giovedì 6 dicembre 2018
I bambini di Serravalle d'Asti scrivono al ministro dell'Interno: "I migranti del Centro di accoglienza (Cas) sono stati un grande regalo per noi"
Alunni del progetto "Bimbisvegli" di Serravalle d'Asti

Alunni del progetto "Bimbisvegli" di Serravalle d'Asti

Certe leggi dovrebbero superare non soltanto il vaglio di costituzionalità, ma anche l’esame dei bambini. Perché quando qualcosa non funziona loro se ne accorgono subito e si attivano per risolvere il problema. Magari proponendo soluzioni estreme e anche un po’ stravaganti, ma sempre dettate dal desiderio di bene, per sé e per chi sta loro vicino.
Così hanno fatto gli scolari di prima e seconda elementare della scuola di Serravalle, frazione di Asti. Che non hanno letto il Decreto sicurezza, ma hanno ugualmente capito che potrebbe fare molto male ai loro amici Paul e Lamin. E si sono dati da fare per scongiurare il peggio, rivolgendosi direttamente a chi ha il potere (grande, ma proprio per questo da maneggiare con cura) di decidere della sorte di chi sta loro a cuore.
Succede che in questo paesone dominato dal Castello Belvedere, gli alunni della elementare, partecipanti al progetto “Bimbisvegli”, stringano amicizia con gli ospiti del vicino Centro di accoglienza straordinario (Cas), gestito dalla società Agathon. Accompagnati dagli operatori del Centro, alcuni migranti, provenienti dalla Nigeria, cominciano a frequentare la scuola, partecipando alle lezioni di inglese, come “tutor” dei piccoli. Meglio, come i fratelli maggiori che non tutti hanno. Insieme mettono in scena anche uno spettacolo teatrale, dove sono i piccoli italiani ad emigrare in Africa e a dover fare i conti con le paure e la diffidenza degli africani che li devono accogliere, ribaltando, per una volta, i ruoli per provare a superare barriere e stereotipi. In estate, scolari e immigrati ridipingono la scuola, un lavoro che ha rafforzato l’amicizia e reso più bello uno spazio che, prima della “scoperta” dei migranti rischiava di sparire. Per mancanza di fondi, la scuola non era più in condizione di garantire il tempo pieno, ma, grazie all’intervento di Agathon, che copre in parte la spesa eccedente, il servizio è riuscito a sopravvivere, con grande sollievo delle famiglie di Serravalle. E anche la piccola scuola ne ha avuto beneficio, passando dai 3-4 alunni iscritti all’anno a 10-15.
L’equilibrio che la comunità è riuscita a trovare, anche grazie al sostegno e alla collaborazione del Comune di Asti, rischia di essere gravemente compromesso, se non del tutto distrutto, dal giro di vite sull’immigrazione deciso dal governo. A due degli ospiti del Cas, Paul e Lamin, è stato negato, per la seconda volta, lo status di rifugiato e quindi dovranno tornare in Nigeria. Da dove sono scappati per sfuggire alle milizie che hanno ammazzato parte della loro famiglia.
«Cosa?», ha esclamato il piccolo Luca, quando la notizia è arrivata a scuola. «Ma lo sanno, i signori della commissione, che sono scappati dalla povertà e dalla guerra?». Se non lo sanno, hanno pensato i bambini, glielo diciamo noi. Così, prima qualcuno ha proposto di nasconderli nel bosco o nella soffitta di casa. Poi, tutti insieme, con l’aiuto delle maestre Maria Molino, Mariagrazia Audenino e del maestro Giampiero Monaca, hanno scritto una lettera alla Commissione rifugiati del Ministero degli Interni e all’Ufficio migranti della Prefettura di Asti.
«La nostra è una scuola bellissima, perché è una scuola di amicizia in mezzo alla natura – scrivono i Bimbisvegli –. Paul, Baba, Lamin, Moussa, Balde, Ismail, Coulibaly, Hagie e Alì Bright sono qui perché scappano dalla povertà e dalla guerra. Abbiamo saputo che non avete dato il permesso a Paul e Lamin di restare qui al sicuro con noi. Così loro rischiano di andare in prigione o in guerra nei loro Paesi. Vi chiediamo, per favore, di farli restare qui insieme a noi, perché gli vogliamo moltissimo bene. Loro – concludono i bambini – sono stati un regalo per noi. Non vogliamo perderli».

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