“Seconda chance”, al via a Belluno le Olimpiadi in carcere
I campioni Scarpa e Truccolo nei penitenziari italiani per raccontare la loro esperienza e permettere ai detenuti di praticare sport con dei simulatori

«Portare lo sport, la canoa in particolare dentro al carcere, per pagaiare dietro le sbarre» È l’ultima follia di un visionario olimpico, qual è da sempre Daniele Scarpa. Il 62enne veneziano, oro olimpico ad Atlanta 1996 in coppia con Antonio Rossi (nel K2 1000 m) e argento con Beniamino Bonomi (nel K2 500 m), da anni con “Canoa Republic” è in prima linea sul fronte dell’inclusione sociale. E oggi, con sua moglie, la campionessa Sandra Truccolo, 2 ori e 2 argenti paralimpici, varcheranno la soglia della Casa Circondariale di Belluno in qualità di testimonial-portabandiera delle “Olimpiadi in carcere”, il progetto ideato dalla giornalista Giovanna Pastega, responsabile Triveneto di “Seconda Chance”. L’associazione non profit fondata nel 2022 dall’altra giornalista del TgLa7 Flavia Filippi, grazie a un protocollo di collaborazione stipulato con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in questo quadriennio è riuscita a ricollocare nel mondo del lavoro 750 tra detenuti, affidati ed ex detenuti, assunti dalle più importanti aziende italiane. Ma come dicevano i nostri avi, “Mens sana in corpore sano” e quindi dopo la realizzazione della “Città dello sport” nel carcere di Secondigliano e una miriade di iniziative in corso su scala nazionale, ecco il battesimo olimpico in carcere nella provincia e la regione dove si stanno tenendo i Giochi invernali. «Abbiamo scelto Daniele Scarpa e Sandra Truccolo perché rappresentano a pieno l’universo e lo spirito olimpico e paralimpico. Con dei documentari televisivi che ne tracciano la carriera sportiva, gli incidenti di percorso e il loro matrimonio, vogliamo raccontare la loro storia esemplare ai detenuti e lanciare il messaggio che anche dopo una caduta, nello sport, come nella vita, c’è sempre una seconda opportunità».
Ne è consapevole il gigante buono Scarpa, l’uomo che ha fatto sgolare in telecronaca l’aedo del canottaggio, Giampiero Galeazzi, che oggi nella Casa Circondariale di Belluno, grazie al patrocinio della Federcanottaggio (Fic) e della Federazione canoa e kayak (Fick), si presenterà con dei simulatori professionali che sono quelli che usano i campioni olimpici e paralimpici della canoa e del kayak per allenarsi. «L’obiettivo? Tenere il più possibile impegnate queste persone che stanno scontando la loro pena. Dargli una motivazione che allevi un po’ il senso di colpa e possa farli avanzare di un passo nel loro percorso di reinserimento sociale. Il cambiamento dello stile di vita parte dall’attività sportiva e dalla giusta educazione alimentare, specie dietro le sbarre», spiega Daniele Scarpa che lancia le sfide alle quali prenderanno parte detenuti e agenti di polizia penitenziaria.
Anche lo sport invernale sta per scendere in pista. «Il presidente della “Fondazione Cortina” Stefano Longo ha promesso che in futuro arriveranno in carcere dei simulatori per lo sci di fondo», dicono in coro Daniele e Sandra. Una coppia unica nella grande famiglia dello sport italiano, eppure nei giorni scorsi non hanno potuto sfilare insieme come tedofori di Milano Cortina 2026. «Ci tenevo a salutare la mia Venezia con la torcia in mano che avrei scambiato con Sandra spingendo la sua carrozzina. Quando mi hanno detto che potevo solo io, peraltro dopo interminabile iter on-line e con risposta arrivata alla fine di gennaio, ho rinunciato. Avrei dovuto portare la fiaccola in un calle strettissimo, per giunta con un ponte di mezzo dove la carrozzina di Sandra non sarebbe mai potuta accedere. Allora ho detto: arrivederci e grazie». Meglio le “Olimpiadi in carcere”. «Dopo Belluno - conclude Giovanna Pastega -, il 4 marzo saremo alla Casa Circondariale di Treviso e per il periodo delle Paralimpiadi siamo in attesa del permesso per entrare nelle carceri di Padova e Vicenza. Poi comincerà la “seconda fase” in cui, sponsor permettendo, doneremo i simulatori e organizzeremo dei corsi, con istruttori locali, aperti a detenuti e agenti di custodia penitenziaria». La fiamma olimpica si è accesa anche in carcere.
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