sabato 13 giugno 2020
Si punta a gennaio ma il Cdm si è preso 12 mesi per varare i decreti legislativi dopo l’iter parlamentare. Pd e Iv trattano ancora sui contenuti: contributo fino ai 22 anni
In attesa del Family act

In attesa del Family act - Reuters

COMMENTA E CONDIVIDI

Tra la bozza del Family act e il testo licenziato dal Consiglio dei ministri di giovedì sera la differenza fondamentale è in una data: se nei testi precedenti la riunione di governo si indicava che il decreto legislativo sull’assegno unico (o universale) sarebbe arrivato entro il 30 novembre, nel comunicato di Palazzo Chigi si afferma che il decreto legislativo arriverà entro 12 mesi dall’approvazione del ddl da parte delle Camere.

Se Camera e Senato approveranno la legge-delega sull’assegno unico entro l’estate, il governo avrà di tempo teoricamente sino a luglio 2021 per mettere mano al testo attuativo. Segno che la partita sulle coperture è molto complessa. E l’impegno politico ribadito anche ieri dalla ministra Bonetti a erogare l’assegno dal primo gennaio è tutto da costruire.

Vuol dire, per essere chiari, che nella riorganizzazione e semplificazione del sistema fiscale dovranno essere tagliate alcune agevolazioni fiscali: e la storia recente dimostra che è più facile a dirsi che a farsi. Ragionamenti cui occorre aggiungere i dubbi sulla situazione economica complessiva del Paese nel prossimo autunno e in previsione della manovra. Né è al momento chiaro se entro la fine dell’anno l’Italia riuscirà ad ottenere un "anticipo" del Recovery fund europeo, che tuttavia non potrebbe essere utilizzato esplicitamente per interventi fiscali. Motivo per cui il governo ha optato per una delega da esercitare entro 12 mesi dal varo in Parlamento dell’assegno unico, mettendo un’ombra sulla possibilità di avere il nuovo strumento di politica familiare sin dall’inizio del 2021.

Ancora più ampio il tempo che l’esecutivo si è preso per esercitare la delega sugli altri capitoli del Family act: 24 mesi. Si parla cioè degli interventi su congedi parentali, incentivi al lavoro femminile, "dote" per l’educazione e la formazione, sostegno all’autonomia finanziaria e abitativa delle giovani coppie. Tra l’altro, è saltata nell’ultimo passaggio in Cdm l’indennità integrativa per le mamme che rientrano dal congedo obbligatorio.

Tempi volutamente dilatati che ieri hanno consentito alle opposizioni di considerare una «scatola vuota» il ddl-delega approvato dal governo. L’indeterminatezza di alcuni punti spinge anche i sindacati, Cisl e Cgil in testa, a chiedere più chiarezza al governo. Diverse cose potranno chiarirsi da lunedì, quando ripartirà l’iter dela proposta di legge delega Delrio-Lepri. Il patto politico è che l’assegno unico viaggi sul binario accelerato della proposta già incardinata dal Pd. Ma la mediazione tra l’assegno unico dem e l’assegno universale da Bonetti in parte è ancora da costruire. La proposta del Pd indica una cifra massima mensile, 240 euro, che però scomparirà e sarà delegata al governo. Sarà adottato il principio del ddl Bonetti per cui si parte da un minimo e poi la dotazione sale in base all’Isee. La maggiorazione dell’assegno dal secondo figlio in poi, prevista dal ministro Bonetti, potrebbe essere sfumata in un principio generale di rafforzamento della misura per i nuclei numerosi.


© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI