«Non fatevi ingannare da ciò che è gratis»: Gratteri e Nicaso, l'antimafia spiegata ai ragazzi
A Cattolica un incontro, promosso dall'associazione "Rimbalzi fuori campo" in collaborazione con Avvenire, tra il Procuratore di Napoli e il giornalista e scrittore con gli studenti delle medie

«Non vi fate ingannare da ciò che è gratis. Nella vita non esiste il concetto di gratis, quello che non pagate poi vi costerà tre volte tanto». Quando ha un giorno di ferie, libero dal suo estenuante, quanto appassionante lavoro, anzi missione, di capo della Procura più grande d’Europa, quella di Napoli (102 sostituti procuratori, 4mila persone impiegate in questura e 10mila agenti di forze dell’ordine sul territorio urbano) il procuratore Nicola Gratteri ama lanciare certi messaggi ai giovani studenti italiani. E lo fa in incontri che vanno oltre le “Le lezioni di mafie” presentate nelle quattro puntate televisive su La7. All’incontro al Teatro Regina di Cattolica con i 600 allievi delle scuole medie locali e quelle dei comuni di Gradara, Gabicce e San Giovanni Marignano per la terza edizione della rassegna “Luci della legalità” - promossa dall’associazione “Rimbalzi fuori campo” in collaborazione con il Comune di Cattolica - , il procuratore Gratteri è arrivato accompagnato dai suoi ragazzi della scorta e dall’amico d’infanzia, nonché mentore di scrittura (26 i libri scritti a quattro mani), Antonio Nicaso. “Il Professore”, come lo chiama il procuratore, è appena atterrato da Toronto dove vive e insegna Storia della criminalità organizzata alla Queen’s University.
Parlano, si confrontano quotidianamente e scrivono con lo stesso entusiasmo degli eterni ragazzi, nati e cresciuti sotto l’Aspromonte, a Gerace, e poi studenti a Locri, sul mare. Due figli di un mondo contadino, «i miei genitori sapevano a malapena leggere e scrivere, però hanno fatto studiare tutti e cinque i loro figli e ci hanno insegnato tanto, con i comportamenti, con la coerenza, con l’onestà, la generosità e il rispetto per le regole che sono quelle che vi faranno diventare adulti», dice emozionato il giudice Gratteri strappando il primo dei tanti applausi sinceri degli studenti romagnoli e marchigiani ai quali confida un amarcord scolastico. «Tra i banchi, alla vostra età, ho conosciuto diversi piccoli “mafiosetti”, che erano qualcosa di più di quello che oggi voi definite il “bullo”. Vedendo loro ho capito che non avrei mai accettato la sopraffazione che è quella che poi da adulto facendo il mio mestiere era la stessa del mafioso che con il suo suv da 80 mila euro va a chiedere al povero commerciante di pagare il pizzo perché con quei soldi deve portare i regali di Natale ai boss reclusi in carcere».
Anime nere e vite criminali che con il professor Nicaso, Gratteri racconta non solo attraversi i saggi, come l’ultimo Cartelli di sangue (Mondadori), ma anche con i libri per ragazzi, Senza scorciatoie. Il romanzo al centro del dibattito con i ragazzi che quel libro lo hanno letto e commentato in classe. Ma prima di arrivare alla vicenda del protagonista, l’adolescente Luigi («un ragazzo delle nostre periferie, in cui da Caivano fino a Milano si respira aria di emarginazione»), aspirante calciatore, marcato stretto e a uomo da parenti appartenenti al clan malavitoso («a partire dal cugino Anthony allo zio Nicola, il capo»), la prima domanda che una ragazzina di 11 anni rivolge al procuratore Gratteri è: “Che cos’è per lei la libertà?”. «Io dal 1989 vivo sotto scorta. Sono più di vent’anni che non faccio un bagno al mare e non posso mai fare più di dieci metri da solo… Eppure mi sento l’uomo più libero di questo Paese, e sai perché? Perché mi sono costruito una vita senza scorciatoie. Fin da bambino anche in classe ero sempre duro, tenevo testa anche all’insegnante, la guardavo negli occhi e questo atteggiamento capivo che mi stava danneggiando, ma era talmente forte l’orgoglio che non mi interessavano le conseguenze. E così la mia vita è stata tutta così, affrontare ogni cosa senza mai abbassare lo sguardo, anche quando ho incrociato quello feroce dei mafiosi. Ho sofferto, ho combattuto ma sempre con la schiena dritta, coerente con le mie idee, costi quel che costi. E alla fine credo di aver vinto, perché oggi questa è la mia libertà».
