«Attenti alla violenza politica, oggi il clima sociale assorbe i venti antisionisti»

Il filosofo di origine ebraica, Davide Assael: «Si dica una parola ferma contro i segnali d'odio, bisogna resistere ai meccanismi di importazione del conflitto e delle propagande organizzate. L'episodio di Roma? La comunità ebraica non è un corpo estraneo alla società circostante»
April 30, 2026
«Attenti alla violenza politica, oggi il clima sociale assorbe i venti antisionisti»
Il filosofo Davide Assael
Isolare gli estremismi è interesse comune, in una fase storica in cui non esistono tabù e la violenza politica affiora con preoccupante insistenza. «Non c’è nessuna giustificazione, né di fronte a un’azione come quella condotta dal ragazzo ebreo di Roma contro i militanti dell’Anpi, né a fatti come il doppio accoltellamento nei confronti di due persone che abitavano nel quartiere ebraico di Londra» premette Davide Assael, filosofo italiano di origine ebraica, fondatore dell’associazione culturale Lech Lechà. Assael ripete più volte che «è necessario resistere a quei meccanismi di importazione del conflitto e delle propagande organizzate verso cui invece l’opinione pubblica sta mostrando un cedimento quasi strutturale».
Perché?
Perché oggi sembra esserci un contesto adatto, pronto a recepire e a tradurre concretamente parole d’ordine che ci sono sempre state, dall’antimperialismo all’antisionismo. C’è una galassia contestatrice extrapartitica che sta approfittando di questo clima sociale per soffiare sul fuoco. Ricordo ancora i commenti di alcuni insegnanti di un liceo milanese dopo il 7 ottobre 2023 e il pogrom di Hamas. «Finalmente i palestinesi hanno rialzato la testa» dicevano. Servirebbe adesso una parola ferma delle forze politiche e dei sindacati, che invece lasciano spazio continuamente ai tentativi di egemonizzare quest’area, come è avvenuto con il 25 Aprile e anche prima della Liberazione.
Ci sono fatti che l’hanno colpita in particolare?
L’aumento di intimidazioni e minacce contro le comunità ebraiche di Milano e Roma, la diffusione di svastiche e scritte antisemite sui muri delle città dicono una cosa, su tutte: i simboli ebraici attirano forme di violenza e di odio politico. Nel nostro Paese e in tutta Europa.
Di che matrice è questa mobilitazione?
L’ondata propagandistica più recente arriva da ambienti eversivi di sinistra, che sfruttano i sentimenti già in circolo a livello sociale: si pensi al mondo dell’antagonismo, del sindacalismo di base, delle scuole, delle università. Ciò detto, c’è anche una corrente eversiva di estrema destra. Io stesso denunciai anni fa atti di prevaricazione da parte di un gruppo ebraico romano che rivendicava una certa continuità addirittura col periodo fascista.
L’episodio di Roma chiama in causa anche la comunità ebraica, che ha immediatamente condannato il gesto. Che ne pensa?
La comunità ebraica non è un corpo estraneo alla società circostante. Ciò che è accaduto è il sintomo di una fibrillazione interna preoccupante e, nel caso singolo, di un protagonismo fuori controllo che ha portato a un episodio particolarmente increscioso. Da entrambe le parti, si gioca infatti con una certa ambiguità e si flirta con la retorica.
In che senso?
Penso a Israele oggi: la sua difesa sarà sempre più orfana, visto che sul Paese si stende l’ombra terribile di Benjamin Netanyahu. Eppure chi generalizza e fa l’operazione “Israele uguale Netanyahu” sbaglia e finisce per riproporre sentimenti antiebraici pericolosi. Le pressioni della piazza sono talmente forti che inevitabilmente anche i leader politici oggi annusano l’aria e si riposizionano.
Pensa agli Stati Uniti?
Non solo. Ciò che accade nel mondo Maga dove Trump viene attaccato per le sue posizioni filo-Israele legate al conflitto in Iran sta avvenendo anche in Italia. Il generale Vannacci parla come Tucker Carlson, l’ultraconservatore americano che propugna il suprematismo bianco, con una forte componente antisemita.
Tra pochi giorni, il 9 maggio prossimo, celebreremo il giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo interno e internazionale. Il nostro Paese rischia di essere immune dal vaccino della memoria?
Essendomi occupato di percorsi di giustizia riparativa, ho potuto sperimentare negli incontri e nei dibattiti pubblici tra persone che furono protagoniste, su fronti opposti, della stagione degli Anni di Piombo, il frutto di ritrovate, inattese e autentiche amicizie. Si è trattato di un frutto insperato, a volte difficile da spiegare visto che i carnefici dialogavano con i parenti delle vittime. Oggi posso solo dire che, con il clima che si è creato, andiamo nella direzione opposta: anziché inseguire la riconciliazione e la pacificazione, tutto sta diventando polarizzazione. E la società ne sta pagando le conseguenze.

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