Perché ai docenti di religione precari spettano rimborsi da migliaia di euro

di Andrea Ceredani, inviato a Siena
Il sindacato Anief denuncia un «precariato di Stato» per 7mila lavoratori. Il cardinale Lojudice: «La fragilità salariale si riflette sulla salute in famiglia»
March 14, 2026
Perché ai docenti di religione precari spettano rimborsi da migliaia di euro
Lezione di religione cattolica in una scuola torinese / Siciliani
In provincia di Asti, il mese scorso una docente di religione è stata risarcita di 68.540 euro per i suoi vent’anni di lavoro precario. Lo stesso tribunale, a novembre, aveva condannato il ministero dell’Istruzione a una liquidazione da 66mila euro per un caso analogo. Ma non si tratta di sentenze isolate: solo il tribunale di Catania ha riconosciuto risarcimenti per 500mila euro a decine di insegnanti di religione e molti altri, potenzialmente migliaia in tutta Italia, oggi potrebbero fare ricorso e ottenere indennizzi che potrebbero costare allo Stato diversi milioni di euro. Il motivo è tanto semplice quanto annoso: per vent’anni, dal 2004 al 2024, non sono stati indetti concorsi per docenti di religione in Italia e l’ultima selezione, secondo la Cassazione, «non ha sanato l’abuso da parte dell’Amministrazione dei contratti a termine». «La precarietà del lavoro dei docenti di religione cattolica genera precarietà del tessuto familiare», ha sentenziato il cardinale Augusto Paolo Lojudice, vescovo di Siena e presidente della Conferenza episcopale toscana, nell’ambito dell’incontro svoltosi venerdì dal titolo “Superare la precarietà dalla famiglia al lavoro”, indetto dal sindacato Anief a Siena. Secondo il presule, la fragilità delle condizioni salariali degli insegnanti di religione – e non solo – ha effetti anche sulla qualità della didattica in aula: «I docenti di religione possono essere dei punti di riferimento importanti – ha chiosato – ma, se tutta la comunità educante non gioca bene le proprie carte, rischiano di diventare insignificanti».
Il vescovo Augusto Paolo Lojudice (il primo a destra) durante il convegno Anief a Siena
Il vescovo Augusto Paolo Lojudice (il primo a destra) durante il convegno Anief a Siena
In totale, al momento, nelle scuole italiane insegnano circa 23mila docenti di religione: di questi, 7mila sono precari. «Si tratta di precarietà di Stato – spiega Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief –. Secondo una legge del 2003, il 30% degli insegnanti deve rimanere precario, nonostante il posto per assumerli ci sia. Il numero degli studenti che si avvalgono della religione cattolica, infatti, è in lievissimo calo». La percentuale, al 2025, supera di poco l’80%. Il risultato, secondo Anief, è che «un esercito di 7mila precari annuali ha diritto oggi a un risarcimento da 4 a 24 mensilità per l’abuso dei contratti a termine». Con condanne, cioè, che possono raggiungere i 70mila euro netti a docente. La soluzione? «Cambiare la norma e assumere sul 100% dei turn over», chiede Pacifico, che reclama anche una proroga della procedura di concorso ordinario «ritenendo inaccettabile che possa cessare il prossimo anno».
La precarietà dei docenti di religione cattolica (e non solo), secondo sindacalisti e docenti, ha effetti anche sulla salute di molte famiglie. «La discriminazione salariale – continua Pacifico – è una delle prime cause dell’esodo dei giovani e della denatalità: non è un caso se 120mila ragazzi ogni anno lasciano il nostro Paese». Ma le fragili condizioni lavorative dei docenti spesso mettono in crisi anche il loro ruolo educativo in aula. «Attingo alla mia esperienza diretta da insegnante – commenta il vescovo Lojudice – quando dico che i professori di religione cattolica sono un punto interrogativo fondamentale per gli studenti. Li aiutano a porsi domande». «Quando parliamo di precarietà di questi docenti – conclude Carmelo Mirisola, coordinatore della sezione docenti di religione cattolica Anief – non dobbiamo dimenticare l’aspetto educativo. Aiutano gli studenti a diventare persone libere, consapevoli e capaci di relazioni autentiche».

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