sabato 17 novembre 2018
A fine 2014 decise di interrompere le cure contro il tumore che l'aveva aggredita per proseguire la gravidanza. Una scelta determinata, contro il parere di tutti
L'amore e il coraggio di una madre. Silvia Pozzan

L'amore e il coraggio di una madre. Silvia Pozzan

Il piccolo Lorenzo alle 10 di stamattina entrerà nel cimitero di Orgiano, paesino del Vicentino, e saluterà per sempre la mamma. Del dramma non sa ancora nulla lui, con quegli occhi così uguali a quelli di mamma Silvia.

Silvia è Silvia Pozzan, 36 anni, morta martedì scorso dopo quattro anni di sofferenza e una scelta precisa compiuta a fine 2014, quando aveva appena scoperto di essere incinta: non avrebbe mai permesso che quel linfoma prendesse il sopravvento sul bambino che portava in grembo.

Stop alla chemioterapia e avanti con la gravidanza. «Il desiderio di diventare mamma era più forte della sua stessa vita – racconta Andrea Tognolo, il marito, distrutto, dalla sua casa di Montagnana, in provincia di Padova dove la famiglia viveva –. E lo ha dimostrato fino all’ultimo respiro. Il suo coraggio è stato più forte di tutto e di tutti: anche della mia paura di perderla, che all’inizio ci aveva messi contro».

La vicenda dolorosa dei due sposi veneti inizia con quella terribile fitta che Silvia sente una notte di quattro anni fa, nei primi mesi di matrimonio, subito alla ricerca di un bimbo. La corsa al pronto soccorso di Legnago e l’esito dell’ecografia: linfonodi ingrossati. Silvia, dieci anni prima, aveva già sconfitto un linfoma di Hodgkin. Lo stesso Andrea era reduce da un gravissimo incidente che lo aveva costretto a 18 giorni di coma. La condivisione del male fisico e dei timori, li aveva saldati come innamorati. Il resto lo aveva fatto i corsi per fidanzati a Campiglia dei Berici. Il passo verso il matrimonio e la gioia della gravidanza era stato breve. Ma ora il baratro si spalancava ancora una volta sotto i loro piedi.

«Mi ci sono voluti dei mesi per accettare tutto questo – continua Andrea –. A quel punto l’ho lasciata libera, "sono con te" ho detto a lei che in qualche modo chiedeva la mia approvazione». Alle visite di routine si sono sommate quelle oncologiche, per provare a tenere a bada il tumore, seppur con armi spuntate. Silvia diventa la "mamma-coraggio" per le sue compagne di degenza, «la donna che ha messo da parte il linfoma» per il personale medico. «In tutti quei momenti, accanto a me c’era un leone: lei aveva preso la sua scelta fin dall’inizio e l’ha portata avanti con una calma che io non avevo».

Finché il 30 aprile 2015 Lorenzo viene alla luce. «Una gioia incredibile, travolgente – condivide il marito –. Le ho detto che il merito era tutto suo, che era stata una grande. E questo è quello che racconterò a Lorenzo: ha una mamma che non ha eguali, che per lui ha dato la vita». Il giorno dopo il cesareo, Silvia non sta più nella pelle. Di fronte a lei un calvario di chemio e radio, ma in carrozzina e dolorante, si presenta subito dal suo Lorenzo, ricoverato in terapia intensiva. Per lei che meno di due anni prima aveva perso il padre nella notte di san Lorenzo (ed ecco spiegato il nome) e che di lì a poco avrebbe salutato per sempre anche la mamma, stroncata da un infarto, il figlioletto e il marito si avviavano a essere davvero tutto.

I mesi passano, Andrea cambia dieci lavori per seguire la famiglia, Lorenzo cresce e si fa forte, ma la malattia avanza. Si scopre un nodulo al seno, che non può essere curato fino in fondo per un affaticamento cardiaco. «Gli ultimi mesi sono stati paradossalmente sereni – si asciuga le lacrime Andrea –. Avevamo deciso di regalarci alcuni giorni di svago, in villeggiatura nel Conero e ad Asiago. Avevamo bisogno di vivere una realtà diversa, fino ad allora erano state solo bastonate».

Ma al rientro, la dura realtà si riaffaccia, sottoforma di un piccolo ingrossamento del fegato, a cui nessuno dà peso. In un mese la ghiandola triplica, sotto la spinta delle metastasi e si porta via Silvia. «Non ho mai visto tanto accanimento su una sola persona – conclude Andrea –. Adesso è dura, ma c’è una vita da ricostruire nel nome di Lorenzo. Adesso la mia vita è lui».

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