sabato 5 gennaio 2019
Anche diversi sindaci e il Piemonte valutano un ricorso alla Consulta sul decreto sicurezza. Ma il ministro dell’Interno Salvini tira dritto: «Sono 10 su 8mila Comuni, gli altri 7.990 lo applicano»
Il presidio di solidarietà con il sindaco Orlkando, a Palermo (Lapresse)

Il presidio di solidarietà con il sindaco Orlkando, a Palermo (Lapresse)

Non appare intenzionato a inviare gli ispettori del Viminale, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, negli uffici comunali dei sindaci contrari all’applicazione di alcune norme del decreto sicurezza: «Ne risponderanno agli elettori», dice. Ma – in attesa di capire se e quando si terrà a Palazzo Chigi l’incontro con una delegazione dell’Anci, ipotizzato dal premier Giuseppe Conte – il braccio di ferro fra il vicepremier leghista e i primi cittadini dissenzienti va avanti: «C’è qualche sindaco incapace che, siccome non sa gestire Palermo, Napoli, Firenze e altre città, si inventa polemiche che non esistono», afferma Salvini. All’affondo replicano il sindaco dem di Firenze Dario Nardella («Definirci traditori è un fatto grave») e quello di Napoli Luigi de Magistris: «Forse Salvini parla per se stesso». In serata, a sua volta, il ministro denuncia di aver ricevuto via Twitter un insulto «dal responsabile stampa del comune di Palermo». Un vero «lord», osserva Salvini.

«Sono 10 su 8mila». In tour elettorale in Abruzzo, il vicepremier leghista rispolvera una delle sue argomentazioni favorite: «Molti sindaci che contestano il decreto non lo hanno letto». A suo parere, a protestare «sono 10 sindaci. In Italia sono ottomila, quindi parliamo degli altri 7.990 – dice a Chieti – . Per me la polemica non esiste, c’è una legge dello Stato, firmata dal presidente della Repubblica, applicata dal 99% dei sindaci ». In sintonia, almeno su questo punto, è l’altro partner di governo: «La protesta dei sindaci è una boutade politica. Se ci saranno dei ricorsi che, in via incidentale, andranno alla Corte Costituzionale che li giudicherà », dice Luigi Di Maio. Ma «nessun governo dirà mai ad un sindaco di disobbedire a una legge dello Stato, l’abbiamo sostenuta e la portiamo avanti».

M5s, voci di dissenso. Il capo politico di M5s resta consapevole dell’esistenza di voci critiche nel Movimento. Come la senatrice Paola Nugnes: «Il decreto è una ferita che non si è mai chiusa – lamenta –. Io sto con chi si oppone, di qualunque colore politico sia, e non mi chiedo se abbiano intenti propagandistici ». Sempre a Palazzo Madama (dove i numeri della maggioranza sono risicati) c’è Matteo Mantero, vicino al presidente della Camera Roberto Fico: «Ecco quello che si ottiene emanando un decreto incostituzionale e stupido, a solo scopo propagandistico, che auspicabilmente sarà smontato dalla Consulta», scrive su Facebook, irritato dal fatto che si faccia «fare bella figura ai sindaci del Pd». Ai dissenzienti Di Maio non concede margini: «Se c’é qualche membro della maggioranza che si sente a disagio, deve ricordare che ne é membro e che questo dl l’ha votato, che il governo lo sta applicando, che lo sosteniamo».

I ricorsi alla Consulta. Agli avvocati dei comuni di Palermo e Firenze, che già stanno esaminando la questione, si sommeranno quelli delle Regioni Toscana e Piemonte: «Contro la legge del governo nazionalpopulista, faremo ricorso alla Corte costituzionale», dice il governatore toscano Enrico Rossi (Leu). Oggi Rossi ha annunciato che la delibera sarà approvata nella seduta di Giunta di lunedì, confermando il pieno sostegno alla protesta dei sindaci che, dice, "fanno bene a ribellarsi ad una legge disumana che mette sulla strada, allo sbando, decine di migliaia di persone che così diventano facile preda dello sfruttamento brutale e della criminalità organizzata, aumentando l'insicurezza". "Nel frattempo - sottolinea Rossi - per aiutare e assistere i migranti e tutti coloro che hanno bisogno, come fanno i volontari, i sindaci e come già facciamo noi, almeno in Toscana avranno tutele stabilite da una legge regionale. Lo scorso 22 dicembre io e la mia Giunta abbiamo approvato una proposta di legge - che sarà votata dal prossimo Consiglio regionale", con un finanziamento di 2 mln, "che tutela i diritti della persona umana, a prescindere dalla cittadinanza".

E il presidente della Regione piemontese Sergio Chiamparino (Pd) aggiunge: «Non possiamo stare a guardare. Stiamo valutando se esistano i fondamenti giuridici per un ricorso della Regione, direttamente o come tramite dei Comuni. Se ci sono, non perderemo tempo».

L’incontro Governo-Anci. Una data non c’è ancora, si fa sapere da Palazzo Chigi. Dal canto suo, il ministro Salvini non dice molto su una sua eventuale partecipazione, ribadendo la propria «disponibilità all’ascolto ». Vengono comunque liquidate come infondate le ricostruzioni su un suo braccio di ferro col premier Conte rispetto alla linea da tenere (dura o dialogante) nei confronti dell’Anci. A smentirlo è il vicepremier Di Maio, dicendo di non avere «notizie di qualche membro del governo che si stia opponendo a un incontro tra l’Anci e il presidente del Consiglio. Ricordo che l’Anci ha al suo interno comuni a favore del decreto, tra cui anche i nostri sindaci che lo applicheranno, e alcuni che invece non vogliono applicarlo».

I sindaci cercano l’unità. Giovedì l’Anci riunirà il comitato direttivo per cercare una posizione unitaria. L’altro ieri una trentina di sindaci pro decreto (molti di centrodestra) hanno scritto al presidente Antonio Decaro sollecitando un chiarimento interno. © RIPRODUZIONE RISERVATA LA PROTESTA La manifestazione di ieri a sostegno del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando / Ansa

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