mercoledì 7 dicembre 2016
Il reddito di inclusione ha ottenuto il via libera dalla Camera a luglio, con l'obiettivo di farlo diventare operativo nel 2017. Ma i tempi sembrano stretti
Le famiglie con bambini sono più a rischio povertà (Reuters)

Le famiglie con bambini sono più a rischio povertà (Reuters)

Il disegno di legge delega «recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali» è stato approvato dalla Camera (con modifiche) il 14 luglio e ritrasmesso al Senato il 15. Attualmente è ancora all’esame della commissione Lavoro di Palazzo Madama.

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La crisi di governo, tuttavia, potrebbe frenare l’approvazione del provvedimento. Fin dall’8 febbraio 2016, giorno in cui il ministro Poletti ha presentato il disegno di legge delega sulla povertà, l’Alleanza contro la povertà in Italia ha avviato un’azione di confronto realizzando alcuni incontri con il governo, con le forze politiche presenti alla Camera dei deputati e con la relatrice in commissione, Ileana Piazzoni del Pd, presentando le proprie proposte di modifica al testo, in parte accolte.

Si chiama Rei, reddito di inclusione, il nuovo strumento di contrasto alla povertà previsto dalla legge delega che ha ottenuto, in prima lettura, il via libera di Montecitorio. L’obiettivo del governo era quello di far partire la nuova misura dal 2017, ma i tempi sembrano stretti, con le dimissioni del presidente del Consiglio e l’incognita sulla prosecuzione della legislatura, che potrebbe portare addirittura al voto anticipato.

Il ddl dovrà completare l’iter parlamentare, poi l’esecutivo dovrà varare i decreti attuativi e attendere il parere in merito delle Camere. La delega stabilisce le linee generali dell’intervento a sostegno delle famiglie in difficoltà, nell’ottica di un loro reinserimento sociale e lavorativo. Da una parte ci sarà un contributo economico, dall’altra la presa in carico dei servizi sociali: i beneficiari dovranno rendersi disponibili a un progetto su misura con obiettivi di formazione professionale e di impiego e rispettare alcuni doveri (come mandare i figli a scuola). L’aiuto economico sarà di durata annuale, rinnovabile sulla base di una verifica della situazione.

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I decreti attuativi stabiliranno le modalità di erogazione del contributo, ma pare assodato l’addio alla vecchia social card, la carta acquisti. Le erogazioni saranno alimentate dal Fondo nazionale anti-povertà istituito dall’ultima legge di Stabilità, che ha stanziato 600 milioni di euro per il 2016 e un miliardo di euro l’anno dal 2017.

Intanto in legge di Bilancio – che dovrebbe essere approvata oggi al Senato – sono stati destinati ulteriori 150 milioni di euro per il 2017 al Fondo per il contrasto alla povertà, portando così le risorse per l’anno prossimo a 1,2 miliardi e quelle per il 2018 a 1,7 miliardi. Le risorse aggiuntive anticipano, appunto, il coordinamento delle misure per il contrasto della povertà disposto dalla legge delega approvata a luglio dalla Camera.

Una scelta che, nell’attesa che il Senato approvi definitivamente il ddl povertà, dà il via all’attuazione del Reddito di inclusione e consentirà di rafforzare il Sia, sostegno di inclusione attiva, come misura nazionale di contrasto alla povertà, ampliando la platea dei potenziali beneficiari.

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