C'è l'ipotesi di una missione Onu nel Golfo (ma prima serve una de-escalation)
L'Ue spinge per il ritorno alla diplomazia. Crosetto: una missione multilaterale per Hormuz metterebbe tutti d'accordo. Il segretario generale Guterres parteciperà al Consiglio Europeo

Europa chiama Onu. Dopo il “grande no” agli Stati Uniti sullo stretto di Hormuz, l’Ue prova a immaginare uno scenario alternativo, subordinato, necessariamente, a una de-escalation. Il dialogo tra Bruxelles e il Palazzo di Vetro, nel nome della difesa quasi disperata del multilateralismo, avrà un momento importante con la presenza domani, al Consiglio Europeo, del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. La libertà di navigazione nello stretto, informano da Bruxelles, «sarà inevitabilmente un argomento di discussione». «Come ha giustamente sottolineato lo stesso segretario generale - spiega una fonte comunitaria -, la possibilità di una soluzione a livello Onu richiederà tempo. Ciò significa che la diplomazia dovrà tornare al centro di questo conflitto. Chiaramente, al momento, non lo è». Prospettive che saranno anche al centro del colloquio al Quirinale tra la premier Giorgia Meloni (coi principali ministri) e il capo dello Stato, appuntamento ormai istituzionale prima di qualsiasi Consiglio Europeo.
L’Italia è tra i principali sostenitori di questo scenario. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ieri ha fatto intendere come si sta muovendo Roma: su Hormuz «non è che i Paesi hanno detto di “no” a mettere in sicurezza» lo stretto, «hanno detto di “no” a una missione che poteva sembrare quasi un ingresso in guerra in quel canale. Mentre invece ciò che auspicano tutti i Paesi è una missione multilaterale, internazionale. Bisognerebbe che ci fosse l’Onu. Una missione che metta in sicurezza Hormuz riuscirebbe a mettere d'accordo attorno al tavolo quasi tutto il mondo».
Il modello di cui si parla da giorni è quello del “corridoio del grano”, mediato dalla Turchia, che ha evitato una catastrofe alimentare dopo i primi mesi di guerra della Russia all’Ucraina. Chiaramente agire sotto l’egida Onu vorrebbe dire avere il consenso anche di Cina e Russia, oltre che degli Stati Uniti che invece, dopo il rifiuto europeo, stanno cercando di militarizzare lo stretto con l’aiuto dei Paesi del Golfo.
Il dato politico è che l’Europa sta stringendo i denti per non farsi trascinare. «La diplomazia - ha detto l’Alto rappresentante Ue, Kaja Kallas - è l’unica soluzione possibile per Hormuz. Lavoriamo con i partner del Golfo, con la Giordania, con l’Egitto ma anche con i partner di altre regioni. Siamo tutti d’accordo su una cosa: vogliamo che finisca la guerra perché ha un costo troppo elevato per tutti a livello globale». Per Kallas compito specifico dell’Europa è «difendere con forza ciò in cui crediamo, compreso il diritto internazionale». Nel concreto, Tajani ricorda che l’Iran ha «missili e droni a non finire». Mantenere questa postura, e anche sbloccare i 90 miliardi di prestiti all’Ucraina, sono i due obiettivi fondamentali del Consiglio Europeo che inizierà domani. Da quest’ultimo punto di vista, il leader ucraino Zelensky sta fornendo rassicurazioni all’Ungheria per la riparazione dell’oleodotto Druzbha, grande ostacolo verso l’unanimità dei Ventisette.
Tornando a Roma. L’altro grande fronte è il rientro dei militari italiani. Crosetto annuncia: «A Baghdad questa notte (ieri notte, ndr), tramite e con l’accordo dei nostri servizi di intelligence, abbiamo fatto evacuare alcuni nostri militari in totale sicurezza: sono già usciti dall'Iraq e sono arrivati in Kurdistan e adesso andranno in Turchia e poi rientrano in Italia». Ci saranno ancora altri rientri da Erbil e dal Kuwait. In Libano invece i contingenti al momento restano. «Le Nazioni Unite - ricorda Crosetto - hanno già deciso che Unifil finirà il prossimo anno, ma per quanto riguarda questi giorni i primi a chiederci di rimanere sono gli stessi libanesi e le stesse Nazioni Unite». Ovviamente, il nodo restano le garanzie di sicurezza. «Gli stessi contingenti - continua Crosetto - si rendono conto del valore del di questa missione di pace per far finire anche la guerra che è in corso, perché le alternative sono due: o in qualche modo gli hezbollah vengono disarmati da una missione multilaterale delle Nazioni Unite o li disarma Israele con la guerra come sta facendo adesso».
Continua a latitare, tanto in Europa quanto in Italia, il dossier energia. Nel Governo chiedono altri giorni di tempo per arrivare a un pacchetto di misure, intanto in Ue non c’è accordo sugli Ets. Ma è plausibile che Meloni chieda a Bruxelles una specifica iniziativa europea per consentire agli Stati di aiutare famiglie e imprese.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






