Tra un mese iniziano le Olimpiadi invernali: le storie di 6 tedofori speciali

Partito da Roma il 6 dicembre per arrivare a Milano venerdì 6 febbraio, il cammino della fiaccola vede 10.001 tedofori impegnati lungo un percorso di 12mila chilometri attraverso 20 regioni
January 7, 2026
Il simbolo delle Olimpiadi invernali sullo sfondo del Duomo di Milano
Il simbolo delle Olimpiadi invernali sullo sfondo del Duomo di Milano
Fra meno di un mese, con una doppia cerimonia a Milano e Cortina si alza il sipario sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026: si tratta della terza olimpiade invernale in casa Italia, dopo i Giochi di Cortina del 1956 e a 20 anni esatti dai Giochi di Torino. La corsa verso il d-day del 6 febbraio con l’accensione dei due bracieri ufficiali si fa serrata. Nelle Olimpiadi di neve e ghiaccio n.25, le prime con due città (distanti 400 km) a dare il nome all’evento e anche le prime decisamente diffuse (oltre a Milano e alla località ampezzana, sono sedi olimpiche Rho, Assago, Bormio, Livigno, Predazzo, Rasun-Anterselva, Tesero e Verona protagonista anche se solo per la cerimonia di chiusura), crescono ance le attese. L’obiettivo dichiarato sono 19 medaglie. Ma a rendere la cartolina in bianco e nero sono i ritardi dei lavori e i nodi della logistica. Il piano dei Giochi prevede 98 opere per un investimento complessivo di 3.54 miliardi di euro, di cui solo il 13% dedicate alle Olimpiadi e l’87% alla legacy, soprattutto per interventi stradali o ferroviari (per ogni euro destinato alle opere indispensabili ai Giochi, se ne spendono 6,6 per quelle che restano in eredità ai territori coinvolti). Il report fornito da Libera insieme alle 20 associazioni promotrici della rete civica Open Olympics 2026 evidenzia che solo 42 opere hanno una fine lavori prevista prima dell’evento: “il 57% degli interventi sarà completato dopo i Giochi, con l’ultimo cantiere che si chiuderà nel 2033”. Intanto prosegue il Viaggio della Fiamma Olimpica. Per Coca-Cola (sponsor dei Giochi) il viaggio attraverso i suoi tedofori è anche un racconto collettivo che intende promuovere valori universali attraverso realtà simbolo dell’impegno civile e dell’impatto sociale nel Paese. Ogni tappa è un’occasione per testimoniare come lo Spirito Olimpico possa estendersi oltre lo sport, trasformandosi in un’occasione concreta per promuovere inclusione, solidarietà e coesione sociale. Qui raccontiamo le storie-simbolo di alcuni tedofori.

La sfida della disabilità: il gesto di Benedetta

Benedetta De Luca ha portato la fiamma olimpica lo scorso 21 dicembre a Salerno. Avvocatessa, content creator e disability advocacy, oltre che fondatrice del brand “Italian Inclusive Fashion”, nota per il suo impegno nell’inclusione delle persone con disabilità. Nata con una malattia rara: l’agenesia sacrale, ha trasformato le sue sfide personali in forza, promuovendo una cultura dell’inclusione e abbattendo stereotipi. «Essere scelta come tedofora ha per me ha avuto valore enorme, umano prima ancora simbolico. Mi sono sentita vista, accolta, scelta per quello che sono, senza limiti». Dal primo momento, spiega Benedetta, «ho percepito attenzione, rispetto, cura: non solo nell’organizzazione, ma nel modo in cui sono stata accompagnata in ogni attimo di questa giornata». Il messaggio che voglio trasmettere con la mia presenza? «Portare la Fiamma olimpica per me significa illuminare un sogno collettivo: quello di un mondo che include e non lascia indietro nessuno. Con questa esperienza vorrei dire che ogni persona ha diritto di sentirsi parte, di sentirsi possibile, di sentirsi orgogliosa di sé. Io l’ho fatto portando in alto e con orgoglio la fiamma, fiera di chi sono, e spero che quella luce abbia acceso per chi era in strada a sostenermi e anche negli altri il coraggio di credere nel proprio valore».
Benedetta De Luca
Benedetta De Luca

I volontari della Croce Rossa: «Ogni giorno facciamo lo stesso percorso, ma per aiutare gli altri»

