Niscemi frana politica: indagati gli ultimi 4 governatori della Sicilia. C'è il ministro Musumeci

Il pm di Gela, Salvatore Vella, ha aperto un fascicolo per disatro colposo e danneggiamento. «Già nel 1997 c'erano indicazioni precise sulle cose da fare e non sono state fatte»
April 15, 2026
Niscemi frana politica: indagati gli ultimi 4 governatori della Sicilia. C'è il ministro Musumeci
La frana di Niscemi
Svolta nelle indagini sulla frana che il 25 gennaio scorso ha devastato Niscemi (Caltanissetta): nel corso di un incontro con la stampa il procuratore di Gela Salvatore Vella, che ha aperto un fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, ha reso noto che 13 persone sono state iscritte nel registro degli indagati. L'enorme smottamento trascinò a valle case e mezzi e decine di immobili rimasero sospesi nel vuoto. Gi sfollati furono circa 1500. Tra gli indagati per la frana di Niscemi ci sono i presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026 : Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani.

Dalla prima frana del 1997 e quei 23 miliardi di vecchie lire

 «In questa prima fase abbiamo individuato tre periodi di tempo. Il primo periodo va dal 12 ottobre del 1997, cioè la prima frana di Nisicemi, fino al 18 maggio 1999, che è la sottoscrizione del contratto di appalto tra il soggetto attuatore della Regione Siciliana, in quel caso nella persona dell'ingegnere Salvatore Cocina, con l'Ati che aveva vinto la gara d'appalto, e per la realizzazione proprio delle opere di mitigazione individuate dalla condizione tecnico-scientifica, contratto che viene sottoscritto a distanza di qualche anno dalla presentazione del progetto esecutivo da parte della Commissione tecnico-scientifica» ha detto il Procuratore capo di Gela Salvatore Vella durante la conferenza stampa in Tribunale. «In questo periodo a disposizione per le realizzazioni di queste opere c'erano circa 23 miliardi di vecchie lire che nel frattempo diventeranno circa 12 milioni di euro- dice - Riguardo a questo periodo riteniamo, ad oggi, di non fare contestazioni a soggetti che sono intervenuti perché in questo periodo si sono succedute tutta una serie di ordinanze, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri sul rischio dopo la frana del 1997 e vengono effettuate tutta una serie di opere dal soggetto attuatore, che in quel caso era il Prefetto Giannola». «Quindi vengono realizzate tutta una serie di opere e in buona sostanza la Regione nella veste del soggetto attuatore ingegnere Cocina riesce a fare questo bando di gara ad aggiudicare la gara per le opere che dovevano essere realizzate indicate dalle consulenza tecnica». 

Il mancato monitoraggio

 Questa fase riguarda «il mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio che erano stati previsti inizialmente e che erano a tutela delle popolazioni interessate. Ricordo a tutti che l'abitato di Niscemi è un abitato di circa 25.000 abitanti» ha detto il Procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, incontrando i giornalisti in Tribunale sull'inchiesta sulla frana di Niscemi per disastro colposo.  In questa prima fase l'inchiesta della Procura di Gela «riguarda sostanzialmente le opere che avrebbero dovuto essere realizzate e non sono state realizzate per mitigare il rischio che la frana del 2026 ha visto, invece, realizzarsi». 

La zona rossa

"La terza fase dell'inchiesta sulla frana di Niscemi riguarderà la cosiddetta zona rossa dell'abitato di Niscemi, cioè sia la zona interessata della frana del 1997, sia le aree immediatamente prossime al ciglio della frana, tutte aree individuate già subito dopo il 1997, quindi quasi 30 anni fa, come a rischio molto elevato, nella relazione della Commissione tecnico-scientifica nominata nel 1997 con ordinanza della presidenza del Consiglio".  

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