Progetti di vita oltre le sbarre: Intesa Sanpaolo e Caritas indicano la strada
di Giuseppe Muolo, Roma
Grazie a un piano condiviso denominato "Jobel", sono state raggiunte in tre anni 14.188 persone in 16 regioni. È la dimostrazione che i percorsi di reinserimento dopo il carcere sono possibili. E ora il focus sarà anche sugli Istituti penali minorili

C’è chi ha trovato un lavoro a tempo indeterminato in una cooperativa sociale. Chi ha portato sul palcoscenico la propria vita. Chi è stato accompagnato in un percorso sanitario dignitoso. Tutto merito di “Giustizia con Misericordia”, il progetto per i detenuti e per le loro famiglie promosso dalla collaborazione tra Caritas italiana e Intesa Sanpaolo nell’ambito dell’iniziativa “Aiutare chi Aiuta: un sostegno alle nuove fragilità”, avviata nel 2020.
Dal 2023 al 2025, sono state raggiunte 14.188 persone attraverso 54 progetti promossi dalle Caritas diocesane in 16 regioni italiane. Numeri che sono destinati ad aumentare. Non solo perché l’iniziativa continuerà nei prossimi anni. Ma perché amplierà il suo raggio d’azione, raggiungendo anche gli istituti penali per i minorenni. Grazie a “Jobel”, il nuovo progetto nazionale promosso da Caritas italiana con il sostegno di Intesa Sanpaolo che quest’anno coinvolgerà 16 territori in cui sono presenti Ipm, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale, educativo e lavorativo di minori e giovani detenuti. È stato presentato ieri, a Roma, alla Cittadella della Carità della Caritas diocesana. Che ha ospitato l’evento “Aiutare chi Aiuta - edizione 2025-2026”, in cui sono stati messi in luce i frutti della collaborazione tra l’organismo pastorale della Cei e il gruppo bancario. Attraverso “Giustizia con Misericordia”, che ha visto la partecipazione di 1.580 volontari (296 per la prima volta), sono stati ascoltati 6.423 detenuti in carcere; 137 persone sottoposte a misure penali alternative sono state accolte in comunità grazie alla disponibilità di strutture dedicate; 737 detenuti beneficiari di permessi premio hanno potuto trascorrere periodi con i propri cari, grazie alla presenza di strutture di accoglienza esterna al carcere. E 202 bambini, figli di persone detenute, hanno potuto riabbracciare il proprio genitore durante i permessi premio, grazie all’ospitalità offerta all’intera famiglia nelle strutture Caritas. Ma non è finita qui: altri 332 detenuti hanno potuto beneficiare di percorsi formativi e in 1.577 hanno partecipato a 107 laboratori di vario genere (teatrali, pasticceria, ceramica).
Risultati anche sul fronte dell’occupazione. Sono stati promossi infatti 135 tirocini, 44 borse lavoro, 75 contratti a tempo determinato e 7 a tempo indeterminato. Senza dimenticare l’attenzione alla salute: 71 persone sono state accompagnate in 269 percorsi sanitari e altre 107 in 242 percorsi relativi alla salute mentale. «Il mondo del carcere è un ambito complesso, molto spesso invisibile, ma assolutamente centrale se vogliamo costruire una società più equa, sostenibile e responsabile - ha sottolineato Paolo Bonassi, Chief social impact officer di Intesa Sanpaolo -. La collaborazione con Caritas italiana dimostra quanto il lavoro in rete, fondato sulla fiducia e sul dialogo tra soggetti privati, Terzo settore e istituzioni sia decisivo per intervenire in modo incisivo a contrasto delle diseguaglianze e rafforzare le comunità».
Gli ha fatto eco don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana. «Nonostante le difficoltà strutturali del sistema penale italiano - ha detto il sacerdote -, queste esperienze ci mostrano che è possibile immaginare e percorrere sentieri ancora inesplorati di accompagnamento delle persone detenute, confermando che la giustizia può davvero camminare di pari passo con la misericordia». Al termine della presentazione, che è stata moderata da Paolo Valente, vicedirettore di Caritas italiana, don Pagniello ha posto l’accento anche sul nuovo progetto dedicato agli Ipm. «L’approccio securitario non può essere l’unico da perseguire» ha detto, sottolineando l’importanza di un «villaggio educante» ed esortando a «superare una certa comunicazione che parla solo alla pancia». Lavorare per i minori, ha concluso, «significa lavorare per il futuro». Con questa vocazione, si muoverà il progetto “Jobel”, grazie alla sinergia tra le Caritas diocesane e i cappellani degli istituti. A Roma, come ha spiegato il direttore della Caritas diocesana Giustino Trincia, l’obiettivo è coinvolgere 75 minori e giovani adulti dell’istituto penale di Casal del Marmo grazie anche alla collaborazione di undici comunità parrocchiali e di circa 2mila studenti di diverse scuole superiori.
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