Le “sorelle d'Italia” sul podio. Ora però non si spengano i riflettori sullo sport rosa
Questi Giochi olimpici resteranno nella memoria collettiva, non solo italiana, per i successi e i gesti esemplari delle atlete azzurre. In primo piano ovviamente la classe e la longevità agonistica di “mamma” Francesca Lollobrigida che a 35 anni conquista due epici ori nel pattinaggio di velocità

Milano+Cortina (2026) uguale: la “città delle donne”. L’equazione ci sta tutta: questi Giochi olimpici resteranno nella memoria collettiva, non solo italiana, per i successi e i gesti esemplari delle atlete azzurre. In primo piano ovviamente la classe e la longevità agonistica di “mamma” Francesca Lollobrigida che a 35 anni conquista due epici ori nel pattinaggio di velocità. Fare la mamma e conciliare lo sport di alto livello, tornare da un parto ed essere più forti di prima ora si può. Questo è il messaggio che la pattinatrice italiana lancia a tutte le mamme-atlete del mondo. Un messaggio che corre veloce nella Rete, ma la corsa più rapida mamma Francesca l’ha compiuta alla fine della finale dei 3000 metri per arrivare ad abbracciare il suo bambino, Tommaso, che con gli occhi dell’innocenza ha assistito a due trionfi in un solo giorno: quello di una madre e quello della bicampionessa olimpica. Il loro abbraccio e il tricolore ad ammantarli come una coperta prima di dormire hanno commosso tutti. La “madonnina” delle Olimpiadi dunque rimarrà lei, la Lollobrigida, che a quei funzionari del Cio, che vietano anche di portare un “casco alla memoria” dei martirologio dello sport ucraino (vedi il caso dell’espulsione dello skeletonista e portabandiera dell’Ucraina Vladyslav Heraskevyč) adesso chiede: «Cambiamo la regola che vieta di portare sul podio olimpico i bambini». Anche perché chi arriva ultimo così come chi riesce a salire sul podio delle Olimpiadi lo fa sempre con la stessa passione che aveva da bambino. Basta andarsi a rivedere l’esultanza dopo la vittoria nella staffetta mista della coscritta della Lollobrigida, Arianna Fontana, la regina dello short track. Passione, tenacia e forza dirompente sono il sale sulla neve delle sciatrici Federica Brignone e Sofia Goggia, rispettivamente oro e bronzo, compagne di Nazionale ma per la pubblica ottusità ormai “nemiche storiche”.
Ma non è così che va la vita olimpica, dove tutte sono e resteranno per sempre le nostre “sorelle d’Italia”. È un trionfo pacifico e condiviso, specie in questo momento storico in cui la parità di genere non è più una parolina illusoria o una prospettiva utopica, ma un traguardo fortemente voluto e tagliato. Milano Cortina 2026 ha stabilito un record assoluto ancor prima della cerimonia d’apertura di San Siro: il 47% dei partecipanti sono donne. E un altro primato storico è quello dei 50 eventi femminili e i 12 misti che alzano l’asticella fino al 53,4% la presenza delle donne in tutte le gare. Certo, calato il sipario a cinque cerchi, il successo rischia di tornare ad essere semplicemente il participio passato di succedere. Quindi occorre tenere sempre i riflettori accesi, perché il Cio avverte: passate le due settimane olimpiche la copertura mediatica degli sport femminili è minima. Ma dopo questi Giochi, è giusto sperare in uno sport dove le donne andranno sempre al massimo.
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