Meloni ha incontrato Zelensky a Roma e si è detta interessata alla produzione di droni
di Matteo Marcelli, Roma
La premier al presidente ucraino: se siamo divisi facciamo un favore alla Russia di Putin. L'annuncio di una collaborazione con Kiev sugli strumenti di monitoraggio e difesa militare

La nuova picconata di Donald Trump non può fare più danni di quelli preventivati dopo lo scontro sul Papa. E comunque Giorgia Meloni non ha intenzione di farsi risucchiare dal vortice emozionale su cui Washington ha impostato la sua comunicazione. Se il ponte sull’Atlantico scricchiola, Roma può benissimo riposizionarsi e la bussola di Palazzo Chigi punta su Bruxelles. L’arrivo di Zelensky a Roma capita a proposito. La premier lo conferma nella conferenza stampa seguita al bilaterale (senza domande). E gli alleati più riottosi o filo putiniani non possono che adeguarsi. Ovviamente nessuno immagina che la crisi con Washinton duri in eterno. Antonio Tajani e diversi esponenti di maggioranza lo fanno capire. Ma il dado è tratto e non ci si può rimangiare le reprimende (peraltro sacrosante) contro le intemperanze del presidente americano.
Dunque, pazienza se Trump senta l’esigenza di spiegare che con Meloni «non c’è più lo stesso rapporto», e di minacciare ricordando che «l’Italia riceve molto petrolio attraverso lo stretto di Hormuz». Perché l’alleanza dell’Italia – è il non detto della premier – è con gli Stati Uniti non con Trump. Per dirla con Tajani, con Washington «non c’è una crisi», piuttosto «divergenze di opinioni», i rapporti trai i due Paesi «sono storici» e restano saldi. E poi, «essere amici significa essere leali e dire ciò che si pensa anche quando non si è d'accordo». Un concetto ribadito anche dall’altro vicepremier, Matteo Salvini, in modo più spiccio ma efficace: «Se Trump attacca il Papa sbaglia, se attacca il Governo italiano sbaglia», ma «non è qualche caduta di stile a mettere in discussione i rapporti con gli Stati Uniti».
Di Usa hanno parlato anche Meloni e Zelensky. In particolare, spiega Zelensky, di «diplomazia della comunicazione con la parte americana», che evidentemente è per tutti un esercizio complicato. Ma la novità dell’incontro di ieri è l’annuncio di una collaborazione tra Roma e Kiev per la produzione di droni. Dopodiché, la posizione italiana non cambia: una Ue spaccata «sarebbe un regalo a Mosca», afferma la premier. Dunque avanti con le sanzioni: «L'Italia continuerà a promuovere la pressione economica sulla Federazione, che continua a non mostrare segnali concreti nel percorso negoziale e insiste negli attacchi contro i civili». In questo senso il ventesimo pacchetto di misure contro il Cremlino che l'Ue si appresta ad adottare rappresenta «un passaggio importante per ridurre ulteriormente le entrate che alimentano la macchina bellica russa», prosegue la premier. E al contempo non mancherà l’impegno di Roma per «garantire l'erogazione del sostegno finanziario deciso dal Consiglio europeo», perché «un'eventuale crisi di Kiev produrrebbe danni incalcolabili per l'intera Europa». Ovviamente l’occasione è adatta a ricordare, «con un pizzico di orgoglio», gli aiuti italiani alla popolazione ucraina.
Da parte sua, Zelensky ringrazia «Giorgia», accetta di buon grado la proposta di collaborazione sui droni e aggiunge quella per la produzione di sistemi antiaerei («per noi sono vitali»). Ma il presidente ucraino vuole fare la sua parte anche per il Medio Oriente e la guerra Iran: «L’Europa deve coordinarsi per proteggere i suoi interessi», spiega, sapendo che il passaggio può rivelarsi utile anche per le aspirazioni di adesione all’Ue. Meloni le sostiene, specie in un momento in cui «l'instabilità sta diventando la nostra nuova normalità» e in «uno scenario che disorienta», continua la premier, «l'amicizia fra popoli fratelli, che si sono dati una mano nei momenti più difficili della propria storia, fa la differenza».
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