Un ragazzo dalla galleria alza la mano e chiede: “Giudice Gratteri, che cos’è per lei la mafia?” La risposta noi adulti l’abbiamo trovata in quel saggio scritto con Nicaso dal titolo emblematico, La mafia fa schifo, ma con i ragazzi il giudice Gratteri sintetizza il concetto così: «La mafia è il male assoluto. Ti priva del sorriso, della serenità. I mafiosi sono dei parassiti, dei vigliacchi, dicono bugie, tradiscono, ti baciano e intanto ti stanno uccidendo colpendoti alle spalle. La mafia è la negazione della libertà e della civiltà. La mafia non ha connotazione politica, non è né di destra né di sinistra, quando sceglie è solo per opportunità dettate dal momento. La mafia fa paura, ma ha anche paura. La mafia teme la gente che non sta zitta e che prende posizione. Il mafioso ha paura di chi non lo considera perché si nutre del consenso popolare. Il mafioso al mattino alle 8 esce di casa e va a fare colazione nel bar più in vista del paese. Passa e fa la conta di quanti lo salutano, di quanti gli offrono il caffè. La mafia esiste solo perché noi la riconosciamo ma può sparire se invece noi la facciamo diventare trasparente ai nostri occhi. E per far questo bisogna conoscere, bisogna studiare. E la cultura, ieri come oggi, è l’unica forma di riscatto che ci permette di sconfiggere l’ignoranza in cui vivono e prosperano le mafie». La storia di Luigi in Senza scorciatoie fa capire quanto conti il peso della cultura, sul quale prende la parola il prof. Nicaso. «Quando avevo la vostra età l’ndrangheta uccise il padre di un mio compagno di banco. Alcuni dei compagni di classe ripetevano quello che avevano sentito dire in famiglia, dicevano “se lo è meritato”. Io e altri invece ragionavamo diversamente e quella vicenda ci ha cambiato la vita, perché ci ha costretti a farci delle domande, a informarci per cercare le risposte per arrivare alla verità. Così, grazie allo studio e alla cultura, abbiamo scelto di stare dalla parte della verità, della consapevolezza, della formazione e dell’informazione. Ricordate ragazzi: il futuro non si attende ma si costruisce giorno dopo giorno. E’ possibile sbagliare e tornare sui propri passi, l’importante non è la meta finale ma il percorso che si fa per arrivarci».
Nelle pagine di Senza scorciatoie i giovani lettori imparano a conoscere le figure di riferimento della lotta alla mafia: i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, l’attivista de i “Cento passi” Peppino Impastato, il martire don Pino Puglisi… «E avremmo potuto inserirne altri, con le loro frasi stampate sulle magliette come nel nostro romanzo – continua Nicaso - . Nel libro ad esempio non c’è don Peppino Diana ma io sono affascinato dalla lettera che lasciò prima di morire, (assassinato dalla camorra a Casal di Principe), in cui scriveva: “Per amore del mio popolo non tacerò…” o ancora quando disse: “A me non importa sapere chi è Dio. Mi importa sapere da che parte sta» ” ». Così Nicaso saluta i ragazzi, mentre il procuratore Gratteri si congeda da loro con un “mea culpa” che li commuove e gli regala l’ultima preziosa riflessione: «Non sono stato un buon padre perché quando i miei figli erano piccoli ero sempre assente per il mio lavoro. Il merito della loro crescita e della buona educazione è di mia moglie che ha fatto da padre e da madre. Ho cercato e sperato che con il tempo capissero la mia assenza, e in parte è successo. Oggi ho un bel rapporto con i miei figli che hanno compreso perfettamente le mie rinunce e i sacrifici fatti e credo di essere stato comunque la loro guida, con la mia essenza di uomo e di magistrato».
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