venerdì 5 luglio 2013
​Compie un anno la campagna di Avvenire contro lo sversamento dei rifiuti tossici in Campania. Arriva fino a Bruxelles la lotta delle popolazioni affiancate dalla Chiesa: lunedì una delegazione sarà ricevuta dalla Commissione petizioni della Ue. (Pino Ciociola e Antonio Maria Mira)
Trecentosessantacinque giorni, finora. Una campagna giornalistica lunghissima e, forse, senza precedenti. Che non è ancora finita perché non è finito il dramma nella “Terra dei roghi”. Perché nella (ex) Campania felix non si smette di bruciare rifiuti tossici di ogni tipo e pericolosità, né di sversare e/o interrare nei terreni, a ridosso delle abitazioni e a volte finanche nel cuore delle cittadine. Del resto nella zona a nord di Napoli e a sud di Caserta (dove vivono due milioni di persone o poco meno) «lo sversamento dei rifiuti tossici industriali è ormai un sistema infallibile e implacabile», spiega il “Coordinamento dei comitati contro i fuochi”, sorto alcuni mesi fa e una cui delegazione, guidata dal parroco del Parco Verde di Caivano, don Maurizio Patriciello, lunedì sarà a Bruxelles per essere ricevuta dalla Commissione Petizioni della Ue.È sotto gli occhi di tutti «il dramma ambientale che da anni si consuma nelle nostre terre, a volte nell’indifferenza delle istituzioni», che «si traduce in una vera e propria sciagura umanitaria» – scrive il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, nella lettera che sarà consegnata ai Commissari –, perché «le morti per cancro e leucemia di tante persone, anche in giovanissima età, aumentano sempre di più», tra «imbrogli e menzogne sul dramma dei rifiuti industriali interrati o dati alle fiamme nelle nostre campagne».Molto è stato fatto da un anno, almeno altrettanto resta ancora da fare perché la follia che sta facendo scempio di una terra abbia una fine. Le istituzioni (prime quelle locali), ad esempio, fin qui hanno realizzato poco o nulla, a parte proclami e dichiarazioni d’intenti, tuttavia hanno smesso d’ignorare questa tragedia. Anche i mezzi d’informazione hanno fatto poco e solamente dopo che Avvenire svelò i dati – terribili – delle morti per malattie oncologiche nella “Terra dei roghi”. La gente invece ha pian piano preso consapevolezza, si sono moltiplicati i comitati di cittadini, gli appelli, le manifestazioni, le proteste, gli incontri con chi deve tutelare la salute pubblica e nuove iniziative arriveranno a brevissimo.Le richieste restano quelle. Controllo e presidio del territorio, massimo rigore contro i reati ambientali, inasprimento delle pene e allungamento dei tempi di prescrizione, blocco dell’ingresso in Campania di rifiuti industriali e tracciabilità degli stessi. Ma anche bonifiche urgentissime, tutela dei terreni sani, avvio di studi tossicologici per mostrare il nesso di causalità tra disastro ambientale e patologie.LA CHIESA In prima linea a difendere il suo popoloChiese locali in prima linea nella lotta ai roghi. Così la singola voce di don Maurizio piano piano è diventata un coro. Prima il pieno sostegno del suo vescovo, monsignor Angelo Spinillo, titolare della diocesi di Aversa e vicepresidente della Cei. «Dobbiamo cominciare a prendere iniziative per essere pienamente liberi, a cominciare dall’aria che respiriamo», dice il 6 luglio 2012. Poi la lettera dei 13 parroci della Forania di Caivano che invitano i cittadini «a denunciare il male e chi lo compie». Gli stessi parroci, che col loro vescovo firmano e raccolgono le firme per una petizione al Parlamento europeo. Quindi i 7 vescovi della zona, guidati da cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe (Aversa, Caserta, Capua, Acerra, Nola, Pozzuoli) che firmano come “vescovi della terra dei fuochi” un duro documento che parla di «vera ecatombe», di «territori terribilmente feriti e violentati», di «vergogna insopportabile», denunciando i «criminali senza scrupoli» che hanno avvelenato la gente, chiedendo maggiori controlli ma anche che «le regioni del Nord si assumano la responsabilità per i danni che i loro rifiuti hanno prodotto nella nostra terra».
