Meloni fa campagna da Fedez. Protesta dem: monologo tv
La premier, ospite del podcast del rapper, ripete che non si vota su di lei: «Se vince il No, vi tenete me e una giustizia che non funziona». Polemiche delle opposizioni per la sua presenza lunedì sera su Rete 4

Con l’obiettivo di far salire l’affluenza dei votanti all’imminente referendum, cosa che secondo i sondaggisti potrebbe favorire il fronte del Sì rispetto a quello del No, la premier Giorgia Meloni non disdegna alcun medium, neppure quelli rivolti a un pubblico di giovanissimi, che della riforma costituzionale hanno solo una vaga idea. Così, quasi al termine della campagna elettorale, decide di partecipare a una puntata del podcast Pulp del cantante Fedez. Una scelta pop, per un contenitore mediatico seguito, ma certo differente dalle paludate interviste sui quotidiani o dai salotti televisivi sui canali nazionali. Ne vien fuori una puntata speciale (già registrata ma che sarà scaricabile da giovedì pomeriggio) imperniata su una conversazione a tre, fra la premier, il rapper e il co-conduttore Mr. Marra, che spazia sulla politica nostrana e internazionale (compresa la guerra in Iran) soffermandosi più volte sul voto referendario di domenica e lunedì.
«Se vince il No, vi tenete Meloni e la vecchia giustizia»
Ancora una volta, la premier sottolinea che «non si vota sulla Meloni, ma sulla giustizia» e che pure chi non condivide la politica del suo Governo «dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema». E se dovesse vincere il No? «Non mi dimetterei - è la risposta -. Se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni, potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone». La premier difende la separazione delle carriere fra organi requirenti e giudicanti («Rafforzerà il principio costituzionale del giudice terzo e imparziale») e il sorteggio per i membri dei due Csm, per smontare le logiche correntizie. E se dovesse prevalere il Sì, la premier anticipa che nelle norme attuative il Governo inserirà il divieto, almeno per un periodo di tempo, a chi fa politica di entrare al Csm, per accrescere «l’incapacità della politica di incidere in questo meccanismo».
Su Sky Nordio versus Grosso
Di sera va in scena su Skytg24 l’atteso «confronto», moderato dal direttore Fabio VItale, fra il Guardasigilli Carlo Nordio ed Enrico Grosso, costituzionalista e presidente onorario del Comitato “Giusto dire No”, voluto dall’Anm. «Spero che l’affluenza sia la più alta possibile, tra il 50 e il 60% almeno», scommette Nordio. Mentre Grosso ritiene che «per separare le carriere sarebbe bastata una legge ordinaria» e che «questa riforma non risolve i veri problemi della giustizia italiana». A suo parere, le modifiche alla Carta puntano a «cambiare l'equilibrio tra i poteri» introducendo di fatto «un maggior condizionamento della magistratura da parte della politica». Di parere opposto, va da sé, il ministro che assicura, «se dovesse vincere il Sì, cosa che auspico e che penso», che «la parola d'ordine» sarà «collaborazione, cioè sedersi attorno a un tavolo insieme alla magistratura, all’avvocatura e al mondo accademico per le leggi di attuazione».
Le frecciate delle opposizionie il nodo della par condicio
Per il resto, lo scorcio finale di campagna resta agitato dalle polemiche. Dopo i casi innescati dalle affermazioni di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del dicastero della Giustizia e del deputato di Fdi Mattia, ieri a far indignare le opposizioni è stato un altro parlamentare di FdI, Franco Zaffini, secondo il quale finire «davanti alla magistratura è come se ti diagnosticano un cancro». Considerazioni contenute in un video diffuso da M5s, col commento: «Non passa giorno senza che i politici del centrodestra non rivelino la sete di vendetta verso la magistratura». Ma il malumore delle opposizioni riguarda anche l’eccessiva presenza (in violazione delle norme sulla par condicio) dei sostenitori del Sì in alcuni programmi Mediaset, come Quarta Repubblica, in onda lunedì sera su Rete 4: «Un monologo della premier di mezz’ora in prima serata senza contraddittorio», lamentano i parlamentari del Pd in commissione di Vigilanza Rai . Uno «spazio promozionale», chiosa il capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristofaro. Un sospetto che lo stesso Fedez, per quanto riguarda il podcast, prova ad allontanare con una premessa: «Usciranno articoli dandoci per degli asserviti al potere», scrive alla propria community, «ma noi abbiamo sempre offerto spazio a tutti. Abbiamo inviato e-mail sia a Schlein sia a Conte». La prima «ha declinato», viene riferito, dal secondo «nessuna risposta».
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