La violenza del branco contro Giacomo Bongiorni: com'è stato possibile l'orrore di Massa
L'uomo, 47 anni, ammazzato sotto gli occhi del figlio perché aveva detto di non lanciare bottiglie contro un negozio. Fermati due giovani e un minore. Il vescovo Vaccari: "Cosa stiamo diventando?". Martedì fiaccolata per la vittima

La violenza giovanile che esplode all’improvviso, senza un motivo valido. Come tante, troppe volte negli ultimi mesi. Solo che stavolta ci è scappato il morto. E ora siamo tutti a chiederci, nuovamente, perché. Servono però risposte urgenti di fronte a quello che è accaduto a Massa, dove una bravata si è trasformata in omicidio.
Per provare a comprendere tocca partire dall’inizio. Le 21.30 sono passate da poco, c’è un gruppo di ragazzi che ammazza la noia del sabato sera lanciando bottiglie di vetro contro la saracinesca di un negozio in piazza Palma. I pochi passanti girano al largo, vogliono evitare grane. Ma Giacomo Bongiorni, 47 anni, non si volta dall’altra parte. Sta passeggiando con la compagna e il figlio di 11 anni, e non gli va quello che vede. Perciò dice ai giovinastri di smetterla. Senza eccedere, con tono bonario. Ma il branco non accetta il richiamo e si scaglia su di lui. L’uomo cade e batte la testa. Ma secondo Sara Tognocchi, la compagna e futura sposa (le nozze erano previste per giugno) «non è vero che Giacomo è morto perché è caduto per terra dopo un cazzotto». Anzi, «è morto per le botte: ho continuato a chiedere aiuto, a dire che dovevano smetterla. Ma loro non hanno smesso. L’hanno pestato a morte», anche mentre era a terra. Una versione confermata dai carabinieri, che hanno acquisito le immagini delle telecamere. Ferito e portato in ospedale con fratture anche il cognato, che aveva provato a difendere Giacomo. «Cosa stiamo diventando? Cosa stiamo trasmettendo come adulti alle nuove generazioni? Queste domande non hanno una risposta facile» riflette il vescovo di Massa Carrara-Pontremoli Mario Vaccari.
Inevitabilmente, il primo pensiero va alla famiglia distrutta. «A quel bambino, al cognato che ha provato a difenderlo dico che sono loro vicino, per tutto quello che è possibile. Non ho ricette. Non voglio fare il “moralista” del giorno dopo, ma non riesco a trattare quello che è successo come una notizia tra le altre, da scorrere sullo smartphone e da dimenticare presto». Vaccari evidenzia come sia stata «impressionante la sproporzione della reazione e la velocità con cui si è arrivati a tutto ciò. Rispetto poi a quei ragazzi, così giovani, nessuno di loro, evidentemente, si è fermato un secondo a pensare alle conseguenze».
Le ricerche sono scattate subito, e i carabinieri ci hanno messo poco a rintracciare Ionut Alexandru Miron di 23 anni e Eduard Alin Carutasu di 19 anni, entrambi rumeni, fuggiti dopo l’agguato. L’accusa è pesantissima: omicidio volontario in concorso, aggravato da futili motivi. Poche ore più tardi è stato fermato anche un minorenne, altri due sono indagati: la loro posizione è al vaglio degli investigatori.
Bongiorni, nato a Viareggio ma cresciuto a Massa, viveva nella zona di Mirteto e lavorava presso la “Tecnoservice impianti Massa”. Oltre alla compagna e al figlio lascia anche una figlia di 18 anni. Nella piazza, proprio dove si è consumata la tragedia, è stato posto un grande mazzo di fiori bianchi. «A nome della città esprimo profondo dolore e grande sconcerto per questo episodio di violenza inaudita, aggravata da motivi futili, che ha scosso l’intera comunità» ha sottolineato il sindaco Francesco Persiani, annunciando che proclamerà il lutto cittadino. Martedì sera, di intesa con il vescovo, tra le vie del centro si svolgerà una fiaccolata per riflettere su quanto accaduto. Una necessità sottolineata anche da Sara Vatteroni, vicedirettrice dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Massa Carrara (e responsabile regionale): «Occorre un confronto che coinvolga anche la comunità rumena, che conta 3.800 persone. Servirebbe per fare il punto sul disagio delle seconde generazioni, che tocca anche il nostro territorio come altre parti d’Italia». I migranti venuti da Est si inseriscono in un contesto provinciale depresso, con un declino industriale iniziato negli anni ’70. Resistono il settore del marmo e la cantieristica, che però «portano tante risorse a pochi», rimarca Vatteroni. Con conseguenze sociali pesanti, soprattutto per i giovani: «C’è un alto tasso di dispersione scolastica e quindi un basso livello di istruzione. Non esistono molte prospettive per i ragazzi, italiani o stranieri che siano: mancano i luoghi di incontro. Senza contare che si è sempre investito poco nell’accoglienza. E anche per noi è difficile intercettare forme di disagio che poi, in casi estremi, portano a esplosioni di violenza che purtroppo proviene in primis dal mondo adulto».
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