Recitare a Roma per fare il bene in Africa
Dal 26 al 31 maggio i "Matt'attori" saliranno sul palco del teatro Vascello per sostenere ambulatori e una scuola per sordi in Tanzania, Madagascar e Benin

Sono dentisti, chirurghi in pensione, ex bancari, assicuratrici, ingegneri e casalinghe, ma una volta l’anno, per qualche giorno, diventano attori. Il biglietto non si paga, ma accettano volentieri le donazioni di chi vuole aiutare. Vanno in scena con un obiettivo: raccogliere fondi per sostenere le attività della Smom (Solidarietà medico odontoiatrica nel mondo), una onlus che dai primi anni Novanta realizza progetti di sviluppo sanitario nei quattro continenti. Dal 26 al 31 maggio andranno in scena al teatro Vascello di Roma con “I padri della sposa”, una rivisitazione del celebre musical “Mamma mia!”, una delle date è già sold out.
«La compagnia dei Matt’attori è nata per caso - spiega Mario Rosati, odontoiatra e vicepresidente della Smom -. Dopo i primi quattro o cinque anni in cui saltuariamente andavo a occuparmi di questi progetti in Africa, mi sono reso conto che la difficoltà era riuscire a dare continuità all’opera. Serviva un ambulatorio fisso, ma per realizzarlo avevamo bisogno di fondi, così abbiamo messo insieme una decina di amici e abbiamo cominciato con il primo spettacolo. È andato così bene che abbiamo dovuto comprare di corsa 50 cuscini perché c’era gente seduta da tutte le parti!».

Con il ricavato degli spettacoli la onlus riesce a coprire buona parte delle spese per diversi progetti africani. Ci sono ad esempio cliniche dentali a Zanzibar in Tanzania, in Benin e in Madagascar, sull’isola di Nosy Comba. «In questa isoletta non esistono presidi sanitari, quando fanno male i denti si va da una persona, che non è né un dentista né un medico, e che semplicemente li leva. Quindi ci sono ragazzi di 20 o 30 anni anche completamente sdentati». Adesso, invece, il personale del laboratorio di ondontotecnica fondato dal dottor Rosati costruisce quotidianamente protesi economiche per tutti gli abitanti dell’isola.

Tra i progetti più grandi c’è anche una scuola professionale per ragazzi sordi, un vero e proprio centro di avviamento al lavoro con corsi di sartoria e di cucina. È nato dall’incontro con una suora italiana, la madre superiora di una scuola per bambini sordi (di cui molti orfani), vicino Djougou, in Benin. Finita la primaria, i bambini dovevano andare a Cotonou, città che ospita un istituto per ragazzi più grandi ma che dista più di 700km. «Le suore ci hanno raccontato che trasferendosi lì i bambini venivano completamente sradicati, perdevano tutti i contatti con le famiglie - spiega Rosati -. Così ci è venuto in mente di creare una scuola di formazione al lavoro vicino al loro istituto. Facciamo corsi triennali e le certificazioni che rilasciamo sono riconosciute dal governo, li rendono professionisti a tutti gli effetti». Il giorno del diploma, la scuola regala una macchina da cucire a chi ha studiato sartoria e un kit di fornelli ai diplomati in ristorazione.

«In questo modo diventano una risorsa economica anche per le famiglie, e in generale vengono accolti volentieri perché non sono più un peso economico», racconta Rosati. Con il passare del tempo, la scuola, unica del suo genere nella zona, ha aperto le porte anche ai ragazzi normoudenti, a cui si cerca di far pagare una retta di pochi euro, almeno a chi può permetterselo. «Vorremmo che la scuola raggiungesse l'autosostentamento ma non ci riusciamo perché ci sono tanti problemi economici, le famiglie non riescono a pagare», spiega il fondatore.
È anche a questo che serviranno i fondi raccolti con lo spettacolo. «A parte il regista, nessuno di noi è un attore professionista - racconta Rosati -, ma ci divertiamo e speriamo di regalare qualche momento di leggerezza a chi verrà a vederci».
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