Lo scorso 3 gennaio Croce Rossa Italiana è stata protagonista con un collective slot che ha visto coinvolti 20 volontari del Comitato di Carsoli, in provincia dell’Aquila. «Essere un tedoforo è un’emozione indescrivibile - racconta la volontaria di Croce Rossa Italiana Giorgia Camerlengo, portavoce del Croce Rossa Collective Comitato di Carsoli - È proprio in questo percorso che sento ardere quella stessa fiamma. Ogni giorno, in ogni azione. Non per i riflettori, ma per illuminare il cammino di chi è in difficoltà, per riscaldare un cuore solitario o per portare speranza in momenti bui». Il messaggio che vogliamo trasmettere? Essere portatori di luce, sia essa quella eterna dello sport o quella silenziosa e vitale dell’aiuto umanitario, è un onore e un privilegio. «Oggi porto con me non solo una fiamma simbolica, ma lo spirito di migliaia di volontari della Croce Rossa che, ogni giorno, sono al fianco del prossimo per accendere una nuova luce. Orgogliosa di rappresentare questi due mondi che corrono verso lo stesso: l’umanità». Il legame che unisce Coca-Cola al Comitato di Carsoli della Croce Rossa Italiana fu consolidato durante l’emergenza Covid-19, impegno che valse il conferimento a Coca-Cola HBC Italia della Medaglia di Benemerenza “Il Tempo della Gentilezza”, proprio da parte della Croce Rossa Italiana e su proposta del Comitato CRI di Carsoli.
I volontari della Croce Rossa italiana
I volontari della Croce Rossa italiana

Sport e natura: Raffaella l'ambientalista

A portare la fiamma olimpica, lo scorso 22 dicembre a Castellamare di Stabia (nel Salernitano) è toccato a Raffaella Giugni, segretario generale della Fondazione Marevivo, nata come associazione nel 1985 da un’idea della madre, Rosalba Giugni. Dopo una carriera nell’imprenditoria, ha scelto di dedicarsi completamente alla missione ambientalista di Marevivo, che da 40 anni lavora quotidianamente per tutelare l’ecosistema marino attraverso campagne di sensibilizzazione e progetti di educazione alla sostenibilità. Tra le iniziative più recenti, Marevivo ha lanciato “MedCoral Guardians”, il primo progetto di restauro dei coralli del Mediterraneo. «Essere scelta da Coca-Cola come tedofora è per me un grande onore e una responsabilità. La Fiamma Olimpica rappresenta valori universali in cui credo profondamente: impegno, rispetto, solidarietà e pace. Portarla significa dare visibilità a un messaggio che unisce sport e società, ma anche ricordare quanto sia importante custodire il patrimonio naturale che rende possibile lo sport. In qualità di Segretario Generale di Marevivo, sento questo ruolo anche come un riconoscimento all’impegno quotidiano per la difesa del mare e dell’ambiente, temi che oggi non possono più essere separati dal futuro dello sport». Con la Fiamma Raffaella vorrebbe «trasmettere l’idea che sport e natura siano alleati e non mondi separati. Lo sport ci insegna il rispetto delle regole, dei limiti e degli altri: gli stessi principi che dovremmo applicare al nostro rapporto con l’ambiente. In un contesto come Milano-Cortina che unisce città e montagna, tradizione e futuro, il messaggio è chiaro: possiamo vivere grandi eventi e grandi emozioni solo se impariamo a prenderci cura degli ecosistemi che ci ospitano. La Fiamma Olimpica è un simbolo di energia e speranza: sta a noi fare in modo che questa energia sia anche sostenibile e orientata alle nuove generazioni».
Raffaella Giugni
Raffaella Giugni

