Suor Zelda e il suo angelo custode: un romanzo tutto da ridere
di Redazione
Il nuovo lavoro di Maria Elisabetta Ranghetti: le avventure di una religiosa in un borgo umbro (sulle orme di don Camillo)

Fisico massiccio, lingua pungente, suor Zelda ama risolvere i problemi a modo suo: con grinta, qualche libertà e tanta furbizia. Trasferita da Roma a un piccolo borgo umbro, non lontano da Assisi, per dissapori con la superiora, suor Zelda si adatta prima con fatica poi con crescente vivacità a quel nuovo incarico, che si nutre di incontri con paesani scontrosi, perpetue anziane e capricciose, un parroco indaffarato a far quadrare i conti e all’inizio insofferente all’energia della nuova arrivata e perfino una sindaca sfortunata in amore.
La religiosa è la protagonista di “Suor Zelda” (EdiKit, pagg. 178, euro15), l’ultimo romanzo di Maria Elisabetta Ranghetti, scrittrice milanese assai versatile - ha al suo attivo altri sette romanzi, alcuni dei quali ambientati in Israele -: una sorta di don Camillo in gonnella, in dialogo permanente con il suo angelo custode, Francis, in realtà la voce della coscienza della spericolata sorella.
La trama è semplice, ispirata proprio ai romanzi di Guareschi, e si dipana in numerosi episodi della vita di paese, tra una gita degli anziani e una avventurosa biciclettata parrocchiale verso la città di San Francesco, la lettura è fresca e piacevole. Per chi vuole prendersi una pausa dalle fatiche quotidiane.
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