martedì 26 luglio 2016
Domani sera a Bibione (Ve) l'attesa testimonianza di Alessandro Frigiola, massimo esperto mondiale di cardiopatie infantili e medico missionario in 30 Paesi poveri. Il suo no all'ingiustizia e le sue battaglie.
Il cardiochirurgo dei bambini poveri: "Nel mio petto battono 2.357 cuori"
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Besir: 16 giorni di vita e già una condanna a morte. Un aereo lo avrebbe dovuto portare in Europa per operare il suo cuore malato, ma stava così male che il volo partì senza di lui. «L'ho visto in quel letto di un ospedale curdo, moribondo, e mi sono trovato di fronte alla solita scelta: operarlo lì, senza nessun attrezzo utile per un cuore tanto piccolo, oppure lasciarlo andare. Ho deciso di correre il rischio, anche perché sua mamma aveva già perso altri due fratellini cardiopatici...». Besir, che oggi ha 6 mesi e cresce sano, è solo uno tra le migliaia di racconti di Alessandro Frigiola, primario di cardiochirurgia pediatrica all'Irccs di San Donato Milanese e fondatore dell'associazione "Bambini cardiopatici nel mondo". E il suo minuscolo cuore è uno dei 2.357 che ad oggi il medico italiano ha “aggiustato” e restituito in extremis alla vita.

Frigiola come Carlo Urbani

Domani sera alle 21.15 a Bibione in piazza Treviso (in caso di pioggia all’Auditorium parrocchiale), sarà lo stesso Frigiola a raccontarsi, in una serata intitolata “Carlo Urbani e Alessandro Frigiola MEDICI DEL MONDO: storie straordinarie dall’Italia”. Urbani è l’infettivologo che nel 2003 scoprì la Sars e ne bloccò il contagio mondiale, a costo della sua stessa vita: oggi in ogni continente ospedali, università e istituzioni sono dedicate alla sua memoria. Frigiola e Urbani, dunque, sono due volti dell’Italia che il mondo ci invidia, dell’Italia che ci fa onore, e questo li accomuna.

Una settimana di missione ogni mese

Da un quarto di secolo, Frigiola organizza ogni mese, senza eccezione, una settimana di "missione" negli angoli più poveri del pianeta, portando con sé ogni volta un'équipe di medici e infermieri, tutti volontari. «Ormai siamo a 326 missioni operatorie e l'ho potuto fare grazie a una moglie che ha tenuto sempre unita la famiglia, le nostre due figlie e oggi i cinque nipotini ­ spiega Frigiola ­, ma soprattutto ai 150 specialisti dei più avanzati ospedali pediatrici di tutta Europa che a turno mi seguono».

In Siria, Perù, Camerun, Paraguay, Kosovo, Iraq, Romania, Mali, Moldavia, Kurdistan, Etiopia, Cina, India, Yemen... insomma, in oltre trenta tra i Paesi più disastrati l'associazione di Frigiola non si limita ad operare i bambini condannati a morte certa, ma getta le basi perché le missioni poi vadano avanti con le proprie gambe: «Lì sul posto fondiamo ospedali di cardiologia pediatrica e li dotiamo delle migliori attrezzature, mentre qui al Policlinico San Donato formiamo i loro medici. Posso assicurare che oggi tra i cardiochirurghi più competenti al mondo ci sono tanti di loro, come il medico curdo Halkawt Nuri, che si è rivelato un talento impressionante, o in Siria il direttore del Damasco Cardian Center, Youssef Tamman».

“Visitiamo 250 bambini per volta”

Durante le missioni la sua équipe visita anche 250 bambini per volta, iniziando dai più gravi in una tragica classifica: «La mia fede cristiana e la mia etica di medico ­ spiega Frigiola ­ mi hanno sempre fatto pensare che nessuno può restare a guardare se un bambino che potrebbe essere salvato muore per mancanza di mezzi. È un'ingiustizia inaccettabile». È inaccettabile che nei Paesi ricchi i bimbi cardiopatici abbiano un rischio mortalità sotto il 5% e nei Paesi in via di sviluppo sopra il 90%. Unica discriminante la ricchezza.

Salvi grazie alla… cannuccia di una biro

“Noi non prendiamo in considerazione nemmeno per un attimo di lasciar perdere una vita ­ assicura il cardiologo, che per inciso ha superato i 70 anni ma ne dimostra venti di meno ­. In luoghi in cui non esistono cannule e tubicini così piccoli da poter operare un neonato ce li creiamo...». Anche la cannuccia della biro può servire. E la corsa non finisce mai, perché almeno 800mila bambini l'anno hanno potenzialità vicine allo zero di operarsi: «Quando sono troppi, dobbiamo decidere chi operare e chi no e questa è la cosa più difficile. Io scelgo quello che avrà la possibilità più alta di farcela, ma è terribile».

Sulla scrivania giornali scritti in tutti i caratteri del mondo raccontano i miracoli dell'associazione e mostrano bambini che sorridono, con genitori umili e grati. «Le attività che abbiamo messo in piedi noi italiani non le ha nessuno al mondo ­ sottolinea con sincero orgoglio ­, in questo l'Italia non è seconda a nessuno ed è bene che ce lo diciamo!».

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