Con Massimo corre la legalità

Massimo Vallati è stato tedoforo lo scorso 7 dicembre a Roma. Fondatore di Calciosociale, progetto nato nel 2005 a Corviale per trasformare il calcio in uno strumento di inclusione, legalità e coesione sociale, Massimo è ex calciatore e attivista, ha creato il Campo dei Miracoli, un centro polisportivo dove le regole premiano solidarietà e rispetto, oltre ai gol. L’iniziativa coinvolge persone di ogni età e abilità, promuovendo empatia e cittadinanza attiva. Vallati è impegnato nella rigenerazione urbana e nella lotta alla criminalità, nonostante intimidazioni e minacce che hanno rafforzato la sua determinazione. Oggi Calciosociale è un modello replicato in altre regioni italiane e all’estero, riconosciuto come esempio innovativo di sport al servizio della comunità. La sua storia ispira a credere nel potere dello sport di generare cambiamento e nel coraggio di chi non si arrende di fronte alle difficoltà, proprio come lo spirito olimpico insegna. «Essere tedoforo è il riconoscimento di un percorso fatto di persone, sogni e impegno quotidiano - spiega - In quel momento non ero solo: correvo per una comunità che cresce insieme, per chi ogni giorno trasforma il campo in un luogo di accoglienza, rispetto e speranza. La recente inaugurazione della Curva dei Miracoli, la prima curva antimafia d’Italia, nasce proprio da questo spirito: un simbolo di etica, positività e gioia, pensato per rendere il nostro centro ancora più vivo e per dimostrare che lo sport può essere un potente strumento di cambiamento».
Massimo Vallati
Massimo Vallati

Marco e il gesto semplice del Banco alimentare

Marco Lucchini, co-fondatore e segretario generale della Fondazione Banco Alimentare - organizzazione che coordina una rete diffusa in tutta Italia per il recupero delle eccedenze alimentari e la loro redistribuzione a chi ne ha più bisogno- correrà con la fiamma olimpica in Lombardia i primi giorni di febbraio. Sotto la sua guida, Banco Alimentare ha promosso campagne nazionali come la Colletta Alimentare ed è stato protagonista nell’introduzione di normative fondamentali, come la Legge del Buon Samaritano, che hanno reso possibile il recupero di milioni di pasti ogni anno. La sua storia dimostra che anche attraverso la gestione di un bene semplice come il cibo si possono costruire reti di comunità, restituire dignità e generare speranza. «Portare la Fiamma Olimpica significa dare visibilità a una rete fatta di volontari, imprese e istituzioni che ogni giorno lavora per trasformare lo spreco in risorsa e per non lasciare indietro nessuno - spiega Lucchini - È un momento profondamente simbolico, che celebra il valore della solidarietà come forza capace di unire e generare cambiamento. La Fiamma Olimpica, aggiunge «rappresenta un messaggio universale di speranza, responsabilità e comunità. Attraverso questa esperienza vorrei ricordare che anche i gesti più semplici - come prendersi cura del cibo e condividerlo - possono diventare strumenti potenti di giustizia sociale. Il mio augurio è che questa Fiamma accenda una maggiore consapevolezza sul valore del cibo, che non coincide con il suo prezzo, ma con il suo scopo che è nutrire ogni persona. Recuperarlo e poi condividerlo, offre l’opportunità di accogliere e avere cura del prossimo riconoscendone la dignità e l’impegno di tutti coloro che hanno partecipato a questa catena di solidarietà. Tutto ciò genera legami positivi e costruttivi tra chi produce, chi dona e chi riceve, perché il bene si trasforma e genera altro bene. È nello spirito olimpico che credo profondamente: fare squadra e affrontare le difficoltà come opportunità di originare il bene comune, con e per tutti».
Marco Lucchini
Marco Lucchini

Alessandro da San Patrignano, per tutti i ragazzi che lottano contro le dipendenze

E tra i tedofori delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, il 5 gennaio, c'è stato anche Alessandro Carraro, un ragazzo che ha concluso il suo percorso nella comunità di San Patrignano e ha rappresentato gli oltre 800 ospiti presenti nella struttura correndo con la fiaccola olimpica uno dei tratti finali della tappa Ancona-Rimini. «È un onore e un orgoglio ricoprire questo ruolo a nome delle tante ragazze e ragazzi che si impegnano ogni giorno per riprendere in mano le loro vite in comunità – ha raccontato –. Correre con la fiaccola per me ha un significato davvero profondo, perché simbolo di rinascita che mi permette di guardarmi indietro e di vedere la tanta strada percorsa e dove sto andando». Alessandro, entrato a San Patrignano per ritrovarsi dopo una vita segnata da dipendenze e emarginazione, si è fermato in comunità per dare una mano agli altri: «So quanto è stato importante avere al mio fianco persone che avevano vissuto le mie stesse difficoltà e per questo ho voluto donarmi a mia volta. Ho corso non solo per chi è in comunità, ma anche per i tanti ragazzi che hanno problemi di dipendenza e che ancora non hanno trovato la forza di chiedere aiuto».
Alessandro Carraro
Alessandro Carraro

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