venerdì 3 maggio 2019
La denuncia del Forum (rilanciata dalle Iene): ogni anno un miliardo in meno. Sono già oltre 6 miliardi i soldi dirottati altrove. Tridico: «Mi impegno a chiarire»
Un fermo immagine di Gianluigi De Palo dal video del programma 'Le Iene'

Un fermo immagine di Gianluigi De Palo dal video del programma 'Le Iene'

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È tornata alla ribalta la questione degli assegni familiari (Anf, assegni al nucleo familiare). È di due giorni fa il video delle Iene, programma tv di Mediaset, che ha preso spunto dalla denuncia del presidente del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo. Gli assegni destinati ai nuclei risultano dal 2013 più bassi di quanto dovrebbero essere e ogni mese mancherebbe circa il 20%. In bilancio è scomparso circa un miliardo di euro l’anno: ben sei miliardi e 163 milioni di euro in sei anni.

Dopo il servizio delle Iene, con i “silenzi” dell’ex presidente Tito Boeri e le promesse del suo successore Pasquale Tridico, sono ancora parecchie le critiche lanciate contro l’Inps e contro la gestione dei governi passati in merito al nodo “famiglia”. Il nuovo presidente dell’istituto di previdenza ha spiegato così l’anomalia sollevata da De Palo: «C’è sempre la differenza di un miliardo: quello che può succedere è che in alcuni capitoli di spesa ci sia maggiore liquidità e venga travasato su altro per un periodo e per una certa esigenza. Capisco il punto, questa sarà anche la mia missione: se c’è un ammanco di questo tipo, è sicuramente qualcosa che l’istituto dovrà vedere. Mi impegnerò a fare chiarezza su questo: se c’è questa differenza, mi impegno su questo».

Poi, sull'annosa proposta di allargare il diritto anche agli autonomi: «Io penso che bisognerebbe fare distribuzione al di là della categoria, guardando sicuramente al reddito». Tutto è nato dalla denuncia del presidente del Forum delle Famiglie: «In Italia non si fanno più figli e le famiglie sono abbandonate, intanto ogni anno l’Inps fa sparire circa un miliardo di euro destinati a loro», dice De Palo. Del tema se ne era occupato anche Avvenire già nel 2016. I deputati Mario Sberna e Gian Luigi Gigli (all’epoca del gruppo parlamentare Democrazia solidale-Centro democratico), durante un question time in aula rivolto all’allora ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, avevano denunciato e chiesto il motivo della «mancata distribuzione di un miliardo di euro l’anno per gli assegni familiari». I contributi vengono infatti prelevati ogni mese dalla 'busta- paga' dei lavoratori e destinati a un Fondo nazionale (per un totale di 6,3 miliardi di euro), ma gli stessi dati Inps 2013-2014 confermavano che un miliardo non è stato ancora distribuito.

Sberna e Gigli avevano chiesto al ministro Poletti la restituzione di «quanto impropriamente trattenuto a danno dei bambini, senza aspettare la prossima manovra: pure la mancata fruizione degli assegni a danno dei figli dei lavoratori autonomi è iniqua e assurda tanto quanto la sospensione della loro corresponsione al compimento del diciottesimo anno d’età». Una richiesta ancora oggi disattesa. Intanto, quest’anno sono cambiate anche le regole per ottenere l’Anf, che riguarda quasi tre milioni di lavoratori italiani. Entro fine giugno, infatti, dovranno presentare la domanda per l’assegno al nucleo familiare, ma stavolta non potranno farlo riempiendo un modulo cartaceo in azienda, come è avvenuto finora.

Le uniche possibilità per continuare a percepire in 'busta- paga' la somma, legata a reddito e numerosità della famiglia, sono munirsi di credenziali dell’istituto con dispositivo Pin (o Spid) e accedere alla procedura sul sito, oppure in alternativa rivolgersi a un patronato. La decisione, annunciata dall’Inps con una circolare a fine marzo, è passata finora piuttosto in sordina, ma coinvolgerà nelle prossime settimane tutti i circa 2,8 milioni di dipendenti (esclusi quelli dell’agricoltura) che attualmente percepiscono questa forma di sostegno al reddito.

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