Sant'Egidio ricorda Modesta, morta a Termini sotto gli occhi di tutti
La Comunità ha celebrato l'anniversario della morte della donna senza dimora scomparsa 43 anni fa nella Stazione romana. Il presidente Impagliazzo: «Si sta affermando un impulso violento e razzista che pretende di assegnare ogni corpo ad un luogo separato, che non permette di uscire dai propri confini»

Per i senza dimora è punto di riferimento. Si identificano in lei e nella sua sofferenza, cercando protezione. La chiamano “Santa Modesta”. Eppure, della sua storia, segnata dal ricovero in un ospedale psichiatrico, si sa pochissimo. Negli ultimi mesi del 1982, alcuni giovani della Comunità di Sant’Egidio la incontrarono nei pressi della basilica romana di Santa Maria Maggiore. Chiedeva l’elemosina, un po’ timidamente, quasi di nascosto. «Ha mica qualcosa da darmi?» diceva cortesemente, in dialetto friulano. Ancora oggi, nessuno sa cosa l’avesse spinta ad abbandonare Trieste per giungere nella Capitale, dove si ritrovò a vivere per strada.
La mattina del 31 gennaio del 1983, dopo una notte passata al freddo vicino al Binario 1 della Stazione Termini, Modesta Valenti (questo il suo cognome) si sentì male. Alcuni passanti chiamarono un’ambulanza, che però non volle soccorrerla, perché aveva i pidocchi. Per quattro lunghe ore, diversi ospedali si rimbalzarono la responsabilità di aiutarla. Nel frattempo, lei rimase a terra, continuando a soffrire. E quando finalmente arrivò l’ultimo mezzo di soccorso, era già morta.
Ogni anno, nell’anniversario della sua scomparsa, la Comunità di Sant’Egidio celebra il suo ricordo e di tutte le persone senza dimora che muoiono per la durezza della vita in strada. Ieri sera, in tanti si sono riuniti davanti alla sua targa commemorativa, sotto la quale è stata posizionata una grande ghirlanda colorata. Il Binario 1 di Termini si è riempito di persone. Ognuna di loro stringeva in mano un fiore, che poi ha lasciato in una cesta posta ai piedi della lastra, fermandosi per qualche secondo in silenzio.
Tra gli altri, erano presenti anche il presidente di Sant'Egidio Marco Impagliazzo, il direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia e Gian Luca Orefice, Chief People, Culture & Transformation Officer di Ferrovie dello Stato Italiane, che ha definito l'incontro come «una narrazione di ciò che non deve mai più accadere».
Il primo a prendere la parola è stato Impagliazzo. «In questi tempi difficili - ha detto -, dove l’ombra della guerra è su noi tutti e la possibilità di vivere assieme ad altri è sfidata dalla diseguaglianza e dai pregiudizi, il diritto ad essere cittadino al pari di tutti è sempre più sfidato e limitato. Per questa ragione celebriamo il ricordo Modesta Valenti, che consideriamo una persona e una cittadina». Ma anche perché, ha aggiunto Impagliazzo, «si sta affermando un impulso violento e razzista che pretende di assegnare ogni corpo ad un luogo separato, ad uno spazio predeterminato, che non permette di uscire dai propri confini». Per il presidente, il diritto di vivere con gli altri e come gli altri, viene negato in modo crescente. «Lo constatiamo - ha sottolineato - nel respingimento degli stranieri, nel confinamento dei malati e degli anziani lontano dagli sguardi dei sani, nella dimenticanza di popoli interi che soffrono crisi violente, nella segregazione dei poveri, nell’assegnazione di intere popolazioni di sfollati o profughi a luoghi il più possibile lontani dalla collettività umana (i famigerati campi). E nell’abitudine alla guerra degli altri e ai morti degli altri».
Per questo motivo, ha concluso, «il messaggio che sale dalla morte di Modesta grida ancora con forza: mai separare, mai voltarsi dall’altra parte, mai considerare la diversità un destino o una condanna, mai accettare che il corpo dell’altro sia assegnato ad uno spazio lontano o segregato». Occorre invece «sempre ricucire, accogliere, integrare e, in definitiva, vivere insieme».
Gli ha fatto eco Trincia, che ricordato come la commemorazione di quest'anno coincida con la rilevazione nazionale delle persone senza dimora promossa da Istat e condotta da fio.PSD in quattordici città italiane. «Ricordare Modesta, ogni anno - ha detto -, non è un gesto formale, ma un riportarci al cuore del nostro servizio quotidiano, ovunque siamo chiamati a svolgerlo. Nel volto e nel doloroso epilogo della sua vita possiamo ritrovare il volto e la storia di tanti altri fratelli e sorelle senza nome e senza memoria, che ci ricordano il valore assoluto di ogni essere umano e lo sguardo privilegiato che ad essi riserva Dio Padre».
Da questa memoria, ha concluso Trincia, «nasce anche un desiderio di camminare insieme e un rinnovato invito alla collaborazione: alle istituzioni, ai servizi, ai cittadini, alle tante realtà solidali presenti in città. Nessuno - ha sottolineato il direttore della Caritas diocesana - può affrontare da solo la complessità della fragilità. Ma insieme possiamo costruire quelle urgenti e concrete risposte che occorre dare per prevenire prima e contrastare poi la miseria di vite costrette ad essere vissute sulla strada, in giacigli improvvisati, in tende, roulotte o baracche».
Domenica prossima, le persone senza dimora insieme ai loro amici e a coloro che vorranno unirsi, si ritroveranno alle ore 12 nella Basilica romana di Santa Maria in Trastevere per una solenne celebrazione in cui verranno ricordati i nomi di quanti, come Modesta, sono morti per la durezza della vita in strada negli ultimi anni.
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