L'albero di Natale che è diventato un memoriale a Crans-Montana

di Marco Birolini, inviato a Crans-Montana
Davanti al locale della strage cittadini e famiglie hanno dato vita a una veglia spontanea e silenziosa, lasciando messaggi, fiori e piccoli oggetti. Ci siamo fermati a guardarli
January 4, 2026
L'albero coi biglietti sistemato davanti al locale
L'albero coi biglietti sistemato davanti al locale
Qualcuno ha portato un piccolo albero di Natale e l’ha piantato in un vaso accanto a fiori, pupazzi e candele. Sotto ci hanno messo un secchiello con penna e biglietti bianchi. Così chiunque può lasciare un pensiero, un ricordo, anche solo un cuore stilizzato. La scrittura a volte aiuta a esprimere il dolore che la voce non riesce nemmeno a pronunciare. Mentre la sera scende su Crans-Montana e si allenta la pressione della macchina mediatica, una silente processione inizia a risalire il tratto finale della elegante Rue Centrale, a fianco del Constellation ancora schermato dai teloni della polizia. Arrivano coppie di fidanzati, giovani soli, famiglie con bambini molto piccoli. È una veglia laica e spontanea. Un papà italiano spinge la figlioletta: «Vai, appendi il messaggio, coraggio». Lei esita, poi con un gesto rapido e leggero attacca il suo pensierino al piccolo abete che avrebbe dovuto reggere ben altri addobbi.
I messaggi, scritti perlopiù in francese, sono piccoli frammenti di emozioni. «Avreste potuto essere tutti nostri figli, nostri fratelli e sorelle… Vi piangeremo e vi custodiremo per sempre nel fondo dei nostri cuori». E ancora: «Una preghiera per quelli che sono in ospedale e per tutti coloro che non sono qui con noi oggi». Una mano infantile ha scritto semplicemente «State bene». Un peluche con gli occhi stralunati regge l’omaggio di una famiglia: «Non c’è niente da dire… Coraggio». Due ragazze si chinano: una scrive e singhiozza, mentre l’amica le accarezza la testa. I pochi giornalisti presenti non osano interromperle per chiedere chi e perché piangono. Basta guardarle per capire che sarebbe superfluo e persino ingiusto far scoppiare la loro bolla di tristezza. Si allontanano abbracciandosi, poi si fermano dietro l’angolo a guardarsi negli occhi ancora arrossati.
Ma sul memoriale improvvisato davanti al bar della strage parlano anche gli oggetti. Ci sono angeli intagliati nel legno, ceri natalizi, persino due felpe. Sull’asfalto, appoggiata ad alcuni mazzi di fiori, c’è una sciarpa del Porto, forse la squadra del cuore di qualche vittima. Anche bar e ristoranti chiusi per lutto lasciano foglietti attaccati alla porta. Il locale di fronte al Constellation ricorda chi è morto dentro mentre lavorava, «dei colleghi, degli amici, delle persone che vivevano del nostro stesso mestiere». I titolari sottolineano anche il coraggio dei pompieri, «che hanno affrontato il fuoco sotto i nostri occhi, rischiando la vita per salvare gli altri». Alcune centinaia di metri più in là anche il Monki’s ha le luci spente. «Il nostro lavoro è farvi fare festa. Aspetteremo la fine del lutto nazionale per ricominciare a svolgerlo». Mette i brividi, però, notare che anche questo locale è ricavato – come Le Constellation e altri a Crans-Montana – in un seminterrato claustrofobico, senza finestre e con il soffitto basso. Il Café Le Postillon invece è aperto, ma tiene le luci basse e davanti all’entrata ha lasciato deporre a clienti e passanti altri fiori e candele. Omaggi, parole, piccoli gesti. Tessere di un triste mosaico, incastrate tra le vetrine e le luminarie di un posto felice e tranquillo, dove persino la polizia locale sfoggia una livrea floreale e una rassicurante scritta in corsivo. Fino al tramonto del 2025 Crans-Montana, dall’alto dei suoi 1.500 metri, si era illuso di essere una fortezza dorata, inaccessibile agli orrori del mondo. «Qui non era mai successo niente…» ha commentato un italiano. Eppure stavolta è successo. E niente sarà più come prima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA