La violenza economica si combatte con conoscenza, autonomia e responsabilità condivisa
di Giovanna Boggio Robutti
La Commissione parlamentare di inchiesta sul Femminicidio ha approvato all'unanimità la relazione sulla violenza economica di genere: un importante passaggio culturale e politico

L’approvazione all’unanimità da parte della Commissione parlamentare di inchiesta sul Femminicidio della relazione sulla violenza economica di genere rappresenta un passaggio di grande rilievo culturale e politico. Per la prima volta, questo fenomeno viene riconosciuto in modo strutturale come una forma specifica e autonoma di violenza contro le donne, non marginale né subordinata ad altre manifestazioni di abuso, ma spesso premessa silenziosa e duratura di dinamiche di sopraffazione.
La relazione individua con lucidità un punto fondamentale: la violenza economica non è soltanto una questione di risorse negate, ma di potere esercitato attraverso l’asimmetria informativa, la dipendenza finanziaria e la limitazione dell’autonomia decisionale. È una violenza che si consuma spesso senza lividi visibili, ma che incide profondamente sulla libertà individuale, sull’autostima e sulla possibilità concreta di scegliere.
In questo senso, il forte richiamo contenuto nel documento al rafforzamento dell’educazione finanziaria e all’educazione all’autonomia economica di genere nelle scuole e nelle università non è un elemento accessorio, ma una leva strategica. Parlare di educazione finanziaria significa parlare di diritti, di cittadinanza, di capacità di leggere e governare le scelte che incidono sulla propria vita. Significa fornire strumenti per riconoscere situazioni di rischio, per comprendere impegni contrattuali, per partecipare in modo consapevole alla gestione delle risorse familiari e patrimoniali.
L’educazione finanziaria, se pensata in chiave inclusiva e di genere, diventa infatti uno strumento di prevenzione primaria. Non elimina da sola la violenza, ma riduce la vulnerabilità che rende più difficile sottrarsi a contesti abusanti. L’autonomia economica non è solo una condizione materiale: è una dimensione culturale, che si costruisce nel tempo attraverso conoscenza, consapevolezza e accesso alle informazioni.
La relazione della Commissione ha il merito di adottare uno sguardo sistemico. Le misure proposte – dalla tutela contrattuale alla responsabilizzazione nella sottoscrizione di impegni finanziari, dall’obbligo di versamento della retribuzione su conto intestato alla lavoratrice agli accordi tra banche e istituzioni, fino ai fondi di emergenza e agli sportelli dedicati – restituiscono l’idea che la lotta alla violenza economica non possa essere demandata a un solo attore. È una responsabilità collettiva, che coinvolge legislatori, istituzioni, mondo del lavoro, sistema finanziario, scuola e terzo settore, assegnando un ruolo fondamentale alla lotta agli stereotipi e all’evoluzione culturale.
L’educazione finanziaria, per essere davvero efficace, deve però uscire da una dimensione episodica o emergenziale. Deve diventare parte di una infrastruttura culturale stabile, capace di accompagnare le persone lungo tutto l’arco della vita, con particolare attenzione ai momenti di maggiore vulnerabilità: l’ingresso nel mondo del lavoro, la maternità, la separazione, il rientro all’occupazione dopo periodi di cura.
In questo percorso, l’esperienza maturata da organizzazioni impegnate nella diffusione dell’educazione finanziaria, come FEduF, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio costituita dall’ABI, dimostra che costruire alleanze stabili tra istituzioni, scuole, sistema finanziario e terzo settore è possibile e necessario.
Il lavoro della Commissione parlamentare segna un punto di non ritorno: riconosce che la violenza economica esiste, che ha costi sociali elevatissimi e che può essere contrastata solo attraverso un insieme coerente di politiche, strumenti e competenze. Ora la sfida è trasformare queste indicazioni in azioni concrete, misurabili e durature.
Rafforzare l’educazione finanziaria significa, in ultima analisi, rafforzare la libertà. Una libertà che non è astratta, ma fatta di possibilità reali di scelta, di sicurezza e di futuro. Ed è su questa libertà che si costruisce una società più giusta, più equa e davvero capace di contrastare ogni forma di violenza di genere.
Giovanna Boggio Robutti è la direttrice generale della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio
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