Per la Generazione Z il lavoro non è più centrale
di Redazione
Una ricerca della Fondazione Engim indaga le priorità dei giovani di oggi

È un quadro inaspettato, fatto di ottimismo e speranza, quello che emerge dal secondo rapporto dell’Osservatorio Nazionale “Giovani e Futuro”, promosso dalla Fondazione Engim e curato dal professor Daniele Marini di Community Research & Analysis. Tanto poco impressionati dalle sfide globali dei nostri tempi che, nei colloqui di lavoro non sono più i selezionatori a dire: «Le faremo sapere»; quanto i giovani a rispondere: «Ci penserò su». Sì perché per la generazione Z il lavoro conta solo se in equilibrio con il resto della vita.
La ricerca è stata illustrata nella Sala degli Atti Parlamentari del Senato, in un dibattito che ha visto coinvolti il Vice Presidente Cei, monsignor Erio Castelluci, Andrea Simoncini del Ministero del Lavoro, padre Antonio Lucente e Marco Muzzarelli (Presidente e Direttore Engim) e il sociologo Daniele Marini su invito del senatore Graziano Del Rio.
Il lavoro non risulta più al centro dell’identità personale «ma entra a far parte di un sistema di valori più ampio, in cui benessere, libertà e sostenibilità assumono un ruolo sempre più importante», ha spiegato il professor Marini. I giovani sono orientati verso una visione della vita più equilibrata, nella quale il lavoro è significativo ma non totalizzante.
La ricerca ha coinvolto un campione di 4.500 giovani di istituti attivi nella formazione professionale. Per raccontare il punto di vista della generazione Z, i ricercatori hanno scelto di riproporre i quesiti di una ricerca del 1987 e di mettere a confronto i risultati. Nella gerarchia dei valori, quarant’anni fa, l’82,9% dei giovani metteva al primo posto la famiglia, seguita dal lavoro (66,6%) e dagli amici (60,9%). Oggi il panorama è decisamente diverso: sul “podio” si piazzano famiglia (65,9%), salute (63,4%) e tempo libero (57,1%). Seguono la cultura (45,2%), gli amici (42,9%) e, solo al 6° posto, il lavoro (40,5%). Cosa significa questo? «Se per le generazioni precedenti i valori erano una gerarchia precisa, oggi sembrano un puzzle. Il lavoro resta rilevante, ma nella misura in cui si riesce a coniugare con la famiglia e il tempo libero».
Nonostante un presente segnato da sfide globali come l'IA e le tensioni geopolitiche, la speranza rimane l'architrave del sentire giovanile. Il 57,5% degli intervistati immagina un futuro migliore e il 54,6% lo vede carico di opportunità.
Sebbene il 51,9% del campione dialoghi con gli adulti, la comunicazione risulta inefficace. Le nuove generazioni esprimono un forte bisogno di "mentor”, maestri degni di questo nome perché la figura degli adulti appare “sbiadita”. E se la figura di riferimento oggi è la madre, il rovescio della medaglia è la scomparsa dei padri, che rischiano di risultare evanescenti.
L’Ente Nazionale Giuseppini del Murialdo (Engim opera in Italia e all’estero nell’ambito della formazione professionale e della cooperazione allo sviluppo. 30 i centri frequentati da oltre 8000 studenti e 16 i Paesi del mondo in cui opera come Ong.
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