Muti dirige ad Opera l'Orchestra del mare: in carcere la “musica senza barriere”

Sul palco i giovani musicisti suoneranno strumenti costruiti dai detenuti lavorando i legni dei barconi dei migranti, nel nuovo teatro “Don Luigi Pedrollo”
January 6, 2026
Muti dirige ad Opera l'Orchestra del mare: in carcere la “musica senza barriere”
Il maestro Riccardo Muti dirige l’Orchestra Cherubini e gli “strumenti del mare” a Lampedusa /Archivio Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti
Il suono apparentemente caotico degli strumenti che vengono accordati prima del concerto. Poi il silenzio sospeso, quasi sacrale, mentre lo sguardo del direttore d’orchestra fissa i musicisti e la bacchetta dà il via alla musica. Siamo nel carcere milanese di Opera ma il direttore è Riccardo Muti, l’eccellenza italiana nel mondo, i musicisti sono i giovani dell’Orchestra Cherubini, il pubblico sono in massima parte i detenuti, e l’elegante sala, nuova di zecca dopo una radicale ristrutturazione, da oggi è il “Teatro Don Luigi Pedrollo”. Manca ancora l’elemento più straordinario: i musicisti della Cherubini suonano l’Orchestra del Mare, gli ormai noti strumenti colorati perché costruiti con i legni delle barche arrivate a Lampedusa con il loro carico umano di migranti, vivi o morti. Li abbiamo già visti suonare, persino nel 2024 sul palco della Scala, affidati alle mani dei più valenti musicisti al mondo, ma questa volta c’è qualcosa che imprime nello sguardo di alcuni carcerati un’emozione – diremmo – paterna: sono nati qui, quegli strumenti, proprio nella liuteria del carcere, dalle loro mani, e ora tornano a casa! Molto più di un concerto, insomma, reso possibile dal sostegno congiunto di Intesa Sanpaolo e Confcommercio.
«Anche in coloro che hanno commesso delitti efferati o percorso strade sbagliate ho colto la disponibilità ad aprirsi alla bellezza», dichiara il Maestro Muti, spiegando l’origine dello speciale evento che avrà luogo il 10 gennaio. Da sempre convinto del valore etico e sociale della musica, Riccardo Muti ha spesso portato concerti nelle carceri, dalla Casa Circondariale di Ravenna fino ai centri di detenzione giovanile di Chicago, «tutte esperienze straordinarie dal punto di vista umano», assicura. Un testimone che ha passato nelle mani e nei cuori della sua orchestra Cherubini, che con la rassegna “La musica senza barriere” porta l’arte a coloro che non potrebbero mai varcare la soglia di un teatro: agli anziani nelle Rsa, ai ricoverati negli ospedali, a chi sconta una pena. D’altra parte, sempre grazie al genio umanistico di Muti, è dal 1997 che “Le vie dell’Amicizia” del Ravenna Festival seminano dialogo e fratellanza attraverso la musica, portata in dono in territori devastati da conflitti umani o disastri naturali. Il valore aggiunto ora è farlo attraverso gli “strumenti del mare”, giunti ad Opera nel 2021 come vecchi barconi e via via trasformati in violini, viole, violoncelli, contrabbassi e – per la prima volta sabato – persino in un clavicembalo, grazie alla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti e al suo progetto “Metamorfosi”. Metamorfosi delle barche, certo, con i loro legni intrisi di cherosene e salsedine, di lacrime e speranze, ma anche metamorfosi dei detenuti, che nei laboratori del carcere sono diventati esperti liutai sotto la guida di veri maestri. E metamorfosi anche della Cherubini, che il 10 gennaio si trasformerà in Orchestra del Mare: perché – caso unico al mondo – “Orchestra del Mare” non sono gli artisti ma gli strumenti, di volta in volta suonati da musicisti diversi, passati di mano in mano, di palcoscenico in palcoscenico. «Mi hanno emozionato da subito – continua Muti, che li ha già diretti due anni fa a Lampedusa –, sono legni di morte diventati messaggeri di speranza. Tenendo insieme tutti questi significati, il concerto racchiuderà un altissimo messaggio morale, spirituale e sociale».
