o per chiedere lezioni di ucraino nelle scuole
February 6, 2026
La poetessa Yakimchuk: «Così gli ucraini resistono nel mio Donbass occupato»
La poetessa Lyuba Yakimchuk/ ALAMY
«Nel mio Donbass, continua il rullo compressore della propaganda sotto l’occupazione, a ogni livello. Ma so pure di tanti coraggiosi che non si rassegnano alla russificazione e resistono in infinite forme. Rispetto a Mosca, abbiamo deciso di batterci, perché ci sentiamo parte dell’Europa. Ecco perché chiedo a tutti gli europei di sostenere l’Ucraina, perché ci stiamo battendo anche per l’Europa e perché il sostegno non è sufficiente. Troppa gente continua a morire ogni giorno, anche lontano dal fronte. Abbiamo così tanto in comune con il resto d’Europa, persino il gusto per vini come il marsala». A dircelo e a ripetercelo, con vigore e un leggero sorriso un po’ amaro, è la nota poetessa e drammaturga Lyuba Yakimchuk, che vive ormai a Kiev, ma continuando pure a viaggiare regolarmente per testimoniare sulla spaventosa morsa della guerra. Grazie ai suoi testi tradotti in molte lingue, Yakimchuk ha ottenuto grande visibilità internazionale, divenendo fra l’altro nell’aprile 2022 la prima scrittrice di sempre a interpretare una poesia durante la cerimonia dei Grammy Awards, a Las Vegas. «Mi sconvolse quando ricevetti il primo messaggio di un ufficiale al fronte, la cui moglie era stata uccisa durante l’assedio di Mariupol. Mi ringraziò sentitamente dopo aver letto le mie poesie», ci racconta a Parigi, dov’è di passaggio nel quadro di una nuova tournée europea di conferenze da poetessa militante.
La sua regione d’origine, il Donbass in gran parte occupato, resta un teatro di guerra. Quali eco ha del vissuto di chi rimane?
Si sta vivendo lì da anni anche una sorta di guerra silenziosa. Tutti subiscono pressioni. Ma fin dal 2014, mi ha colpito la capacità della gente locale di resistere, correndo ad esempio grandi rischi per distruggere dei simboli sovietici, come la stella rossa, nuovamente installati. Resto in contatto con varie persone e continuo a ricevere tante storie. La gente cerca come può di ostacolare gli occupanti, i quali infatti non nutrono fiducia verso i locali. Quasi quotidianamente, posso consultare resoconti di tribunali russi in cui si parla della scoperta di cosiddette spie, perché la gente locale cerca di aiutare l’esercito ucraino. Si tratta anche di attivisti simili ad esempio al giornalista Stanislav Asseyev, che ha pagato il suo impegno con l’isolamento in prigione e le torture, prima di essere liberato nel 2019.
Riceve notizie pure sulla situazione nelle scuole?
Lì, la tensione è permanente, con forti pressioni continue verso gli studenti che si mostrano riluttanti alla propaganda russa. Certi genitori hanno scritto petizioni per chiedere che almeno le scuole possano respirare un po’ rispetto alla militarizzazione, lasciando che i ragazzi possano avere ad esempio lezioni d’ucraino. C’è chi si organizza segretamente con corsi di ucraino in rete. Per via di questa situazione, correndo grandi rischi, tanti bambini e ragazzi anche di soli 8 anni provano ad attraversare la frontiera bielorussa per fuggire e tentare poi di raggiungere l’Ucraina libera, dove riprendere a studiare. Sono solo ragazzi che vogliono un futuro. Fra le altre forme di pressione, ci sono pure le nuove leggi russe omofobe.
Lei è una scrittrice. Fino a che punto la repressione continua a riguardare pure i libri?
Una delle forme di resistenza non violenta riguarda proprio il tentativo di continuare a condividere libri ucraini, compresi quelli di letteratura contemporanea. In passato, dopo l’invasione del 2014, so di persone che attraversavano la linea del fronte per poter ritirare dei libri ordinati per posta. Ho ricevuto tante testimonianze di questo genere da parte di miei lettori, anche in Crimea. Nella mia regione d’origine, vengono distrutti pure dei monumenti, soprattutto quelli nelle strade principali che sono divenuti nel tempo dei punti di ritrovo delle proteste pro-ucraine.
Una delle sue poesie più note, proprio quella che ha recitato in America alla serata dei Grammy, è una ‘rivisitazione’ del Padre Nostro. Che posto ha la fede fra chi resiste all’invasione?
Per molti, è essenziale, è uno scudo interiore per resistere. Ho scritto questa poesia nel 2014, al momento della prima aggressione russa, quando la mia città venne occupata e i miei genitori si ritrovarono nella morsa russa. Fu una fase molto dura e cercavo a tutti i costi parole per parlare di quanto stava accadendo. Personalmente, non sono affatto religiosa, ma mia nonna mi insegnò a pregare e non ho mai dimenticato tutte quelle preghiere. Così, quando non riesco a dormire o mi trovo in situazioni difficili, cerco ogni volta pace sussurrando quelle parole. Mi aiuta molto. Scrissi questa poesia proprio durante una notte insonne. Cominciai a pregare, ma modificando alcune parole. Poi, iniziando a scrivere, tutto venne fuori in modo molto naturale.

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