LA LOTTA Impennata di controlli, multe e denunceGrazie al coordinamento tra le Forze dell’ordine, comprese le polizie locali, promosso dal commissario antiroghi, c’è stato un forte incremento dell’attività di contrasto. Nei primi sei mesi dell’anno i pattugliamenti sono stati 2.237 (erano appena 303 a febbraio). Le contravvenzioni a veicoli per trasporto illegale di rifiuti speciali 127, le persone denunciate per crimini ambientali 82 e 8 gli arresti (6 per trasporto di rifiuti speciali pericolosi, 1 per incendio di rifiuti, 1 per crimini ambientali). Quasi 61mila euro le sanzioni amministrative. Sequestro penale di 47 veicoli per trasporto illegale di rifiuti e di 11 aree private per sversamento di rifiuti. Altri 47 sequestri di aree, all’interno di aziende, usate come discariche illegali. Rifiuti parcheggiati in attesa che i controlli si allentino. Proprio sulle aziende la pressione è stata forte. Controllati 120 gommisti (7 chiusi perché irregolari), 39 aziende nel settore tessile e della pelletteria (7 chiuse e 31 provvedimenti contro lavoro e produzione in nero), 79 imprese edili (19 senza autorizzazione), 13 agricole. Infine 27 gli sversamenti illegali di pneumatici.
IL PALAZZO Un patto tra tutte le istituzioni per fermare le mafieDopo decenni di colpevoli silenzi e immobilismi le istituzioni si muovono. Due ministri, quello della Salute, Balduzzi e quello dell’Ambiente, Orlando, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie e quella del Parlamento europeo per le petizioni, sono scesi fin nella parrocchia di Caivano per incontrare i comitati dei cittadini. Non solo passerelle, per fortuna. Così la Commissione ecomafie ha dedicato nella Relazione sulla Campania molte pagine alla “terra dei fuochi”, paragonandola ad «un’epidemia di peste». Mentre Orlando ha annunciato un finanziamento di 6 milioni per i comuni sciolti per camorra, una commissione per rafforzare reati e pene, promettendo anche di bloccare l’import di rifiuti industriali. Inoltre è stato firmato tra istituzioni e il consorzio Ecopneus un protocollo per lo smaltimento degli pneumatici abbandonati. Infine l’11 luglio entra in vigore il Patto per la “terra dei fuochi”, firmato da Regione, Province, 50 comuni, Anci, Asl, Arpac e dalle associazioni ambientaliste, che prevede una serie di impegni. Già pronti 5 milioni di finanziamento regionale. Ma c’è ancora molto da fare, soprattutto a livello locale, su controlli e bonifiche.
I NUMERI Calano finalmente gli incendi ma resta l'allarmeCalano di circa la metà gli interventi dei vigili del fuoco sui roghi di rifiuti nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2012, pur restando cifre altissime: più di sei roghi al giorno nelle due province. Ma l’ultimo mese fa segnare una preoccupante ripresa soprattutto nel Casertano. Qui i roghi su cui sono intervenuti i vigili del fuoco sono stati 321 contro i 668 dell’anno scorso. Ma a giugno, pur calando da 207 a 113, sono stati quasi il doppio di maggio, quando erano stati appena 65. Certo la lunga stagione piovosa ha inciso ma, evidentemente, gli incendiari riprendono forza col caldo. Analoga la situazione nella provincia di Napoli. Qui gli interventi sono stati 814 rispetto ai 1.503 del primo semestre 2012. A giugno si è scesi da 255 a 140, analoghi ai 142 di maggio. Quello che preoccupa è che il fenomeno si sta spostando anche a sud di Napoli, forse per il maggiore contrasto nelle altre aree. Circa il 30% degli incendi riguarda, infatti, paesi, come Castellammare di Stabia, Torre Annunziata, Poggiomarino, che non erano stati inseriti nei progetti antiroghi.
