martedì 21 agosto 2018
La nave militare resta ormeggiata in porto. Salvini frena sullo sbarco delle 177 persone soccorse dalla Guardia costiera italiana. La Commissione Ue: trattative in corso tra gli Stati membri
(Ansa)

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La nave Diciotti, con a bordo 177 persone soccorse nei giorni scorsi al largo di Lampedusa è ancora ormeggiata nel porto di Catania. Ma almeno i 29 minori a bordo potranno scendere. Lo ha comunicato, alle 19.20 di stasera in diretta Facebook, il ministro per l'Interno Matteo Salvini. La questura di Catania si è già attivata per effettuare l'operazione di sbarco, che avverrà in tempi brevi.

Il pattugliatore della Guardia Costiera italiana, dopo essere rimasta bloccata per 5 giorni in mare, ha potuto attraccare soltanto alle 23.30 di lunedì sera - dopo l'autorizzazione del ministro dei Trasporti - nel porto di Catania.

Dalla nave militare però nessuno può scendere: né i militari né i profughi salvati dalla Guardia Costiera italiana. Almeno fino a quando - come ha intimato il ministro dell'Interno Matteo Salvini - non si troverà un accordo sulla ripartizione tra i Paesi dell'Unione europea dei migranti soccorsi.

Bisogna ricordare che lo scorso 12 luglio era stato possibile soltanto grazie all'intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella - preoccupato per i "risvolti umanitari" della situazione e dopo circa otto ore di attesa dal momento di ingresso nel porto di Trapani - far scendere con il via libera del premier Giuseppe Conte i 67 migranti soccorsi allora dalla stessa nave Diciotti della Guardia quattro giorni prima al largo della Libia.

A BORDO I MIGRANTI SOCCORSI A FERRAGOSTO
I migranti, soccorsi dalla Guardia costiera italiana nella notte tra il 15 e il 16 agosto mentre erano su un barcone in avaria al largo di Lampedusa, hanno passato la loro quinta notte sulla nave Diciotti ormeggiata in porto a Catania. A bordo, secondo Save the Children, ci sarebbero anche diversi minorenni, tra cui 28 non accompagnati.

Al porto di Catania la situazione è ancora bloccata: al molo di Levante la polizia di Stato, la guardia di finanza e i carabinieri hanno circondato il pattugliatore militare. Nessuno può muoversi, non possono fornire aiuto né gli uomini della Protezione civile né l'equipe di Medici senza frontiere che vorrebbe poter prestare cure mediche alle 177 persone, ancora in «ostaggio». Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha continuato a ribadire per tutta la giornata che nessuno toccherà terra finché non ci sarà un’assunzione di responsabilità europea nell'accoglienza dei migranti. E intanto dalla Commissione europea un portavoce intorno alle 12.30 ha fatto sapere se sono in corso i contatti con gli Stati membri per trovare una soluzione al più presto sul caso della nave Diciotti.

"Le persone a bordo della Diciotti hanno subito abusi, torture. Sono vittime di tratta e traffico di esseri umani. Hanno bisogno urgente di ricevere assistenza e diritto a chiedere asilo. Un diritto fondamentale, non un crimine". È l'appello su Twitter di Carlotta Sami, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati.


LO SCONTRO ISTITUZIONALE: TONINELLI AUTORIZZA L'APPRODO MA SALVINI FERMA LO SBARCO


Il porto di Catania era stato indicato già nel pomeriggio di lunedì dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli, a cui risponde la Guardia costiera, ma il ministero dell’Interno ha poi diffuso una comunicazione per chiarire la situazione: «Il ministro Salvini non ha dato né darà alcuna autorizzazione allo sbarco dei migranti sulla nave Diciotti, finché non avrà certezza che i 177 andranno altrove».

Già lunedì si era avuta la conferma che erano in corso alcuni negoziati nell’Unione Europea per trovare un accordo sull'accoglienza dei migranti a bordo della Diciotti: per il momento, comunque, non è stata annunciata alcuna soluzione.

APERTA INDAGINE DELLA PROCURA AD AGRIGENTO SULLA VICENDE DELLA NAVE DICIOTTI

Nel frattempo la Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta per "conoscere il tentativo di ingresso" dei profughi "avvenuto lo scorso 16 agosto al largo dell'isola di Lampedusa, tratti in salvo dalla motonave Diciotti e a oggi ancora ospitati sulla medesima motonave della Guardia Costiera". Lo ha reso noto il procuratore Luigi Patronaggio.

L'indagine è affidata alla Capitaneria di porto di Porto Empedocle e alla squadra mobile di Agrigento: essa "punta a individuare scafisti e "a conoscere le condizioni dei 177 migranti a bordo della unità navale militare".

La nave Diciotti e la Marina italiana si trovano coinvolte, loro malgrado, in un gioco al massacro sulla pelle non solo dei naufraghi e dei militari italiani. Come testimoniato dal primo luogotenente Antonello Ciavarelli, delegato del Consiglio Centrale della Rappresentanza Militare (Cocer) della Guardia costiera italiana in un'intervista al Corriere: "È incomprensibile. Anche imbarazzante. La nave Diciotti è una nave militare dello Stato italiano - ha commentato - e le viene impedito di ormeggiare in un porto italiano! Noi militari ovviamente obbediamo al governo, però ci aspettiamo anche una politica più risoluta nel dare disposizioni!", il tutto mentre sui social network si moltiplicano le accuse nei confronti dell'ammiraglio Giovanni Pettorino, comandante della Guardia costiera italiana.

