sabato 26 ottobre 2019
Confronto di 45 minuti nell’episcopio di Perugia Il presidente della Cei: la politica sia al servizio del Paese e della gente più fragile. Si è parlato del “Family act” per aiutare genitori
Il cardinale Bassetti con il premier Conte (Ansa)

Il cardinale Bassetti con il premier Conte (Ansa)

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Un colloquio «molto cordiale, sincero, proficuo». Il cardinale Gualtiero Bassetti racconta l’incontro che giovedì sera ha avuto con il premier Giuseppe Conte. Quarantacinque minuti in cui il presidente della Cei e il primo ministro si sono confrontati nello studio del cardinale all’interno del palazzo arcivescovile di Perugia. «La scelta del presidente Conte di volersi fermare a Perugia durante la sua visita in Umbria – spiega Bassetti – testimonia la sua personale attenzione e, spero, dell’intero Governo verso la Chiesa italiana e le istanze che come episcopato e come comunità ecclesiale ci stanno a cuore per il bene del Paese, secondo una visione della politica che sia davvero a servizio della gente, a cominciare da quella che più è toccata dal bisogno, dalle difficoltà, dalle fragilità».

Diversi sono stati i temi affrontati nel faccia-a-faccia. Per lo più di carattere sociale. In particolare, come riferisce una nota dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, si è parlato di politiche a favore delle fasce più deboli, come le famiglie numerose, in difficoltà a causa della crisi e della mancanza di lavoro, i giovani, le persone affette da disabilità e gli anziani. Temi cari al cardinale Bassetti ma anche al centro della prossima Legge di bilancio. La visita di Conte è stata in forma privata, non certamente collegata al voto amministrativo di domenica in Umbria per rinnovare i vertici della Regione. Il premier è arrivato nell’episcopio di Perugia dopo le 19.

Ad accoglierlo i collaboratori del cardinale, a cominciare dal vescovo ausiliare Marco Salvi. Poi il dialogo a porte chiuse: soltanto fra Bassetti e Conte. Al termine è stato il presidente del Consiglio a riassumere l’esito dell’incontro. «La Chiesa – ha sottolineato il premier nel palazzo arcivescovile – è un pilastro della nostra tradizione culturale e sociale. Ed è necessario che continui a coltivare la sua vocazione aiutando tutti, in piena autonomia ma possibilmente condividendo qualche iniziativa comune per quanto riguarda, ad esempio, le persone che soffrono e che sono emarginate. In particolare le persone che più hanno difficoltà, finanziarie e non solo.

Ci auguriamo che la Chiesa possa sempre dare il suo contributo al tessuto sociale». Poi Conte ha fatto riferimento alle politiche familiari e alla proposta dell’assegno unico per ogni figlio avanzata dal Forum delle famiglie. «In questo momento ci sono tra le persone in difficoltà anche le famiglie con figli, soprattutto quelle numerose – ha dichiarato –. Si è parlato di un “Family act” che è il tentativo di ordinare anche tutte le agevolazioni esistenti per le famiglie e cercare quindi di riprogrammare in modo sistematico un sostegno effettivo che speriamo possa essere messo soprattutto alle famiglie numerose».

Quindi ha ricordato che nella Manovra ci saranno «risorse destinate a dare un segnale importante per il sostegno alle famiglie». E non solo a loro, ha voluto far sapere. «Vogliamo guardare alle persone con disabilità incrementando le risorse già stanziate – ha affermato il primo ministro –. Dobbiamo lavorare a tutti i livelli per l’inclusione sociale che è fondamentale per riconoscere, più che restituire, la piena dignità da ogni uomo e donna». Dignità che, ha concluso, che «ha una dimensione sociale. E, se non c’è lavoro, se non c’è la possibilità di vivere dignitosamente, non possiamo, come governanti, sentirci a posto con la coscienza».

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