mercoledì 21 settembre 2011
Tensione sull'isola, dove la protesta di alcuni tunisini è degenerata: hanno minacciato di darsi fuoco vicino a una pompa di benzina. Insorgono gli abitanti, tra insulti e sassaiole. Il sindaco: «Siamo in guerra». Cariche della polizia contro gli immigrati.
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È degenerata la protesta di alcune centinaia di tunisini che si stava svolgendo nei pressi del porto vecchio di Lampedusa, a due passi da una pompa di benzina. Un gruppo di tunisini ha sottratto dal centro di accoglienza alcune bombole di gas e le ha portate nei pressi del distributore, minacciando di farle saltare in aria e tenendo un accendino in mano. Immediatamente una cinquantina di lampedusani si è avventata contro i tunisini ed è nato un parapiglia. È stato necessario l'intervento di polizia e carabinieri, in tenuta anti sommossa per disperdere la folla inferocita. I tunisini si sono seduti sul pavimento del distributore di benzina, mentre i lampedusani inveivano contro di loro. Secondo le agenzie di stampa alcuni abitanti dell'isola hanno dato vita a una fitta sassaiola nei confronti degli immigrati, che hanno risposto lanciando a loro volta pietre e suppellettili. «Il problema nato a Lampedusa riguarda cittadini tunisini che non possono essere inseriti nel circuito dell'accoglienza come stabilito dall'accordo del 6 aprile scorso» ha spiegato il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli. Il sindaco di Lampedusa, Bernardino de Rubeis, si è fatto portavoce della gente dell’isola: «Bisogna velocizzare i tempi per il trasferimento degli immigrati- ha detto - la gente di Lampedusa è arrabbiata per quello che è accaduto e rischiamo di averla in mezzo alla strada a protestare, dopo i 50mila immigrati che abbiamo ospitato e l'esempio che abbiamo dato nei mesi scorsi. Alle associazioni umanitarie dico: non vi permettete di accusare di razzismo i lampedusani, hanno dato fin troppo. Siamo in guerra, la gente a questo punto ha deciso di farsi giustizia da sola». Le persone ferite negli scontri sarebbero decine: al poliambulatorio dell'isola sono già arrivati diversi agenti di polizia Guardia di Finanza, oltre a una decina di migranti che presentano diverse escoriazioni e contusioni. Il dirigente della scuola di Lampedusa, dopo avere consultato il sindaco, ha chiuso il portone e chiesto agli insegnanti di vigilare sugli alunni e al personale di controllare gli accessi. IL VIMINALE: ENTRO 48 ORE TUTTI VIAIl Sottosegretario all'Interno con delega all'immigrazione e asilo, Sonia Viale, esprime la più ferma condanna per le violenze in corso sull'isola di Lampedusa e conferma la massima e costante attenzione del Viminale su quanto sta accadendo. "Gli atti vandalici e le rivolte poste in essere dai cittadini tunisini nascono dalla loro consapevolezza di essere rimpatriati. Tali episodi di inaccettabile violenza non modificano il piano dei rimpatri, che prosegue e non subirà rallentamenti" si legge in una nota del Viminale. "Entro le prossime 48 ore tutti i clandestini presenti a Lampedusa saranno trasferiti per essere poi rimpatriati" si legge ancora nella nota.PER TUTTA LA NOTTE PONTE AEREO PER I RIMPATRISu richiesta del Ministero dell'Interno, l'Aeronautica Militare ha messo a disposizione un consistente numero di missioni di C-130 della 46^ Brigata Aerea per il trasporto di immigranti da Lampedusa a Palermo. È quanto riferisce una nota dell'Aeronautica che precisa: "Il persistere della situazione di emergenza richiede una pesante attività di volo che si protrarrà per tutta la notte nonostante l'intervento già effettuato nella giornata di ieri che ha consentito di trasportare circa 100 migranti tunisini da Lampedusa a Sigonella con due velivoli C-130. Le operazioni sull'Aeroporto Civile di Lampedusa sono supportate dal personale del Distaccamento Aeronautico dell'Aeronautica Militare.Le operazioni si sono rese necessarie a causa dell'incendio divampato al Centro di Soccorso e Prima Accoglienza dell'isola, a seguito del quale circa 1.300 migranti si sono riversati nel centro abitato, causando tensioni tra la popolazione e il conseguente intervento delle Forze dell'Ordine".PEREGO (MIGRANTES): A LAMPEDUSA RISCHIO SCONTRO CHE DANNEGGIA TUTTIL'incendio scoppiato nel Centro identificazione ed espulsione (Cie) di Lampedusa e le reazioni sull'isola "rischiano di innescare uno scontro tra persone a danno di tutti". È quanto afferma al SIR mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes dopo gli episodi nell'isola siciliana. In questo momento, secondo mons. Perego, "l'azione comune di istituzioni e società civile dovrebbe concentrarsi in due direzioni. Da una parte rafforzare ogni forma di tutela nei centri, evitando tempi lunghi e condizioni di vita che generano esasperazione. Dall'altra evitare violenze e ogni forma di conflittualità che porta a un indebolimento della tutela dei diritti sia dei cittadini che delle persone che arrivano sull'isola". A suo avviso Lampedusa "deve continuare ad essere, come hanno sottolineato anche i vescovi della Commissione episcopale per le migrazioni nella nota di oggi, l'isola che l'Italia, l'Europa e il mondo hanno ammirato non solo per la straordinaria bellezza naturale, ma anche per le forme originali di solidarietà che gli abitanti hanno costruito in questi mesi in cui nell'isola sono arrivate più di 50.000 delle 60.000 persone sbarcate in Italia, provenienti dal Nord Africa, dalla Libia, ma anche dal Corno d'Africa, dall'Afganistan dall'Iran e dalla Palestina".
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