È intervenuto anche il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, che dopo aver preso atto del quinto giorno di permanenza forzata dei 177 migranti salvati ha informato le alte cariche dello Stato con le sue valutazioni sul caso. Per il Garante si tratta di un caso di “rilevanza umanitaria”, per questo ha avviato un’interlocuzione istituzionale.

PERCHÉ LA NAVE DICIOTTI ERA RIMASTA BLOCCATA IN MARE PER CINQUE GIORNI?

Fonti vicine al governo avevano confermato già sabato sera ad Avvenire l’avvio di colloqui tra la Farnesina e l’Unione europea e il ministro degli Esteri, Mario Moavero Milanesi, alla ricerca di una soluzione condivisa per lo smistamento dei naufraghi.

Lunedì mattina fa la conferma attesa con una nota della Farnesina che "ha ufficialmente e formalmente investito della questione" della nave Diciotti con 177 migranti a bordo "la Commissione europea, affinché provveda a individuare una soluzione in linea con i principi di condivisione tra Stati membri dell'Unione Europea".
Per il ministro Moavero Milanesi: "Il governo ritiene indispensabile che la Commissione assuma direttamente l'iniziativa, vocata a individuare i Paesi Ue disponibili ad accogliere le persone salvate in mare".

I migranti sono bloccati sulla nave Diciotti perché – come in diversi casi simili accaduti negli ultimi mesi con la nave Aquarius – il governo italiano si rifiuta di accoglierli tutti e vuole che altri paesi dell’Unione Europea prendano una parte dei migranti prima di autorizzare l’eventuale sbarco. Nel pomeriggio di domenica, Salvini ha anche minacciato che in assenza di un accordo con gli Stati europei i migranti a bordo della Diciotti verranno riportati in Libia.

Il risultato, paradossale, è che i porti italiani, almeno per il momento, restano off limits anche per uno dei corpi nazionali più rappresentativi del Paese: la Guardia Costiera. Ma il gioco delle parti del vice premier leghista è comunque molto pericoloso, perché portato avanti sulla pelle di naufraghi in mare ormai da una settimana. Senza contare il rischio corso da un equipaggio italiano, "colpevole" soltanto di aver compiuto il proprio dovere. Perché è questo, al netto della tragedia umanitaria, il risvolto più preoccupante della vicenda: «La Guardia costiera gode di un patrimonio identitario accumulato negli anni grazie a un lavoro prezioso. Chi sta tutti i giorni in mare ha bisogno di avere la certezza di una sicura organizzazione a terra – avverte Vittorio Alessandro, ex ammiraglio, marinaio di lungo corso e, fino a poco tempo fa, responsabile delle relazioni esterne delle Capitanerie di porto –. Il mio timore è che questi sobbalzi istituzionali, offerti in pasto all'opinione pubblica, possano generare attacchi ingiustificati e minare la tranquillità di chi svolge un lavoro già di per sé molto difficile. Bisogna difendere i soccorsi e chi li svolge, le decisioni politiche vengono dopo. Ma in mare lo scenario richiede il massimo della solidarietà».

Restano da chiarire i dettagli sul comportamento della Marina maltese e sull'operazione di soccorso da parte della Guardia costiera. «Ma tutto questo mi sembra meno importante rispetto allo stato attuale della situazione – continua Alessandro –. Siamo all’inverosimile: è assurdo che una vicenda poco chiara dal punto di vista burocratico debba costare così tanto in termini umani, psicologici e anche economici». D’altra parte «appare evidente che la nave italiana ha compiuto quello che le leggi prevedono in caso di soccorso: il comandante di zona ha la responsabilità della valutazione dell’entità della crisi e, mantenendo i rapporti gerarchici, deve compiere tutti gli atti necessari alla risoluzione della situazione di pericolo – ragiona ancora l’ammiraglio –. La mia idea è che l’emergenza non sia certo intervenuta nel momento in cui la nave italiana l’ha letta. Perché su un gommone che porta 190 persone non si fa una navigazione tranquilla, anche se il mare non è mosso. Mi stupisce che Malta non abbia valutato l’entità del pericolo o le situazioni di criticità sanitarie che invece ha potuto verificare la motovedetta italiana».

In questi casi la procedura è sempre la stessa e impone che i profughi, una volta soccorsi, siano trasportati nel porto sicuro più vicino (in questo caso Lampedusa).
Ma senza un nuovo accordo con i Paesi Ue, è difficile immaginare una soluzione in tempi brevi. A meno che non intervenga il Quirinale come già avvenuto nel luglio scorso sempre con la Diciotti, quando il presidente della Repubblica sbloccò l’impasse "liberando" 67 migranti trattenuti a bordo del pattugliatore in attracco a Trapani. Nel frattempo Danilo Toninelli, ministro dei Trasporti e riferimento politico delle Capitanerie, non ha ancora speso una parola su quanto sta accadendo. Ma la tempistica non è un particolare e un’imbarcazione come la Diciotti è del tutto inadeguata al lavoro in cui si trova costretta: «Il soccorso ha come caratteristica la rapidità – ricorda Alessandro –, non solo nel trasbordo. Non parliamo di una nave grande, ma di un’imbarcazione che non è fatta per lunghe attese in mare con 177 profughi in condizioni sanitarie precarie». E più tempo trascorrerà in mare, più alto sarà il rischio.

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