mercoledì 26 maggio 2021
L'ex capogruppo dem al Senato: «Chi vuole una legge condivisa esca allo scoperto o saremo costretti a forzare i tempi. Dai vescovi un saggio contributo al dialogo»
Andrea Marcucci

Andrea Marcucci - Lapresse

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Andrea Marcucci pesa le parole. Sino ad oggi l’ex capogruppo dem al Senato si è speso nel silenzio per «modifiche chirurgiche» al ddl Zan, finalizzate al varo entro l’estate al Senato e in terza lettura, «a tambur battente», alla Camera. Dal suo punto di vista, aspettava un segnale ieri in commissione Giustizia, però il segnale non è arrivato: «Devo dire mio malgrado che il piano del presidente Ostellari, frutto penso di indicazioni politiche molto precise, sia ormai evidente: rinviare l’approdo in aula a dopo le amministrative e poi provare a portare il testo su un binario morto. Ora anche io, che pure ho preso in considerazione e fatti miei dubbi e rilievi di parte del Pd, mi sento di dire con chiarezza: o nei prossimi giorni emerge qualcuno nel centrodestra che vuole mediare o saremo costretti a forzare la mano. Evidenzio il contributo al dibattito saggio e ragionevole dei vescovi, sarebbe un errore perdere l’occasione di costruire, su un tema sentito, un momento di unità culturale e parlamentare».

È un appello al centrodestra per il dialogo o un annuncio di guerra?

Nessuna delle due cose, o entrambe se vuole. La mia idea che al Senato si possa trovare un’intesa su singoli punti è legata alla buona fede degli interlocutori e al convenire su alcune modifiche molto circostanziate e condivise. La buona fede degli interlocutori, però, dopo quanto accaduto in commissione, la metto in for- te dubbio. Nei prossimi 2, 3 giorni, non di più, aspettiamo che dall’altra parte del campo qualcuno alzi il ditino e dica «ok, ragioniamo». Se non accadrà, cosa dovrebbe mai fare il Pd? Non potrebbe che strappare sul voto in aula sul ddl Zan così com’è.

Lei carica le responsabilità sul centrodestra. E l’ala radicale del Pd?

Il Pd ha discusso, le posizioni sono alla luce del sole. Ho detto di distinguo molto precisi che sono emersi nel mio partito, soprattutto da parte dei cattolico-democratici e del femminismo storico. Dall’altra parte del campo, l’area liberale è stata paralizzata da ordini di scuderia che hanno bloccato ogni possibilità di dialogo. Anche Forza Italia, che alla Camera ha dato un contributo costruttivo, al Senato ha alzato un muro. Credo ancora che una larga parte del Parlamento, più ampia di Pd, M5s e Leu, voglia una norma contro l’omofobia: è assurdo che sia ostaggio della battaglia tra Salvini e Meloni a chi è più duro, a chi prende un quarto di punto in più nei sondaggi.

Chi spinge per portare il ddl Zan in aula così com’è non mette a rischio la legge stessa?

Se non emergeranno voci dialoganti non avremo alternative. E io ovviamente sarò leale alle indicazioni del partito, a maggior ragione nelle condizioni che si sono create. Guardi, in commissione ho visto un atteggiamento di straordinaria collaborazione del mio collega Mirabelli, mi ha fatto male vedere che quella mano tesa sia stata quasi sbeffeggiata da Ostellari. Adesso Salvini ha dato anche l’ordine di scuderia di non andare in tv dove è ospite Alessandro Zan o un parlamentare favorevole alla legge. È per questi motivi che dico: pochi giorni per venire allo scoperto con coraggio, poi o la va o la spacca.

In aula ci saranno voti segreti? Si correrà il rischio di una paralisi del Senato?

Penso che per la materia e la natura degli emendamenti dei voti segreti ci saranno. Qualcuno scommette che il voto segreto affossi la legge? Mah, può accadere anche il contrario, che nel centrodestra si sentano liberi dalla morsa dei leader. Anche perché, a mio parere, l’umore dell’elettorato di centrodestra su questi temi è mutato. Certo il fatto che il governo giustamente non prenderà posizione richiederà che l’intero dibattito si svolga con gli strumenti tipici del Parlamento. Circa il rischio-pantano, spero non accada: il Parlamento ha molto da fare su riforma della giustizia, Recovery, sanità…

Lei parla di «miglioramenti chirurgici»: quali?

Non li dico perché dopo diventerebbe un ping-pong su questo o quel punto. Qui serve uno scatto politico nel giro di ore. Dico soltanto che la cornice deve restare la legge Mancino e che il ddl Ronzulli non persegue il fine di una norma forte di contrasto all’omotransfobia.

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