sabato 23 ottobre 2021
Il premier italiano ha però chiesto di mantenere aperto il dialogo con Varsavia. E tutti concordano, considerata la crisi del gas, di affrontare il nodo delle fonti energetiche rinnovabili
Mario Draghi a Bruxelles

Mario Draghi a Bruxelles - Lapresse

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In una fase politica europea agitata da tensioni, senza la solida sponda della cancelliera tedesca Angela Merkel e col G20 alle porte, il premier Mario Draghi torna a Roma con alcuni dubbi, ma anche con qualche certezza rispetto a quando era partito per Bruxelles. A lasciarlo intendere è lui stesso, nella conferenza stampa finale: «Questo Consiglio Europeo, immaginato come una riunione di transizione senza grandi discussioni, si è rilevato importante e con discussioni approfondite e complesse». E in effetti, sul tavolo sono finiti, uno dopo l’altro, i dossier più pesanti: dall’energia ai flussi migratori, fino al caso Polonia.

Energia, rinnovabili e nucleare

Draghi ha fatto presente l’urgenza di affrontare la questione delle fonti energetiche: «Bisogna fare presto, pensando a uno stoccaggio integrato, a un inventario delle riserve per creare un sistema che protegga tutti i Paesi Ue in uguale misura». Ma nel lungo periodo «bisogna puntare sulla strategia delle rinnovabili», e se nel frattempo «i prezzi del gas salgono, c’è il problema di finanziare questo percorso». Per affrontare i costi c’è «bisogno di misure strutturali», di «una strategia che punti all’autonomia dell’Ue» senza «dipendere dal gas fornito da altri Paesi». Nella riunione è rispuntato fuori il tema del nucleare: «Ne abbiamo parlato. Alcuni Paesi chiedono di inserirlo tra le fonti di energia non inquinanti». La Commissione procederà a una proposta a dicembre (la presidente Von der Leyen è favore di un nucleare di nuova generazione) ma «ci sono posizioni molto divisive in Consiglio. Vedremo quale nucleare e poi in ogni caso ci vuole moltissimo tempo», fa notare il premier. Ma tanto basta per incassare il plauso di Matteo Salvini e della Lega per l’accenno al tema.

Migranti, l’altolà sui muri

Il confronto sulle politiche migratorie (dai fondi per Piani d’azione verso i Paesi terzi ai movimenti secondari di richiedenti asilo) è stato animato e ha portato alla riscrittura della prima bozza di conclusioni. «Non è vero», puntualizza il premier, che ci sia un’apertura dell’Ue al finanziamento dei muri sulle frontiere esterne: «La Commissione non è d’accordo e anche dentro il Consiglio tanti Stati non sono d’accordo, noi compresi». Il riferimento a modifiche alle regole di Schengen, presente nella prima bozza, «non c’è nel testo finale e siamo soddisfatti», precisa. A lungo l’Italia è stata lasciata da sola, ma «oggi questa situazione è un problema di tutti», perciò – prosegue Draghi – «l’importante è non dividersi e non privilegiare un Paese o una rotta». In questa fase «il regime bielorusso» esercita pressione usando strumentalmente l’immigrazione» verso l’Ue, ci sono masse in arrivo dalla Turchia per via della crisi afghana e c’è la «pressione del Nord Africa». Il primo «quadro legale su cui fare progressi è il Patto sulla migrazione e l’asilo» presentato a inizio mandato dalla Commissione. E nella bozza del Consiglio, c’è un passaggio che lascia sperare: «Per una strana eterogenesi dei fini, quello che doveva essere un paragrafo sul finanziamento dei muri non contiene questa possibilità, ma ha aperto uno spiraglio sulla discussione sul Patto, ferma da un anno».

Polonia: «Regole chiare»

Sullo strappo di Varsavia, Draghi è tranchant: «Non è stata messa in discussione una legge secondaria dell’Unione, ma il Trattato. Le regole sono chiare – considera –. Bisogna però mantenere un dialogo e una strada politica con la Polonia». E a chi chiede se la linea di Palazzo Chigi vada bene anche alla Lega di Salvini, risponde perentorio: «Nessuno ha dubbi che questo governo sia europeista. Chi fa parte del governo deve rispettare il diritto dell’Unione». L’ultima riflessione è sul Recovery Plan: «Non c’è nessun ritardo e non registro nessuna preoccupazione». Infine, il Patto di stabilità Ue: «Abbiamo un anno per parlare di revisione delle regole e affrontarle in modo realistico. Più di uno dubita che il Patto funzioni bene, per affrontare queste sfide abbiamo bisogno di regole di bilancio diverse».

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