Relazioni, ansia e autostima:
cresce la domanda di supporto

L’indagine di Unobravo mostra l’aumento della necessità di sostegno. De Stefano: «Il Bonus Psicologo ha contribuito a tenere alta l’attenzione sul tema, ma si investa di più anche sulla prevenzione a partire dalle scuole»
January 16, 2026
Relazioni, ansia e autostima:
cresce la domanda di supporto
Gennaio è un mese di bilanci personali sull’anno appena andato, ma anche di ripartenze e buoni propositi: aspettative che però possono aumentare la frustrazione, soprattutto se si soffre già di disturbi della salute mentale. Il rischio principale è legato a «obiettivi poco realistici e alla pressione del dover cambiare subito e per forza», spiega Danila De Stefano, psicologa e ceo di Unobravo, servizio di psicologia online e società benefit. Partendo dai dati raccolti in un’indagine di Unobravo, però, De Stefano racconta una trasformazione molto più profonda nel rapporto tra gli italiani e la propria salute mentale, segnata da una domanda di supporto in costante crescita.
A riflettere le fragilità della nostra società sono proprio le stanze dei professionisti. Nell’indagine, che ha coinvolto oltre 1.500 dei 9mila psicologi del network di Unobravo, viene tracciato il bilancio del 2025 appena concluso e delle aspettative sul 2026. «Quasi due psicologi su tre hanno notato una crescita delle richieste di supporto. Le difficoltà più frequenti riscontrate in seduta nell’anno appena trascorso riguardano le relazioni (64%), l’ansia (60%) e l’autostima (38%)», specifica la ceo. Accanto a questi temi, emergono «stress emotivo, solitudine e pressione lavorativa». Anche la gestione di una famiglia incide sul benessere. La fatica genitoriale e le dinamiche familiari sono state segnalate dal 16% dei professionisti. «Guardando al 2026 – aggiunge –, ci possiamo aspettare un ulteriore aumento della domanda, con le stesse aree di fragilità. Tutti questi dati evidenziano la necessità di spostare la terapia da risposta all’emergenza a strumento di cura di sé e crescita personale, intervenendo prima del punto di rottura. Questo passa anche per far diventare salute mentale e relativa cura un tema discusso e “normale” nell’agenda pubblica».
Sono numeri che, oltre a raccontare come il bisogno di ascolto tocchi ogni ambito della vita quotidiana, mostrano una crescente consapevolezza sul tema della salute mentale. Consapevolezza che si traduce in richieste d’aiuto, come è successo in modo evidente nel caso delle numerose domande presentate per il Bonus Psicologo. Proprio in questi giorni, non oltre il 3 febbraio, i circa 6.300 che hanno vinto l’ultimo bando per usufruire del Bonus Psicologo dovranno iniziare le terapie, a fronte però di una richiesta molto più ampia, con circa 360mila domande presentate. Il bonus, va ricordato, non è una soluzione strutturale. Tra i suoi limiti, inoltre, c’è il fatto che il compenso sia di 50 euro a seduta, meno della media che di solito percepiscono i professionisti, ma anche il rischio di interruzione della terapia una volta finita la copertura prevista dal beneficio: tutti fattori che tra l’altro possono demotivare uno psicologo ad aderire e accettare il pagamento tramite bonus. Tuttavia, secondo De Stefano, «il Bonus Psicologo ha rappresentato un passaggio significativo. Ha contribuito a mantenere alta l’attenzione sulla salute mentale nel dibattito pubblico e a favorire una progressiva normalizzazione della richiesta di aiuto». Questa evoluzione avviene infatti in un contesto culturale ancora complesso, dove comunque persistono pregiudizi e «un italiano su otto continua a ritenere il disagio psicologico un segnale di scarsa forza caratteriale». È in questo quadro, che la ceo accoglie con favore anche altre misure istituzionali: «Siamo soddisfatti che la recente Legge di Bilancio introduca diversi elementi che vanno nella direzione di maggiore riconoscimento e tutela del benessere psicologico. Tra questi, l’istituzione di un Fondo presso il Ministero del Lavoro, pensato per incentivare le aziende a introdurre o potenziare servizi di supporto psicologico e per promuovere l’attivazione di sportelli dedicati al benessere degli studenti in ambito universitario».
Con il contributo del privato e delle istituzioni, conclude De Stefano, «ci sono davvero i presupposti per costruire un sistema più solido e inclusivo di tutela della salute mentale, capace di rispondere ai bisogni reali delle persone e di accompagnarle nel tempo». La visione per il futuro deve puntare però con decisione sulla prevenzione anziché sull’intervento emergenziale, investendo su «percorsi sostenibili di educazione emozionale a partire dalle scuole», così da aiutare sempre di più le persone «a riconoscere, nominare e gestire le proprie emozioni fin dalle prime fasi della vita» e da favorire «una cultura della cura di sé come parte integrante della crescita personale e collettiva».

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