«Sono grato al Maestro Muti – commenta Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti – perché la sua Orchestra Giovanile Cherubini darà voce a quei migranti costretti a fuggire affrontando un mare tragico, ma anche a tutti i detenuti, opponendo alla cultura dello scarto l’arte e la bellezza”. La bellezza, appunto, il vero antidoto all’ineluttabilità del male e alla mancanza di speranza che spesso ristagna nelle carceri: “Il progetto Metamorfosi offre ai detenuti un’opportunità di lavoro, rieducazione e reinserimento professionale, attuando l’articolo 27 della Costituzione”, secondo il quale le pene non sono mera punizione ma “devono tendere alla rieducazione del condannato”. I numeri dicono che la recidiva crolla laddove il carcere si trasforma in uno spazio di umanità e dignità, che lasci intravedere nuovi orizzonti e liberi almeno l’anima. Lo ricorda anche Rosalia Marino, direttrice di Opera: “Questo concerto, ponte tra le comunità penitenziarie e la società civile, dimostra come la cultura possa migliorare la qualità della vita anche in un contesto difficile come il carcere”. Il personale e i detenuti insieme, fa sapere, hanno contribuito “con entusiasmo alla preparazione di quest’evento, a dimostrazione di quanto l’arte sia potente strumento capace di riconfigurare un carcere».
La ricostruzione del teatro, che sabato verrà inaugurato da Muti, è frutto della convergenza tra buone volontà determinate a fare subito la propria parte: in sole due settimane la sala è diventata un teatro moderno da 400 posti, grazie alla generosità di imprese private come la Techbau, che ha donato l’impianto di riscaldamento e raffreddamento, e la Fondazione Pedrollo, che ha ristrutturato i 1.500 metri quadri di pareti. Eppure Silvano Pedrollo, imprenditore veneto tra i leader mondiali nel settore delle pompe idrauliche, ringrazia come se il dono lo avesse ricevuto lui: “Siamo grati e onorati per questa possibilità che ci viene data – afferma –. Mi ha anche commosso sapere che il teatro sarà intitolato a mio zio don Luigi Pedrollo, la cui causa di beatificazione è ormai in fase avanzata e che al fianco di san Giovanni Calabria era instancabile nel dare soccorso spirituale e materiale a chiunque fosse nel bisogno, ma proprio nelle carceri era particolarmente assiduo”. La stessa missione oggi portata avanti dal nipote e da sua figlia Alessandra, presidente della Fondazione, impegnata nel supporto ai detenuti, mentre in Trentino una delle imprese di famiglia dà lavoro a 50 donne e alcune di queste, pagato il debito con la giustizia, vengono assunte stabilmente. Solo la simbiosi tra persone decise a fare il bene poteva portare a un risultato simile: “Il contributo del Maestro Muti, orgoglio del nostro Paese, qualifica un’iniziativa che avvicina musica, lavoro e dignità alle persone, in coerenza con l’identità di Intesa Sanpaolo di non lasciare indietro nessuno”, aggiunge con lo stesso entusiasmo Paolo Bonassi, responsabile dell’impatto sociale di Intesa Sanpaolo, che già aveva finanziato nel 2024 il concerto alla Scala di Milano. Mentre Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, dà il merito a “quella ‘solidarietà operante’ di chi non sta con le mani in tasca ma agisce, lasciando alle spalle il passato e guardando negli occhi il futuro! Beethoven diceva che la musica può cambiare il mondo perché può cambiare le persone, il concerto di Muti ad Opera racconta esattamente questa storia”.
Si inizia con il concerto per archi e cembalo in la maggiore di Vivaldi, poi alcuni brani di Verdi, dalla Sinfonia del “Nabucco”, all’Ave Maria dell’“Otello” cantata dal soprano Rosa Feola, fino al Va’ pensiero del “Nabucco”, con il coro Amici della Nave composto da detenuti ed ex detenuti di San Vittore, insieme a “Scaligeri per sempre”, coristi della Scala oggi in pensione. Prima del Va’ pensiero, inno struggente di ogni popolo prigioniero, i detenuti stessi di Opera, San Vittore e Bollate leggeranno i loro pensieri. Tra questi c’è Lucio: “La giustizia è nelle mani di pochi, la misericordia nelle mani di tutti – dirà –, ci sarà sempre una pietra scartata che diventa testata d’angolo”. A Muti doneranno infine una bacchetta preziosa: anch’essa intrisa di lacrime e speranze, era una volta il legno di un barcone.

© RIPRODUZIONE RISERVATA