martedì 3 luglio 2018
Mondo del pallone e Biscione i più colpiti
La sponsorizzazione della nazionale da parte di Intralot (Ansa)

La sponsorizzazione della nazionale da parte di Intralot (Ansa)

Dopo lo stop alla pubblicità sull'azzardo introdotta dal decreto dignità (QUI LE MISURE), qui di seguito qualche numero su chi viene più colpito.

La 'torta' della pubblicità che ruota attorno all’azzardo ha numeri impressionanti: secondo un’indagine basata su dati Nielsen (i più aggiornati), tra gennaio e settembre 2017 la raccolta è stata di 45,9 milioni di euro, in crescita dell’1,8% rispetto al 2016.

A uscire con le ossa peste dallo stop del governo è Mediaset. A fare i conti al settore è stata una ricerca della società Fidentiis: secondo i loro analisti, l’azienda che gestisce le tv berlusconiane raccoglie il 50% della pubblicità annuale sui media tradizionali, una cifra che nel totale annuo supera i 60 milioni di euro.

Con questo provvedimento il gruppo di Cologno Monzese dovrebbe lasciare sul terreno il 6% del margine. Non ha questi problemi la Rai, che si è autolimitata.

Un’altra ripercussione (al di là del fatto che dovrebbero essere salvi i contratti in essere) è quella per le società sportive, in particolare del calcio, non a caso protagoniste di una levata di scudi negli scorsi giorni.

Solo per limitarsi alla serie A, sono ben 11 (su 20) le squadre che hanno un partner commerciale legato al mondo delle scommesse. Sono 120 milioni all’anno che vengono utilizzati per fare pubblicità attraverso lo sport.

Non si può non ricordare che, fino a poco tempo fa, la stessa Nazionale italiana ha avuto fra i suoi sponsor uno di questi marchi (Intralot), scelta che procurò fortissime polemiche durante la gestione Tavecchio in Fgci. Avvenire promosse la campagna Azzurro Vergogna, che si proponeva di far recedere la Nazionale da quella sponsorizzazione. Successivamente la Federazione annunciò che il programma non sarebbe più stata rinnovato.

Il logo della campagna di Avvenire

Il logo della campagna di Avvenire

l fenomeno, peraltro, non è solo italiano: secondo un’analisi pubblicata dall’agenzia specializzata Agimeg, nel Regno Unito – nella Premier League, la Lega calcistica più ricca al mondo – il 45% delle squadre ha un’azienda di gioco on-line come sponsor sulla maglia, il 100% ha cartelloni led durante le partite con sponsor di aziende di gioco, il 95% delle partite trasmesse in diretta Tv ha almeno uno (spesso due o più) spot di aziende di gaminge, addirittura, il 100% delle società ha comunque una forma di accordo con compagnie di scommesse.

Al momento, un limite per tutte le tv già c’è: gli spot sono vietati dalle 7 alle 22 di ogni giorno nelle trasmissioni sui canali generalisti, sui canali da 1 a 9 del telecomando. L’orario limitato non si applica però a Mediaset Premium e Sky.

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