lunedì 9 luglio 2018
Sono le forti parole pronunciate dal vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, nell'omelia domenicale al santuario della Madonna della Montagna
Il santuario della Madonna della Montagna a Polsi di San Luca (Reggio Calabria)

Il santuario della Madonna della Montagna a Polsi di San Luca (Reggio Calabria)

«Gli uomini della 'ndrangheta non meritano sconti di pena» e «la condanna nei loro confronti è senza appello, definitiva». Sono le forti parole pronunciate dal vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, nell'omelia domenicale al santuario della Madonna della Montagna a Polsi. Luogo simbolico nel comune di San Luca, luogo di devozione popolare ma legato anche ai "riti" di affiliazione della 'ndrangheta e ai summit dei boss. E proprio di questo ha parlato il vescovo: «Desidero ribadire la mia ferma condanna verso chi in questo santuario è venuto nonostante conservasse in cuore propositi di male senza alcuna intenzione di fede e di preghiera. Questi l’hanno profanato ed hanno contribuito a creare un’immagine distorta della religiosità mariana e del nostro santuario. Hanno fatto credere che si potesse essere nello stesso tempo devoti di Maria e operatori di morte». E arriva la condanna. «Essi non meritano sconti di pena! Per il male fatto a questa terra, vera periferia dell’Italia e non solo, la condanna nei loro confronti è senza appello, definitiva. È condanna del male in tutte le sue manifestazioni. Non c’è conciliabilità tra la fede cristiana e ‘ndrangheta».

Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace

Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace


Parole che evocano quelle di Papa Francesco nella Piana di Sibari il 21 giugno 2014, quando lanciò la scomunica ai mafiosi. Ma Oliva manda anche un messaggio all'Italia, soprattutto al mondo della comunicazione. «Quanto vorrei che il nostro santuario non venisse più associato a essa! Quanto vorrei che la cinematografia mettesse da parte questo luogo comune e non lo associasse – per rispetto alla buona fede di chi crede - a fenomeni criminali come la ‘ndrangheta! La ricerca dell’audience deve cedere il passo alla dignità di questo luogo sacro. Come Chiesa - è l'impegno del vescovo - faremo di tutto perché esso sia sempre e solo spazio aperto a chi prega ed ha il suo cuore rivolto a Maria. È questa la vera ecologia da custodire in questo luogo. Il crimine deturpa l’ambiente ed è il vero fattore che inquina la nostra terra creando un sottosviluppo mortale».

Però, torna a insistere, «non è né vero né giusto etichettare l’Aspromonte solo come luogo di criminalità! In questa terra purtroppo c’è tanto male ma ci sono anche tante risorse di bene. C’è chi s’è piegato alla seduzione della ‘ndrangheta e della criminalità, ma c’è anche chi vive onestamente del suo lavoro e di tanta povertà. Questo santuario della Madonna della Montagna è una porta aperta, attraverso la quale entrano tutti: non c’è da pagare alcun biglietto d’ingresso né si chiede la carta d’identità a chi desidera entrare. Questo santuario è come una rete da pesca che raccoglie pesci buoni e pesci cattivi».

Prendendo spunto dal Vangelo di domenica riflette sul pregiudizio che «conduce a una falsa rappresentazione della realtà. Il pregiudizio è un modo errato di relazionarsi con gli altri. Senza conoscere, si danno etichette, si catalogano le persone secondo schemi artefatti e miopi. Quasi sempre poi la realtà fa venire fuori la verità, smantella le bugie, gli inganni che si erano formati con il pregiudizio». È il caso di «chi viene qui a Polsi per la prima volta. O va a San Luca. O viene nella Locride. Quanti pregiudizi nella sua mente, sulla base di una conoscenza per sentito dire. Venendo qui si pensa di incontrare il male fattosi persona, una comunità di malfattori. Pensa di incontrare bambini col tatuaggio dello scorpione. Qui ci sono bambini normali, intelligenti. Senza alcun tatuaggio. Ci sono ragazzi che amano la vita, che magari desiderano realizzarsi nello sport e superare il complesso di abitare una terra maltrattata e dimenticata. L’unica pecca potrebbe essere arrendersi alla logica di un destino di miseria, di disoccupazione e di disperazione. I ragazzi di San Luca – come tutti i ragazzi di questa terra – sono creature innocenti amate da Dio. A nessuno è lecito offenderne la dignità o strumentalizzarli per altri obiettivi. Qui non ci sono bambini appartenenti alla criminalità. Né i bambini sono responsabili delle malefatte dei genitori. Purtroppo sono sempre loro a pagare le ingiustizie e le malefatte altrui. È esigenza di civiltà tutelarli da ogni fenomeno delinquenziale, offrire loro opportunità di crescita e formazione, spazi di socializzazione e di amicizia. Come chiesa non ci stancheremo di lavorare nella loro formazione umana e cristiana».

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