Scritte sacrileghe su Livatino, le intimidazioni e il falso realizzato con l'AI

Si precisano i particolari della vicenda emersa domenica a Canicattì, vicino alla chiesa dove si trovano le spoglie del giudice ucciso dalla mafia nel 1990 e beatificato nel 2021. Il parroco, don Giuseppe Maniscalco: la scritta sul muro di cinta della chiesa è stata realizzata con l'intelligenza artificiale. La figura di questo magistrato ci deve invitare alla conversione
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October 6, 2026
Scritte sacrileghe su Livatino, le intimidazioni e il falso realizzato con l'AI
Rosario Livatino
Si precisano i particolari sulle scritte sacrileghe apparse nell’area della chiesa di Santa Chiara, a Canicattì, dove si trovano le spoglie del giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 e beatificato il 9 maggio 2021. Le frasi con simboli esoterici sono state scritte su un muraglione di via Cugino a meno di 100 metri da via Svizzera dove si trova la parrocchia, mentre sul muro che circonda la chiesa è stata trovata solo una stella a cinque punte identica a quelle del muraglione.
Probabilmente, riflettono gli investigatori della Polizia, gli autori non hanno avuto il tempo per completare l’“opera” che, ormai è confermato, è stata realizzata nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, giorno del compleanno di Livatino, che avrebbe compiuto 76 anni. Evidentemente non una data scelta a caso. Dunque le scritte ci sono e sono quelle appena descritte, mentre quella molto grande sul muro di cinta della chiesa, pubblicata su alcuni siti, è un falso «realizzato con l’intelligenza artificiale che qualcuno ha postato su Facebook e che velocemente si è diffuso nel mondo virtuale» come ha sottolineato il parroco, don Giuseppe Maniscalco, che ha «invitato alla prudenza, a non cadere in queste trappole e a pregare per gli autori tanto delle foto fake che degli altri atti vandalici».
Ricordiamo che nei giorni scorsi, a ridosso della Settimana della Legalità promossa dall’amministrazione comunale, all’interno del Giardino dei Giusti di Canicattì sono stati danneggiati i memoriali del giudice Antonio Saetta e del figlio Stefano, uccisi il 25 settembre 1988, e del maresciallo Giuliano Guazzelli, che di Livatino era stretto collaboratore, ucciso il 4 aprile 1992. Il 2 marzo era stata addirittura devastata la tomba del giudice Saetta nel cimitero comunale.
«Siamo molto preoccupati e anche la Polizia - ci ha detto il sindaco, Vincenzo Corbo -. Sono fatti gravissimi. Fatti veri, non quel falso fatto girare». E li collega alla sentenza del 30 settembre della Corte di Cassazione che ha confermato definitivamente le durissime condanne del processo Xydi, sul tentativo di ricostituire i clan mafiosi di Canicattì. Tra i condannati, arrestati nel 2021, molti mafiosi finiti nelle inchieste di Livatino e anche uno dei mandanti dell’omicidio, Antonio Gallea.
Una conferma che la mafia agrigentina è tutt’altro che scomparsa. «Diversamente da altre amministrazioni comunali - rivendica il primo cittadino - noi ci siamo costituiti parte civile nel processo, perché siamo convintamente dalla parte della legalità. Per questo quando ho saputo delle scritte ho subito chiamato la Polizia per effettuare assieme un sopraluogo e poi le ho fatte cancellare». Ovviamente anche lui denuncia le immagini false, che il parroco definisce «un’azione speculativa» facendo un appello ai responsabili sia della fake che delle scritte vere: «Vi aiuteremo a pregare affinché, con l’intercessione del beato Rosario, possiate ritrovare la strada giusta. Noi dobbiamo restare sereni ma nello stesso tempo attenzionare la comunità e in particolare le famiglie attraverso una sensibilizzazione, affinché ci sia un’educazione fondata sui valori del rispetto e della moralità». Dando l’appuntamento al 29 ottobre, per la celebrazione della memoria liturgica del beato Livatino «nostro punto di riferimento, nostra forza e luce che ci invita alla giustizia, alla conversione, lui martire ucciso dalla mafia».

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