mercoledì 9 gennaio 2019
Non si fermano i flussi migratori, cambiano le modalità del viaggio: piccoli barchini con a bordo 10-15 persone che raggiungono in modo autonomo le nostre coste. Intanto in mare si continua a morire
Lampedusa, anche coi «porti chiusi» si continua ad arrivare

Mentre si litiga sui 49 migranti bloccati da 18 giorni sulle due navi Ong Sea Watch e Sea Eye, non si fermano i flussi migratori. Chi fugge dalla Libia e dall’orrore lo fa con tutti i mezzi disponibili, con il freddo e con i porti e i salvataggi off-limits. Dal 22 dicembre (giorno in cui la Sea Watch ha salvato le 32 persone attualmente in balia del mare e della politica europea) sulle coste italiane ne sono sbarcati cinque volte di più: ben 165 da quel giorno a fine 2018. Lo ha registrato il "cruscotto" del Viminale, il contatore che giorno dopo giorno tiene conto degli arrivi degli stranieri sulle nostre coste. Arrivi che passano sotto silenzio, "fantasmi" che vengono intercettati solo quando raggiungono le spiagge - come spesso avviene nell’Agrigentino - o con barchini poi successivamente scortati dalla guardia costiera quando ormai in prossimità delle nostre coste. Piccoli gruppi di disperati con il solo desiderio di sbarcare in Europa. Questo avviene in Sicilia, ma anche in Sardegna e in Calabria nella zona di Isola Capo Rizzuto. E malgrado i porti chiusi, sono ben 359 le persone sbarcate in Italia nel solo mese di dicembre (dati confermati dal cruscotto del Viminale).
Al primo posto c’è sempre Lampedusa. Qui i flussi migratori non si sono mai fermati, sono semplicemente cambiate le modalità del viaggio. I vecchi e terribili barconi del passato con centinaia di persone a bordo oggi sono stati sostituiti da piccoli gommoni e imbarcazioni che giungono direttamente sull’isola sbarcando 10-15 persone per volta. Anche d’inverno quando il mare lo permette. «Quando c’è bel tempo e il mare è calmo possono esserci anche 10-15 sbarchi al giorno – conferma il sindaco dell’isola Salvatore Martello – quello che si dice è pura demagogia: è semplicemente diminuito il numero delle persone ma gli sbarchi continuano ad esserci e sono aumentati». Anche Salvatore Fachile, avvocato di Asgi (l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) conferma: nelle ultime settimane, con il bel tempo ne sono arrivati a decine. «Ma rimangono in tempi molto più brevi nell’hotspot di Lampedusa, poi vengono trasferiti a Trapani (se sono tunisini e devono essere rimpatriati) o nei Cas della Sicilia».
Arrivi confermati anche da don Carmelo La Magra, della parrocchia San Gerlando di Lampedusa. «La situazione sull’isola d’inverno è più tranquilla – racconta – ma gli arrivi continuano. Sono piccoli in numero ma costanti». Don Carmelo, a nome anche della comunità Lampedusana ha lanciato un appello alla politica affinchè venga «accolto chi ha grande bisogno di aiuto». Anche Alberto Mallardo (operatore di Mediterranean Hope) conferma l’ultimo arrivo intorno a fine anno. «In tutto il 2018 sono arrivate almeno 3mila persone – aggiunge – molte meno degli anni scorsi ma gli arrivi non si sono mai fermati».
E con le partenze e gli sbarchi, c’è la conferma che in mare si continua anche a morire. Cinque corpi senza vita sono stati recuperati al largo della costa di Sirte. Ne dà notizia la Mezzaluna Rossa libica. A inizio dicembre, sempre la stessa organizzazione aveva confermato l’ennesima tragedia nel mare libico, con 15 migranti annegati in seguito ad un naufragio al largo di Misurata, circa 250 chilometri a est di Tripoli.

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