sabato 13 ottobre 2018
La nave italiana delle ong ha ricevuto un sos trasmesso dai maltesi per un gommone a rischio naufragio. Malta non agisce, Roma nega i soccorsi ma poi interviene la Guardia costiera di Lampedusa
L'arrivo a Lampedusa (Ansa)

L'arrivo a Lampedusa (Ansa)

Sono tutti i salvi i settanta migranti salpati da un porto libico su un barcone di legno e intercettati dalla Guardia costiera italiana quand’erano ormai all’imbocco del porto di Lampedusa.

Sono arrivati la notte scorsa dopo una traversata che si è lasciata dietro anomalie, informazioni contrapposte, scaricabarile tra Roma e La Valletta, sospetti depistaggi e momenti ad alta tensione tra Mediterranea e il capo di gabinetto del ministro Toninelli.Lo sbarco ha avuto il sapore della sfida lanciata dai trafficanti di uomini ai governi europei. Da anni, infatti, non si vedevano carrette di legno solcare il Canale di Sicilia, aggirando qualsiasi controllo anche per effetto delle contese burocratiche tra Malta e Roma.

L’allarme è scattato poco dopo le 18,30, quando l’apparecchio navtext della Mare Jonio ha sputato il cablograamma con l’avviso ai naviganti per un barcone, inizialmente si pensava fosse un gommone, diretto verso Lampedusa e con almeno 70 persone a bordo. Immediatamente dalla missione umanitaria a bandiera italiana hanno contattato la centrale di coordinamento di Malta e poi quella di Roma. I maltesi, competenti per il tratto di mare nel quale incrociavano in quel momento i migranti, hanno fornito coordinate precise, aggiungendo però di “non avere mezzi da inviare nell’area”.

Insomma, le loro motovedette non si sarebbero mosse nonostante il mare grosso, con onde superiori a 1.5 metri, e l’imminente rischio di naufragio.

Controllo della rotta a bordo della nave Mare Jonio

Controllo della rotta a bordo della nave Mare Jonio

A quel punto è stato il parlamentare Erasmo Palazzotto, a bordo di Mare Jonio, a contattare il coordinamento del soccorso marittimo di Roma. La risposta è stata in perfetto burocratese: “Non abbiamo competenza su quell’area, lì decide Malta”.

Intanto dalla capitale, che era stata messa al corrente dell’allarme, forniscono alla Mare Jonio coordinate differenti rispetto a quelle ricevute da Malta, con una discrepanza di circa 12 miglia (che in mare vuol dire un’ora buona di navigazione per andare a altrettante per ritornare sulla propria rotta). Non è l’unica anomalia della giornata. Dal canto loro i guardacoste maltesi riferiscono di avere ricevuto l’S.o.s. attraverso Alarmphone, una organizzazione che raccoglie le richieste d’aiuto dei migranti e poi le smista alle autorità competenti. Contattati per una verifica, da Alarmphone escludono categoricamente di aver mai ricevuto né ritrasmesso ieri alcun allarme.

La nave Mare Jonio controlla i barchini di salvataggio

La nave Mare Jonio controlla i barchini di salvataggio

Mare Jonio, nel frattempo, mette i motori avanti tutta per raggiungere quanto più in fretta possibile la posizione indicata dalla Guardia costiera italiana. Da Malta, che segue le operazioni attraverso i suoi radar, si rendono però conto che la nave italiana si sta dirigendo verso una posizione errata, fornita al comandante della Mare Jonio da Mrcc Roma. Negli stessi istanti assistiamo a una telefonata ad altissima tensione tra il deputato Palazzotto e Gino Scaccia, il capo di gabinetto di Danilo Toninelli.

Il ministro si rivelerà irrintracciabile. Scaccia prova a spiegare a Palazzotto che non solo la competenza dell’intervento spetta a Malta, ma che l’Italia non invierà nessuna motovedetta neanche al limitare delle acque proprie. Ipotesi caldeggiata dalla Mare Jonio, così da essere pronti a salvare i migranti quanto avrebbero fatto ingresso nelle acque a ridosso di Lampedusa. “Se entreranno nell’area Sar (ricerca e soccorso, ndr) italiana interverrà la Guardia costiera, ma per adesso spetta a Malta”. Un concetto ribadito nonostante la Valletta avesse chiaramente rinunciato a intervenire chiedendo al rimorchiatore di Mediterranea di raggiungere i migranti e informare il centro di soccorso in tempo reale.

Poi, alle 3 del mattino, la notizia più attesa: gli stranieri sono tutti salvi e al sicuro, arrivati sulla piccola isola praticamente indisturbati. Segno che gli slogan sui “porti chiusi” non fanno i conti con la realtà e le insidie del mare.

Già lunedì, in concomitanza con la presenza di Mediterranea, altri due barconi partiti dalla Libia erano stati soccorsi da Malta che, per la prima volta dopo anni, aveva accolto 220 persone. A Lampedusa almeno due barchini carichi di tunisini sono arrivati sempre questa settimana. Infine i 70 arrivati sempre dalla Libia poche ore fa.

Di punti interrogativi ne restano molti. Ma documenti, tracciati, registrazioni audio, email, già nelle prossime ci aiuteranno a ricostruire e raccontare la cronaca di uno sbarco che segna un nuovo punto di svolta nelle strategie dei trafficanti e in quelle di chi non vorrebbe testimoni scomodi nel Canale di Sicilia.

La nota della Guardia costiera

I 70 migranti sono tutti di origine eritrea, siriana e ghanese.

"Alla nave Mare Ionio, che ha contattato la centrale operativa della guardia costiera italiana, è stata data indicazione di fare riferimento per le operazioni di soccorso a La Valletta, essendo Malta l'autorità coordinatrice e responsabile delle operazioni di ricerca e soccorso in quell'area", si legge nella nota diffusa nelle prime ore della notte della guardia costiera.

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