martedì 29 aprile 2014
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L'attenzione di Papa Francesco verso quell’universo dolente che sono le carceri, in tutto il mondo e non solo in Italia, il suo amore sincero e la cristiana pietà nei confronti di chi è privato della libertà personale, non sono una novità. Come potrebbero, per un Pontefice che ha fortemente voluto celebrare la sua prima messa in Coena Domini dopo l’elezione al Soglio petrino tra i detenuti minorenni, i più piccoli e i più deboli tra i reclusi? Piuttosto, nei rinnovati segnali filtrati in queste ultime ore c’è un "di più" da cogliere.Molti osservatori, infatti, si sono ovviamente soffermati sulla telefonata di Francesco a Marco Pannella (un bel gesto di cortesia personale verso il leader radicale in cattive condizioni di salute) e poi sul successivo, ennesimo, forte richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a governo e Parlamento affinché si faccia «il punto» sul sovraffollamento carcerario, dopo oltre sei mesi dal solenne messaggio quirinalizio alle Camere e a meno di uno, ormai, dalla scadenza dell’ultimatum della Corte europea di Strasburgo all’Italia.Però, si diceva, c’è di più. La preghiera di separare la giusta pena (ovvero l’espiazione della colpa mirata al recupero umano e sociale della persona) dalle condizioni offensive per la dignità umana pongono Francesco in continuità con i suoi predecessori, a cominciare da Benedetto XVI, ma in modo davvero speciale coi santi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Angelo Roncalli fu il primo Pontefice a visitare il carcere romano di Regina Coeli: era il giorno di Santo Stefano del 1958. Ventiquattr’ore prima, a Natale, il "Papa buono" aveva portato le sue carezze ai bimbi ricoverati al Bambin Gesù. I piccoli, i reclusi, i prigionieri di un male morale o di un male fisico, concetti che torneranno nei Giovedì Santi di Papa Bergoglio: Casal del Marmo e la Fondazione Don Gnocchi.Giovanni Paolo II, poi, chiese apertamente e coraggiosamente «clemenza» durante il Giubileo del 2000, parlando ai detenuti di Regina Coeli (ma numerosi altri furono i penitenziari che visitò), e due anni dopo nello storico discorso alla Camera dei deputati. «[...] Senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini - disse a Montecitorio - merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l’impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società».Era il 14 novembre del 2002. Alla fine di quell’anno, le statistiche del ministero della Giustizia registravano un totale di 55.670 reclusi nelle carceri italiane. Allora la politica fu capace di sfornare soltanto il cosiddetto "indultino" del 2003, con effetti pressoché nulli sul sovraffollamento. Oggi, dodici anni dopo, dietro le sbarre ci sono oltre 60mila persone a fronte di una capienza regolamentare dichiarata di circa 48mila.È vero, grazie agli ultimi interventi legislativi il totale è diminuito di oltre 5mila unità in pochi mesi. Ma il 28 maggio a Strasburgo il governo italiano dovrà dimostrare che nelle nostre celle ciascun detenuto ha a disposizione almeno tre metri quadrati. Il ministro Andrea Orlando è convinto di riuscirci. A quanto pare, dovrà convincere anche Napolitano. Al di là dei risarcimenti, è una questione di umanità. Come hanno ricordato i Papi santi, come ricorda Papa Bergoglio.
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