martedì 4 settembre 2018
Immagini e video girati dagli stessi prigionieri vengono diffuse in Italia dal coordinamento Eritrea democratica e mostrano che a Tripoli il centro è stato investito dai combattimenti tra le milizie
Un frame del video che Avvenire ha deciso di non pubblicare per la violenza delle immagini

Un frame del video che Avvenire ha deciso di non pubblicare per la violenza delle immagini

Le foto dei profughi inermi prigionieri e feriti lunedì sera nel centro di detenzione statale di Tarek al Matar oltrepassano il Mediterraneo.

Immagini scattate e video girati dagli stessi prigionieri vengono diffuse sui social network in Italia attraverso il coordinamento Eritrea democratica e mostrano che il centro è stato investito dai furiosi combattimenti tra le milizie della settima Brigata e quelle del governo di Fayez Serraj. La struttura, che ospita 1.900 persone, è stata ripetutamente raggiunta da colpi di arma pesante.

I prigionieri segnalano che ci sono tre feriti, di cui almeno uno gravemente. I prigionieri sono senza difesa, senza cure mediche e cibo e acqua scarseggiano. Almeno un detenuto su tre è un minore non accompagnato e ci sono diversi malati di tbc.

L'ufficio Acnur di Roma ha sollecitato immediatamente l'ordine di evacuazione ma ci sono difficoltà enormi perché, come conferma anche Medici Senza Frontiere, in città, nel "porto sicuro" di Tripoli, muoversi è difficile.

Un frame del video che Avvenire ha deciso di non pubblicare per la violenza delle immagini

Un frame del video che Avvenire ha deciso di non pubblicare per la violenza delle immagini

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