Nelle carceri italiane ci sono 63mila detenuti (ma i posti sono 46mila)

Il sovraffollamento peggiora anche a causa di lavori di ristrutturazione che riducono gli spazi a disposizione. A Cremona un detenuto si è impiccato il giorno dell'Epifania
January 8, 2026
Nelle carceri italiane ci sono 63mila detenuti (ma i posti sono 46mila)
Il VI raggio del Carcere milanese di San Vittore
Si fa ancora più pesante il sovraffollamento nei 189 istituti di pena italiani dove al 31 dicembre scorso i detenuti presenti risultavano in totale 63.499 (di cui 20.116 stranieri e 2.754 le donne), con un incremento pari a 1.600 unità rispetto alla stessa data del 2024.
Peggiorano dunque le condizioni di vita dietro le sbarre, anche perché all’aumento del numero delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà corrisponde una diminuzione dei posti effettivamente disponibili nei penitenziari che, in base ai dati forniti dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, sarebbero 46.081 mentre dodici mesi prima erano 600 in più. Ricordiamo che i posti regolamentari previsti sono attualmente 51.277 e che la differenza (5.196) dipende da lavori di ristrutturazione e manutenzione edilizia in corso che riducono gli spazi di vivibilità.
Il tasso di affollamento complessivo passa dunque dal precedente 132,8% al 137,8% con circa un terzo delle strutture carcerarie dove le presenze superano del 50% le “brande” occupabili nelle camere di pernottamento. La Casa circondariale di Lucca è quella dove i detenuti vivono più stipati nelle loro celle: qui il sovraffollamento raggiunge il 256%. Nella Casa di reclusione di Vigevano (Pavia) il tasso è del 236%, poi ci sono Milano San Vittore con il 234%, Foggia con il 216% e Brescia Canton Mombello che ha raggiunto quota 212%.
«Le carceri italiane sono diventate discariche umane dove buttare pazzi e tossicodipendenti»
Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe
Più di centomila, inoltre, sono i condannati che stanno scontando la loro pena con misure alternative alla detenzione: si tratta in questo caso di 15 mila persone in più rispetto al 2024, il che costituisce un deterrente rispetto al fenomeno del sovraffollamento. Potrebbe essere una strada da seguire, laddove è possibile, oltre a quella dell’indulto che sembra trovare però tanta resistenza in ambito politico.
Si aggrava, purtroppo, anche la situazione nel sistema della giustizia minorile: gli under 18 e i giovani adulti presenti nei diciassette Ipm e nelle comunità residenziali alla fine dell’anno appena trascorso ammontavano infatti a 1.821, ovvero il 7% in più se confrontati con i 1.707 ristretti del 31 dicembre 2024.
Rimane elevato il numero dei suicidi, che nel 2025 sono stati 81 (furono dieci in più nell’anno horribilis 2024) mentre 251 risultano i detenuti morti per altre cause (malattia, vecchiaia, overdose o ancora da accertare). Quattro gli operatori carcerari che nel corso dell’anno si sono tolti la vita. E ricomincia la tragica conta anche per l’anno in corso: il giorno di Epifania si è impiccato nella sua cella della Casa circondariale di Cremona, un recluso di 53 anni. È il primo del 2026.
Infine, mancano ancora negli organici 2.000 agenti di polizia penitenziaria nonostante l’entrata come effettivi di 1.300 addetti alla sorveglianza vincitori degli ultimi concorsi. Altre assunzioni sono in programma nei prossimi mesi ma c’è sempre da fare i conti con il personale che esce per dimissioni o pensionamento.
Preoccupano anche i dati relativi al disagio psicologico: è stato calcolato che nel 2024 ogni giorno sono in media 20 gli episodi di autolesionismo e tre i tentativi di suicidio mentre è cresciuto del 29% il numero delle aggressioni e delle infrazioni disciplinari che si verificano dietro le sbarre. Protagonisti di gesti di ribellione o di violenza sono il più delle volte detenuti con problemi psichici.
L’intero sistema è al collasso. «Le carceri italiane sono diventate discariche umane dove buttare pazzi e tossicodipendenti» commenta Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), migliaia di detenuti con disturbi psichiatrici o dipendenze finiscono dietro le sbarre senza assistenza specialistica adeguata, per mancanza di personale medico e infermieristico: «Al massimo vengono date a chi manifesta problemi psichici gocce per dormire o metadone – aggiunge Pilagatti - a causa di un sistema sanitario in default, che peraltro non cura nemmeno i cittadini liberi».

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