Via l’asfalto e il cemento dalle città, ora torna la terra

Centri urbani più resilienti con la depavimentazione contro gli effetti del cambiamento climatico
January 7, 2026
Via l’asfalto e il cemento dalle città, ora torna la terra
Una veduta del Bosco degli alberi di Milano, realizzato fra i grattacieli del quartiere Gae Aulenti e Porta Nuova
Parola d’ordine: depavimentare. Ovvero rimuovere cemento e asfalto. Potrebbe nascondersi in questo verbo la svolta dell’anno per le città resilienti che si trovano a contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Letteralmente: rimuovere l’asfalto e il cemento in cortili di scuole, ospedali e aree pubbliche, sostituendo i parcheggi con giardini e spazi verdi permeabili. Il depaving, o depavimentazione, si sta affermando come una delle strategie per la progettazione urbana resiliente. Nasce dall’esigenza di dare una risposta concreta a fenomeni sempre più frequenti nelle città, come ondate di calore e allagamenti, legati all’eccessiva impermeabilizzazione del suolo e al cambiamento climatico. In questa prospettiva il depaving diventa un tassello essenziale delle strategie di rigenerazione urbana. Un modo per riportare alla luce il terreno e restituirlo alla natura. Nel contesto urbano l’azione del depaving permette, da un lato di ripristinare la permeabilità del suolo per favorire l’infiltrazione naturale dell’acqua piovana, ridurre il deflusso superficiale e alleggerire il carico sui sistemi fognari. Dall’altro di creare spazio per la vegetazione, introducendo alberature, prati e aiuole che migliorano il microclima, aumentano la biodiversità e rendono gli spazi aperti più vivibili per chi li abita. E in questo modo creare città più sicure contro le alluvioni e le ondate di calore. La depavimentazione come movimento organizzato è iniziata negli Stati Uniti, a Portland (in Oregon), nel 2008, grazie al gruppo Depave, che ha iniziato a rimuovere volontariamente asfalto e cemento per creare spazi verdi, diventando un fenomeno ispiratore per città di tutto il mondo che adottano strategie simili.
Il movimento ha ispirato progetti in Europa, soprattutto nel Nord (Belgio, Olanda, Germania e Francia) dove diverse città stanno integrando la depavimentazione nelle loro strategie di adattamento climatico, adottando pratiche simili di “deimpermeabilizzazione”. L’Italia è un po’ più indietro. Anche se ci sono già diversi esempi di buone pratiche: da ultimo, in ordine cronologico, l’impegno di Milano per questo avvio di anno nuovo. Sono in tutto 27 gli interventi utili a trasformare Milano in quella che viene definita come “città spugna”, capace cioè di fronteggiare le piogge intense o lunghi periodi di siccità: si tratta di cantieri che prevedono la sostituzione di aree oggi grigie e asfaltate con nuovo verde e superfici drenanti, capaci cioè di assorbire e di stoccare le acque meteoriche. «La sostituzione di asfalto impermeabile con suolo drenante, con nuovo verde e con un sistema di raccolta delle acque capace di convogliare l’acqua piovana verso la prima falda sotterranea, ma anche in sistemi di raccolta utili all’irrigazione dell’area, vanno nella direzione di rendere Milano sempre più “città spugna” capace di reagire agli effetti dei cambiamenti climatici» spiega l'assessore milanese al Verde e ambiente Elena Grandi. Anche la città di Firenze ha programmato l’avvio di interventi di mitigazione climatica, «trasformando l’asfalto in ombra e permeabilità per una città più resiliente». Fra gli interventi previsti, la depavimentazione di un parcheggio di circa 550mq, l’asfalto verrà sostituito con superfici drenanti e la piantumazione di 13 nuovi alberi. Per Elena Granata, docente di urbanistica al Politecnico di Milano «oggi, paradossalmente, non è più virtuoso il sindaco che mette l’asfalto ma il sindaco che lo toglie».

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