Meno arrivi irregolari, più morti: i numeri dicono che l'emergenza non sono gli sbarchi
Frontex pubblica i dati degli ingressi irregolari in Ue del mese di gennaio: -60% e 450 decessi nel Mediterraneo

Calano gli ingressi in Ue ma ci sono più morti in mare. Gli ultimi dati di Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne, conferma quanto è successo in questo ultimo mese. Con la tempesta Harry che ha sconvolto il Sud Italia e il Mediterraneo e le partenze naufragate dal Nord Africa, da Libia e Tunisia. Il primo mese del 2026 ha visto un calo calo del 60% degli attraversamenti irregolari delle frontiere Ue: si parla di circa , 5.500 rilevamenti complessivi. Forte riduzione anche sulla rotta del Mediterraneo centrale - quella più significativa quanto agli arrivi in Italia: i rilevamenti sono stati 1.166, con una flessione del 67% rispetto allo stesso mese del 2025.
L’Agenzia europea stima anche che le forti tempeste invernali e il mare agitato lungo le principali rotte migratorie hanno reso i viaggi più pericolosi e rallentato le partenze. Le condizioni meteo avverse nel Mediterraneo e i venti forti ai confini terrestri hanno aumentato i rischi, non hanno tuttavia fermato i trafficanti, che hanno continuato a far partire imbarcazioni sovraffollate e non idonee alla navigazione anche con temperature rigide e mare mosso, esponendo i migranti a situazioni di pericolo di vita. Il costo umano resta elevato, nota dunque Frontex ricordando come secondo stime dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel solo mese di gennaio più di 450 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo, tre volte il dato di gennaio 2025. Secondo Refugees in Lybya, i migranti scomparsi in mare in quello stesso periodo infatti, dal 19 al 22 gennaio parlano di circa mille migranti scomparsi in mare in base agli allarmi di amici e conoscenti che non hanno più notizie dei loro cari.
Anche nel mese di gennaio, conferma Frontex, la rotta più attiva è stata quella del Mediterraneo orientale la rotta cioè che parte dalla Turchia e attraverso l’Egeo arriva alle isole greche con quasi 1.900 arrivi e circa un terzo degli ingressi irregolari totali nell’Ue, in calo comunque del 50% su base annua. Qui arrivano per lo più afghani, sudanesi ed eritrei. È la rotta utilizzata principalmente da migranti provenienti da Asia e Medio Oriente (Siria, Afghanistan, Iraq). Seguono le rotte del Mediterraneo Occidentale e del Mediterraneo Centrale, ciascuna con circa 1.200 arrivi. Mentre la seconda ha visto un forte calo (-67%), la prima ha registrato un balzo del +57%. Verso l’Italia sono partiti in maggioranza cittadini di Bangladesh, Algeria ed Egitto; per la Spagna Algeria, Marocco e Pakistan.
In forte decremento anche la rotta verso le Canarie, quella dell’Africa Occidentale, che ha visto 1.010 attraversamenti, una flessione del 79%. Qui prevalgono senegalesi, guineani e marocchini. La rotta migratoria più battuta in assoluto in gennaio è stata quella della Manica, che non è in entrata, ma in uscita dall’Ue: i rilevamenti di persone che tentavano di attraversare il confine verso il Regno Unito, che rimane una calamita per i migranti, sono diminuiti di circa il 10%, attestandosi a quasi 2.300. Su questa rotta prevalgono kuwaitiani, eritrei e indiani.
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