Si getta dal balcone con i figli, le parole del vescovo: riconoscere il dolore nascosto
di Domenico Marino, Catanzaro
La donna è morta con due maschietti di 4 mesi e 4 anni, la bimba di 6 anni è gravissima. Il marito, accorso in strada, ha provato a rianimare i bambini

Il cuore lento ma forte d’una bambina di cinque anni e mezzo ha scandito il dolore di Catanzaro, svegliatasi prima dell’alba con una tragedia difficile anche da raccontare. A.D., 46 anni, è morta cadendo dal terzo piano d’uno stabile dell’immediata periferia cittadina assieme ai tre figli. Almeno così raccontano le prime ricostruzioni. È probabile che la donna abbia prima lasciato cadere i piccoli per poi scavalcare la balaustra lanciandosi nel vuoto. Per capirci di più polizia e procura, con in testa la sostituta Graziella Viscomi, stanno valutando pure le immagini delle telecamere di videosorveglianza del quartiere. Sono spirati sul colpo i piccoli Nicola e Giuseppe, rispettivamente di 4 anni e di 4 mesi, mentre la più grande, Maria Luce, è stata ricoverata in condizioni molto gravi nell’ospedale “Pugliese”. Dopo un lungo intervento chirurgico i medici hanno valutato il trasferimento in serata all’ospedale “Gaslini” di Genova.
In base a quanto trapelato, anche dopo la testimonianza del marito ascoltato a lungo dagli inquirenti, la tragedia si sarebbe verificata intorno alle 3 del mattino. L’uomo, che era in casa, si sarebbe accorto di quanto è accaduto solo dopo essere stato svegliato da rumori insoliti. Si è precipitato in strada provando a rianimare i bambini prima dell’arrivo del 118. Al suo fianco, dei vicini anche loro svegliati dal trambusto. Dopo la terza gravidanza la donna, ritrovata con un rosario tra le mani, avrebbe manifestato un disagio, ma niente che potesse fare pensare a quanto poi è accaduto. Lo racconta don Vincenzo Zoccoli, parroco del “Santissimo Salvatore”, nel rione De Filippis che accoglie pure la casa del dramma. Il sacerdote ricorda A., in passato dipendente della Fondazione “Betania” e ora operatrice sociosanitaria d’una residenza sanitaria assistenziale cittadina, come «una persona molto conosciuta e stimata anche in ambito lavorativo, soprattutto per le sue spiccate qualità umane e relazionali. Come ragazza prima e come donna poi, è sempre stata molto presente e attiva in parrocchia come catechista e membro attento e generoso della comunità. Aveva doti di prossimità e vicinanza agli altri, qualità che esprimeva sia nel suo lavoro all’interno delle strutture sociosanitarie che nella vita parrocchiale». Don Vincenzo rivela come dopo il matrimonio e le gravidanze A. avesse diradato la partecipazione alle attività comunitarie. «Non più tardi di pochi giorni fa – racconta – l’avevo incoraggiata a farsi aiutare e a ricorrere anche a strutture competenti dal punto di vista professionale». D’una donna «tranquilla e molto religiosa» parlano pure i vicini.
L’ordine degli psicologi della Calabria sottolinea che «tragedie di questa portata non sono mai improvvise, ma spesso affondano le radici in un disagio che non sempre emerge in maniera chiara. Per questo riteniamo fondamentale un impegno condiviso e concreto. Come cittadini, istituzioni e comunità professionale, siamo chiamati a fare ognuno la propria parte per intercettare, precocemente, i segnali di sofferenza psicologica prima che evolvano in forme acute e irreversibili, ma soprattutto garantire ascolto sui territori. Nessuno deve rimanere solo di fronte al proprio dolore».
L’arcivescovo metropolita di Catanzaro Squillace, Claudio Maniago, affida alla misericordia di Dio A. e i due piccoli. Il presule pensa poi alla piccola sopravvissuta «perché il Signore le doni forza, speranza e sostegno attraverso le cure dei medici e la vicinanza di quanti le vogliono bene». Quindi al papà, ai familiari e alla comunità, invitando «tutti a unirsi nel silenzio e nella preghiera. Siamo chiamati a custodire chi soffre, a riconoscere il dolore nascosto che abita tante vite e a costruire comunità capaci di ascolto, vicinanza e amore».
Il sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita, ha annunciato il lutto cittadino, precisando che il quartiere in cui A. viveva è una zona molto tranquilla, a ridosso del centro storico. «Una comunità abbastanza propensa alla partecipazione, non parliamo dunque di una periferia degradata, disagiata. Anzi, attiva e impegnata. Così come la famiglia». Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, parla d’un «dolore immenso» per tutta la Calabria. Cordoglio anche da parte dell’Us Catanzaro 1929.
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