LE AREE Un terreno sequestrato ogni giornoSequestrano «un terreno al giorno», perché inquinato da rifiuti speciali o tossici, solamente gli uomini del Corpo forestale dello Stato, guidati dal generale Sergio Costa, che comanda la provincia di Napoli. E alcuni sequestri sono arrivati dopo scoperte inquietanti, come – fra gli ultimi – i due ettari coltivati a Caivano, ma compromessi da un veleno micidiale, il toluene, finiti "sotto sigilli" a metà di maggio. Oppure come il sequestro lo scorso febbraio di 20mila metri quadrati (sempre coltivati) per la «presenza di sostanze cancerogene» sempre nei dintorni caivanesi, sui quali erano spuntati cavolfiori di color giallo paglierino (la cui foto aveva fatto il giro del web...) e nei quali erano stati riscontrati valori elevatissimi di cadmio, piombo, antimonio, rame, zinco e policlorobifenili, sette volte maggiori quelli consentiti per la coltivazione. Così si è perso il... conto delle aree sequestrate, come quella dell’ex-Resit a Giugliano, dove il terreno fuma, ma senza bruciare, per le migliaia di tonnellate di residui tossici dell’Acna di Cengio che vi sono state seppellite da anni. Oppure infine come le altre – tante – "fumarole" simili disseminate nella "Terra dei roghi"...
I MASS MEDIA Uno sguardo «timido» e purtroppo a singhiozzoI mezzi d’informazione hanno sostanzialmente ignorato la strage nella "Terra dei roghi", poi, "usciti" i dati sulle mortalità oncologiche, hanno preso – timidamente – ad occuparsi di tanto in tanto delle migliaia di tonnellate di rifiuti tossici finite in queste zone. Sul fronte televisivo, a seguire regolarmente la tragedia pensa Tv2000, la Rai ha realizzato alcuni buoni servizi (come una puntata de "I dieci comandamenti" e alcuni approfondimenti di Rainews24) e l’informazione di Mediaset ha dato conto di qualcosina. Lo scenario radiofonico non è troppo diverso, mentre quanto alla carta stampata, quotidiani e periodici (a parte "Il Mattino" di Napoli e l’edizione locale del "Corriere della sera", che seppure di tanto in tanto tornano sull’argomento) si mantengono a debita distanza...
LA SALUTE Esplosa la mortalità per patologie tumoraliLa crescita di mortalità oncologiche nella "Terra dei roghi" «ha matrice ambientale»: venne ufficializzato nel luglio scorso da un’«analisi sistematica» degli ultimi vent’anni nei comuni della Campania realizzata dall’Istituto nazionale per i tumori "Pascale" di Napoli. Gli incrementi del tasso di mortalità per tumori in provincia di Napoli «sono del 47% fra gli uomini e del 40% tra le donne», come pure «rispettivamente del 28,4% e del 32,7% in provincia di Caserta». Mentre in Italia «i tassi sono rimasti tendenzialmente stabili» e «al Nord addirittura diminuiti». L’allora ministro della Salute Renato Balduzzi all’inizio di gennaio venne ad Aversa e fu contestato per avere detto che la colpa poteva soprattutto essere negli «stili di vita» campani, poi un mese dopo tornò in incognito a visitare le montagne di rifiuti tossici, bruciati e non, «ripartendo con le lacrime agli occhi» (come raccontò don Maurizio Patriciello) e dicendo che «qui c’è un’altra Ilva». Sono appena di qualche giorno fa le stesse parole sugli «stili di vita» del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la quale, contestata a sua volta, ha incaricato l’Istituto Superiore di sanità di «effettuare un’ulteriore valutazione epidemiologica nelle zone campane interessate da smaltimento abusivo di rifiuti»...
I CITTADINI Oltre 50 associazioni nel coordinamento dei comitati fuochiÈ un sito internet a raccontare bene cos’è successo tra la gente: «È partita a luglio (2012, ndr) una forte mobilitazione da parte della società civile sul tema dei roghi tossici, che si è concretizzata nella nascita del "Coordinamento comitati fuochi" che raggruppa varie associazioni e semplici cittadini dei territori». Lo si legge infatti nel sito www.coordinamentocomitatifuochi.org, nel quale appunto si ritrovano adesso una cinquantina di associazioni, impegnate «nel mettere in campo una serie d’iniziative concrete di impegno sulla tematica della repressione dei roghi tossici nell’area a nord di Napoli e a sud di Caserta». E che tengono a precisare subito e nero su bianco come «il Comitato sia autonomo e non legato o riconducibile ad alcun partito politico» e come «chi partecipi al Comitato non lo fa quale appartenente a un partito». Dunque una mobilitazione che va facendosi sempre più diffusa e capillare, sfociata in grandi manifestazioni di protesta come la fiaccolata dello scorso 18 novembre a Caivano alla quale parteciparono almeno 20mila persone, ma anche nella "maxiquerela" del settembre 2012 che venne firmata da 32mila persone.​​​​
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