Bernaga: a 5 mesi dal rogo che ha distrutto il monastero, già raccolto più di mezzo milione di euro

La generosità del territorio per le monache che hanno perso tutto
March 19, 2026
Bernaga: a 5 mesi dal rogo che ha distrutto il monastero, già raccolto più di mezzo milione di euro
Ciò che resta del monastero della Bernaga, dopo l'incendio dell'11 ottobre 2025
Cinque mesi dopo il terribile incendio dell’11 ottobre 2025 che ha devastato il loro monastero, le monache Romite Ambrosiane della Bernaga, frazione di La Valletta Brianza, in provincia di Lecco, stanno ancora sperimentando il generoso abbraccio che le ha avvolte fin dagli istanti successivi la tragedia e che è andato ben al di là dei confini della piccola comunità sul cui territorio è stato costruito, nel 1628, il loro convento. Dove, nel 1998, ha ricevuto la prima Comunione San Carlo Acutis.
Oggi le religiose sono ospitate nella casa estiva delle Figlie di Maria Ausiliatrice (Fma) di Cassina Valsassina, dopo aver trascorso le prime settimane dopo l’incendio nella struttura delle Piccole apostole della Carità di Ponte Lambro, in provincia di Como. Nel frattempo, alla Bernaga è andato avanti senza sosta il lavoro di ripulitura e recupero di tutto ciò che era stato risparmiato dalla furia del fuoco e di messa in sicurezza di ciò che restava della secolare costruzione, che domina le verdi colline della Brianza. A tirare le fila dei lavori, i quattro enti che fin da subito si sono attivati per far fronte alla situazione e venire incontro alle esigenze delle monache: il Comune di La Valletta Brianza, la Comunità Pastorale Sant’Antonio Abate, il Fondo di comunità La Valletta Brianza e la Fondazione Comunitaria del Lecchese. Con la Badessa, madre Maria Alessandra Regalia, i rappresentanti dei quattro enti hanno simbolicamente riaperto, per un giorno, le porte del monastero, per fare il punto dei lavori e della raccolta fondi per la messa in sicurezza dell’edificio.
«Dall’11 ottobre tutti noi siamo testimoni di un fiume di generosità e condivisione», ha sottolineato il parroco don Raffaele Sala. «L’incendio – ha proseguito – ha reso visibile l’affetto della comunità per le monache. Un affetto che già c’era e che questo fatto ha manifestato a tutti».
La risposta dei volontari alla tragedia è stata pronta, generosa ed efficace. Il gruppo che da anni opera al servizio del monastero, i volontari di Montevecchia e la Protezione Civile della Valletta, hanno messo in campo un impegno che, complessivamente, è stato quantificato in 412,5 ore di lavoro gratuito, tra presidio del luogo, recupero, catalogazione e immagazzinamento del beni non andati perduti. Per la pulizia, la raccolta, il trasporto e lo smaltimento delle tonnellate di rifiuti prodotti dall’incendio, un gruppo di cinque aziende del territorio (Stamp-Edil costruzioni, Il Trasporto, Scavi Villa, Noveusato.com e Del Curto), ha lavorato gratuitamente per 99 giorni (dal 24 novembre al 3 marzo) per un valore corrispettivo di 123mila euro. Infine, i tecnici Fumagalli, Meroni e Pirola hanno prestato la loro competenza alla causa del monastero, donando il corrispettivo di oltre 86mila euro, tra relazioni tecniche, pratiche per le autorizzazioni e quant’altro.
In questi cinque mesi, infine, sono state raccolte 566 donazioni per 368.356 euro, che sommate al valore del lavoro gratuitamente prestato, porta ad un totale di 577.700 euro. A questi vanno aggiunti i 400mila euro messi a disposizione dal Comune di La Valletta Brianza. Che, con il sindaco Marco Panzeri, sta seguendo passo passo l’iter per l’avvio dei lavori di messa in sicurezza, che cominceranno all’inizio di aprile.
«La nostra comunità – ha sottolineato Madre Alessandra – vuole esprimere viva e commossa riconoscenza per questa mobilitazione vastissima, spontanea e immediata, che ha alimentato la speranza di poter tornare, un giorno, nella nostra casa. Che è memoria e luogo vivo». Un monastero che le circostanze, hanno lasciato «con le pareti di cristallo», mentre alle monache «sono apparse trasparenti le pareti del cuore di tantissime persone», che si sono generosamente messe a disposizione della comunità. Un «farsi compagnia», ha ricordato la presidente della Fondazione comunitaria del Lecchese, Maria Grazia Nasazzi, che ben rappresenta il titolo scelto per questo progetto: una memoria da custodire. Una memoria «viva nel presente», fondata sulla «cultura del dono» e con lo sguardo «aperto al futuro».

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