Nelle città italiane si vedono sempre meno monopattini elettrici
Firenze ha vietato i servizi di sharing e la prossima sarà Verona. Milano ha cacciato Bird. Chi se lo compra ora deve pagare una assicurazione. E, secondo i ricercatori, sono veicoli più pericolosi delle moto

Una ad una, le città europee fermano la circolazione dei monopattini elettrici a noleggio. La prima è stata Parigi, che nell’aprile del 2023 ha approvato con un referendum cittadino la rimozione di 15mila mezzi dei tre maggiori operatori in città (Dott, Lime e Tier). Poi è stato il turno di Madrid, che dal 2024 ha vietato la circolazione sulle strade della capitale a 6mila monopattini delle stesse aziende. Infine Praga, che dall’inizio di quest’anno ha proibito il noleggio di monopattini elettrici. E l’Italia? Al momento, il divieto è effettivo solo a Firenze che dallo scorso aprile ha bloccato tutti i servizi di sharing. La prossima sarà Verona, la cui amministrazione ha annunciato due settimane fa il mancato rinnovo dei contratti di appalto con le società che gestiscono la micromobilità. Infine Milano, che dalla metà di luglio ha cacciato tutti i veicoli della compagnia Bird, l’unica a non aver rispettato l’obbligo di targa. I motivi del bando sono gli stessi per tutte le amministrazioni locali. Il primo: si tratta di veicoli pericolosi per chi li guida. Il secondo: il parcheggio dei veicoli, spesso all’esterno dalle apposite piazzole, genera ovunque disagio pubblico.
In Italia la maggior parte dei problemi sono nati in seguito alla stretta del Governo che ha imposto l’assicurazione, la targa e il casco per la circolazione dei monopattini. Nelle grandi città, le compagnie di noleggio di sono rivelate incapaci di applicare – e far applicare agli utenti – le nuove norme. Così, per primo, il Comune di Firenze ha deciso di interrompere il servizio per evitare «una situazione di potenziale violazione sistematica del codice della strada». Dopo una serie di botta e risposta finiti davanti al Tar, al momento nel capoluogo toscano non circolano monopattini elettrici in sharing. L’amministrazione locale di Verona vorrebbe raggiungere, nei prossimi mesi, lo stesso risultato.
Per questo, il sindaco Damiano Tommasi ha deciso che il prossimo appalto dello sharing in città sarà riservato alle biciclette. A opporsi alla decisione è stata Legambiente, che sostiene che la rimozione di un’opzione di circolazione a emissioni zero rappresenta un danno per i cittadini. Soprattutto per i più giovani. Sono infatti loro (e non i turisti), secondo un recente sondaggio dell’associazione ambientalista, a preferire gli spostamenti in monopattino: i due terzi degli utenti in Veneto hanno meno di 36 anni. «La scelta di togliere un mezzo alternativo come il monopattino è per noi un passo indietro – spiega Andrea Gentili, presidente di Legambiente Verona –. Il principio per noi è uno: meno auto possibile in città». Come dimostra il precedente fiorentino, però, i ricorsi delle aziende e le opposizioni di una parte – al momento esigua – della cittadinanza non sembrano aver forza di fermare il divieto. Che è accelerato anche dai nuovi obblighi: nelle strade del capoluogo toscano pure i veicoli di proprietà dei cittadini sono in continuo calo, principalmente a causa degli alti costi di assicurazione.
I dubbi delle amministrazioni locali sulla sicurezza dei monopattini elettrici, del resto, non sono infondati. Uno studio pubblicato ieri sulla rivista specializzata “Scientific Reports”, che ha analizzato gli incidenti di oltre 15mila conducenti di monopattini elettrici, biciclette e motociclette in 18 città tra Inghilterra e Galles, ha confermato i sospetti dei primi cittadini: i monopattini elettrici in strada sono più pericolosi di biciclette e motociclette. In particolare, mentre i ciclisti negli incidenti riportano perlopiù fratture ossee, chi si muove in monopattino subisce molto più spesso danni alla testa. In numeri: il rischio di un trauma cranio-encefalico è 3,45 volte superiore rispetto ai motociclisti e 1,74 volte superiore ai ciclisti.
I pericoli più grandi, secondo i ricercatori, si potrebbero evitare con il casco: solo nel 5,9% dei casi analizzati il conducente indossava una protezione per la testa. Ma la sola introduzione del casco non renderebbe sicuri i monopattini. È la struttura stessa del mezzo, secondo lo studio, a provocare gli incidenti più gravi. Tra le dinamiche più frequenti di sinistro, infatti, c’è lo sbilanciamento in avanti del conducente in seguito a brusca frenata. Il corpo di chi guida monopattini, in molti degli incidenti analizzati, viene catapultato oltre il manubrio provocando spesso lesioni interne all’addome: ferite di questo tipo sono più frequenti del 50% tra chi guida monopattini, rispetto ai motociclisti. I bambini sono i più vulnerabili: «Le loro pareti addominali – scrivono i ricercatori – sono più sottili e i loro organi, in proporzione più larghi, sono allineati all’altezza del manubrio».
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