martedì 23 giugno 2009
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Oggi, dopo aver pregato sulla tomba di La Pira, andrà a pranzo alla mensa del Nuovo Pignone («per tutto quel­lo che questa fabbrica rappresenta») e poi accetterà l’invito dell’abate di San Miniato al Monte per contemplare la città dall’abba­zia da cui altri sindaci prima di lui l’hanno guardata. Matteo Renzi (Pd), a 34 anni (la stessa età di Mario Fabiani, il secondo sin­daco dopo la fine della seconda guer­ra mondiale eletto nel 1946), è il diciot­tesimo sindaco di Firenze dal dopo­guerra e queste so­no le prime cose che si era ripromesso di fare in caso di ele­zione. Poi ne avrà al­tre cento di cose da fare. Tanti sono in­fatti i punti del suo programma per i primi cento giorni a partire da 'Pochi, ma buoni', ovvero una giunta di sole dieci persone, con cinque uomini e cinque donne, nes­suno con due man­dati di assessore al­le spalle. «Bisogna a­vere il coraggio di cambiare davvero, non solo negli slogan», dice il neosindaco, che ha puntato la campagna elettorale sul rinnovamento e sulla discontinuità rispetto alle amministrazioni passate: «Voglio riac­cendere l’amore per questa città, che ha in sé tutto per essere 'perla del mondo', come diceva La Pira. Il mondo reclama Firenze, e noi dobbiamo mostrarne il volto migliore». Renzi, che si è aggiudicato il 60%, ha stacca­to di 20 lunghezze il rivale Giovanni Galli, l’ex portiere di Fiorentina, Milan e Naziona­le di calcio, candidato del Pdl in una torna­ta elettorale che ha visto alle urne il 58,9 dei fiorentini aventi diritto al voto rispetto al 73,9 del primo turno. Un risultato, quello di Renzi, leggermente inferiore al predecessore Leonardo Dome­nici, ottenuto però senza l’appoggio della si­nistra estrema e dei Verdi e senza apparen­tamenti per il ballottaggio nemmeno con la lista di Valdo Spini (terzo al primo turno con l’8,3%). «Non farò nessun accordicchio», a­veva detto all’indomani del primo turno – gli scorsi 6-7 giugno – quando si era ferma­to al 47,5%. Del resto, da sempre poco incli­ne ai compromessi, un po’ per la giovane età e un po’ per il suo passato da scout, Renzi, divenuto ad appena 29 anni presidente della Provincia di Firenze, ha preferito, ad un secondo co­modo mandato in Palazzo Medici Riccardi, buttarsi nella mischia per un palaz­zo ben più noto, Palazzo Vec­chio, trovando anche molti contrasti nel suo stesso par­tito. Le urne gli hanno dato regione e lui, ieri sera, ha fe­steggiato la vittoria nella centralissima piazza Santis­sima Annunziata chiaman­do a raccolta amici e soste­nitori con un 'tam tam' di 10 mila sms in un paio d’o­re. «Ma non c’è molto tempo per i festeggiamenti – ha pre­cisato – perché da domani saremo al lavoro: c’è molto da fare per Firenze, fare il sindaco di questa città è il mestiere più bello del mon­do ma anche il più faticoso. Certo sarebbe stato meglio e più comodo vincere al primo turno, ma così la vittoria è stata anche più bella. Da domani - ha ribadito - saremo al la­voro per tutti e per tutta Firenze. Ed entro metà luglio, nei tempi stabiliti dalla legge, fa­remo la nuova giunta». Per il Pdl l’impresa era quasi impossibile, sia per la storia della città sia per il dato di par­tenza del primo turno (32% contro il 47,5 di Renzi). Ma Giovanni Galli ce l’ha messa tutta e quel 40% del ballottaggio è merito più suo che del partito. Lo dimostra il successo della sua lista che ha superato il 9% diventando, di fatto, la terza forza politica della città.
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